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Sei ragazzi italiani su dieci sono certi che i risparmi non basteranno, ma appena il 20% si è affidato a un secondo pilastro. E nel resto del mondo il quadro non cambia. Marchetti (Fineco): “Scuola, digital e consulenti per cambiare le cose”
Dall’Italia alla Gran Bretagna, dalla Germania agli USA: la sfiducia dei giovani verso il proprio sistema pensionistico non conosce confini. Tanto che si parala di “Generazione NERD” (dove nerd sta per ‘Never Ever Retiring Demographic’) proprio per indicare questa fascia di popolazione convinta che non avrà mai un assegno pubblico una volta a riposo. Nel nostro Paese il timore è particolarmente marcato, con sei ragazzi su dieci sicuri che i loro risparmi non basteranno per sopravvivere, e si somma a una scarsa copertura: appena il 20,8% degli under 35 ha infatti una forma di previdenza complementare. Secondo gli esperti, alla radice c’è un basso livello di educazione finanziaria e per questo, come sottolinea Valerio Marchetti, ambassador di Fineco, c’è estremo bisogno di “strumenti nuovi, capaci di parlare il linguaggio delle nuove generazioni”.
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Il quadro internazionale
L’analisi mette in fila le principali rilevazioni nazionali. Stando al Pensions Policy Institute britannico, il 46% della Gen Z inglese è convinto che la pensione non esisterà più al momento del proprio ritiro. In Germania, secondo Presse Portal, il 51% dei giovani tedeschi non crede che accederà a un assegno statale. Negli Stati Uniti, il 2026 Planning & Progress Study rivela che il 42% dei ragazzi americani è sicuro di non arrivare pronto finanziariamente per la vita post lavorativa.
Il caso Italia
L’Italia è tra i Paesi più pessimisti. Dalla ‘Global Gen Z and Millennial Survey’ di Deloitte emerge che la paura di non arrivare alla pensione con un tenore di vita adeguato riguarda una quota di giovani superiore di circa 20 punti percentuali rispetto alla media globale. Circa sei su dieci dichiarano di vivere stipendio dopo stipendio e temono di non raggiungere l’età del ritiro dal lavoro con un benessere economico soddisfacente.
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Niente pensione di scorta per 4 giovani su 5
Il dato più allarmante arriva però dall’ultima relazione annuale della Covip: tra gli under 35 la percentuale di iscritti a una forma pensionistica complementare si ferma al 20,8%. Significa che 4 ragazzi su 5 sono completamente sprovvisti di un secondo pilastro. Il Governo sta lavorando a misure per ampliare la platea dei giovani aderenti alla previdenza integrativa, ma per Marchetti non basta. “L’adesione alla previdenza complementare è un passo utile, ma rischia di restare un gesto passivo se non è accompagnato da un aumento del livello di educazione finanziaria”, spiega. In sostanza, chiarisce, iscrivere per legge un neoassunto a un fondo pensione non lo rende capace di valutare un comparto di investimento, di leggere un rendiconto o di capire perché conviene iniziare a versare a vent’anni e non a quaranta. “Se non colmiamo questo divario, rischiamo che milioni di giovani si trovino a sessant’anni senza aver mai davvero costruito un secondo pilastro previdenziale”, avverte.
Il nodo dell’educazione finanziaria
Il nodo vero, insomma, sta nella mancanza di una formazione adeguata in materia finanziaria. E non riguarda solo l’Italia. L’indagine 2026 di People’s Pension sulla Gen Z britannica tra i 18 e i 27 anni mostra che il 47% non si occupa attivamente della propria pensione e che uno su otto ha già smesso di risparmiare, convinto di dover lavorare per sempre. Il 36% attribuisce questa disaffezione a una comunicazione finanziaria inefficace, fatta di gergo tecnico e messaggi allarmistici. Non solo. Il 70% dei Gen Z ammette che avrebbe risparmiato se avesse saputo che iniziare a versare a vent’anni, piuttosto che a trenta, avrebbe potuto teoricamente raddoppiare il capitale a fine carriera. Secondo il Financial Literacy Report 2026 solo il 12% di questa fascia di popolazione ha un punteggio elevato in termini di alfabetizzazione finanziaria, rispetto al 22% dei Baby Boomer.
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La ricetta: scuola, digitale e consulenti
Per Marchetti, la ragione principale che alimenta l’ansia da pensione è correlata proprio alla mancanza di un’adeguata educazione finanziaria dei giovani. “Servono strumenti nuovi adatti ai tempi moderni e capaci di parlare il linguaggio delle nuove generazioni”, afferma, proponendo l’introduzione nei percorsi scolastici di un’ora obbligatoria di educazione finanziaria, “che deve diventare una materia a sé stante”, ma anche la diffusione di podcast, contenuti social e format brevi pensati per chi si informa su smartphone e sempre più spesso chiede consigli finanziari a un chatbot. In questo contesto, secondo l’esperto, il compito dei consulenti finanziari è affiancare le nuove generazioni fin dai primi risparmi, aiutandole a trasformare la paura legata agli anni della pensione in una pianificazione consapevole, che inizi il prima possibile. “Sta a noi ascoltare la persona che abbiamo davanti, rispettando le sue esigenze e i suoi valori, per costruire insieme un percorso che tenga conto degli obiettivi di vita”, conclude.
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