Nel mese di ottobre, il carovita accelera al +0,4% sui trenta giorni e al 3,6% annuo. Centrate le attese degli analisti, mentre il dato sulla componente di fondo cala. Per gli esperti di Ebury, la strada a un nuovo taglio è spianata. Ma da Moneyfarm frenano: “Prezzi ancora troppo alti”
La morsa dell’inflazione non smette di attanagliare i cittadini di Sua Maestà. Nel mese di ottobre, il carovita del Regno Unito ha infatti ripreso slancio nonostante le misure messe in atto per contenerlo. Lo rileva dall’Office for National Statistics (ONS), l’ente nazionale di statistica del Paese, che certifica come l’indice dei prezzi al consumo sia cresciuto dello 0,4% su base mensile dopo essersi mantenuto invariato per tutto il mese precedente. Un dato in linea con le attese degli analisti ma sul quale gli asset manager tra chi crede avvicini il taglio della Bank of England e chi invece lo ritiene ininfluente.
Stando ai dati appena pubblicati dall’ONS, più variegati sono stati invece i risultati tendenziali. I prezzi al consumo sono infatti aumentati del 3,6% su base annua, in leggero rialzo rispetto al +3,5% stimato dal consensus ma in calo dal +3,8% della passata rilevazione. In raffreddamento anche la componente core, quella più monitorata dalle banche centrali perché scevra di beni particolarmente volatili come energia e alimenti, che ha rallentato la crescita al 3,4% tendenziale dal 3,5% della precedente lettura. La variazione a un anno dell’inflazione di fondo si attesta invece al 3,4%, uguale a quanto atteso dal mercato e in riduzione dal +3,5% di settembre. I rincari relativi ai servizi sono infine diminuiti al +4,5%, meno della cifra preventivata dalla stessa BoE nelle sue più recenti stime.
Gestori divisi sui prezzi
Per i gestori, il dato di ottobre si presta a letture multiple. “Sembrerebbe che l’inflazione nel Regno Unito abbia effettivamente raggiunto il picco a settembre”, affermano ad esempio gli analisti di Ebury, convinti che un ulteriore raffreddamento appare una scommessa sicura. “L’elevato livello raggiunto dal costo del denaro insieme all’indebolimento del mercato occupazionale e a una domanda interna più debole dovrebbero mantenere sotto controllo le pressioni sui prezzi nei prossimi mesi”, spiegano. Non solo. Gli esperti della società sono convinti che i dati dell’Ons potrebbero perfino fungere da catalizzatore per un taglio da parte della BoE, come dimostra l’80% di probabilità ora assegnata a questa ipotesi dal mercato dei derivati sui tassi. Il tutto senza contare la spinta ulteriore che promette di provenire alla banca centrale dalla manovra d’autunno del governo Starmer, alla quale i ricercatori associano un carico aggiuntivo di tasse e misure poco favorevoli alla crescita.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Di opinione opposta Richard Flax, chief investment Officer di Moneyfarm, secondo cui ci sono segnali di attenuazione della spinta inflazionistica ma prezzi continueranno comunque a mantenersi su livelli elevati e alimenteranno le aspettative che il Comitato di Politica Monetaria dell’istituto lasci i tassi d’interesse invariati nella riunione del 6 novembre. “Con un carovita complessivo quasi doppio rispetto al target del governatore Andrew Bailey”, spiega il manager, “qualsiasi ipotesi di allentamento della politica monetaria rimane al momento prematura”.
A luglio l’indice dei prezzi è salito al 2,9%, oltre le attese. Per i gestori sarà cruciale il dato di agosto, ma vista la solida crescita dell’Eurozona, un ritocco “precauzionale” dopo l’estate è quasi certo
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