Fondi comuni in crescita e secondo pilastro al rilancio fotografano un Paese più consapevole, ma ancora chiamato a colmare il divario intenzioni, conoscenza e scelte di lungo periodo. Tutte le evidenze delle ultime ricerche Assogestioni
Più pragmatismo in portafoglio
Che cosa significa, oggi, investire nel futuro? La domanda attraversa questo nuovo numero di FocusRisparmio e tiene insieme temi solo in apparenza distanti. La risposta passa da una parola chiave: pragmatismo. Nelle scelte dei risparmiatori, nei portafogli, nelle riforme e nella lettura di mercati sempre più difficili da ricondurre a schemi semplici.
Il punto di partenza è il risparmio degli italiani. Un patrimonio ancora ampio, spesso prudente, ma sempre più chiamato a confrontarsi con un passaggio decisivo: diventare investimento consapevole, pianificazione e costruzione di sicurezza finanziaria nel lungo periodo. È una trasformazione culturale prima ancora che tecnica. E riguarda tanto le famiglie quanto l’industria del gestito, chiamata a fornire strumenti, competenze e fiducia.
Lo racconta bene l’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni, a cui è dedicato uno degli approfondimenti di apertura. A fine 2025 gli italiani che investono in fondi comuni hanno raggiunto quota 12,4 milioni, rispetto agli 11,6 milioni dell’anno precedente, mentre il patrimonio investito è salito a 679 miliardi di euro. È una fotografia rilevante per la dimensione raggiunta e per ciò che rivela sulla trasformazione della platea: donne, Millennials e Gen Z guadagnano spazio, mentre la diffusione dei piani di accumulo segnala un’evoluzione verso logiche più graduali, disciplinate e coerenti con il lungo termine.
La stessa esigenza di guardare avanti è al centro del 7° Rapporto Assogestioni-Censis, che fotografa un Paese consapevole che la pensione pubblica non potrà più bastare, ma ancora frenato da scarsa conoscenza, informazioni poco chiare e rinvio della decisione di aderire alla previdenza complementare. L’entrata in vigore della riforma contenuta nella Legge di Bilancio 2026 rappresenta dunque un’occasione per avvicinare più lavoratori al secondo pilastro, ma anche una prova di fiducia per l’intero sistema.
Entrando più nello specifico della costruzione di portafoglio, il Dossier di questo numero approfondisce uno dei trend più potenti dell’asset management: l’ascesa degli ETF. Un’industria globale prossima alla soglia dei 22.000 miliardi di dollari non è più soltanto un fenomeno di prodotto o di costo. Gli ETF sono diventati infrastruttura di portafoglio, strumento di accesso a rotazioni geografiche e settoriali e, sempre più, non solo building block ma modalità di accesso efficiente a strategie a gestione attiva.
Se cambia la grammatica degli strumenti, cambia anche la mappa delle allocazioni. La sezione Mercati completa il quadro guardando a un mondo che continua a ricalibrarsi. Europa e mercati emergenti recuperano centralità nelle nuove geografie degli investimenti, mentre la sostenibilità si misura sempre più con la necessità concreta di finanziare transizione energetica e adattamento climatico. Quando l’unica costante è il cambiamento, cercare un’allocazione perfetta diventa un esercizio sempre meno realistico. L’obiettivo è costruire portafogli più consapevoli, più diversificati e meglio attrezzati per attraversare scenari instabili. Investire nel futuro significa soprattutto questo: dare metodo, direzione e
responsabilità al risparmio.
Davide Mosca
