Per il governatore di Bankitalia, la deflazione è a buon punto ma restano dubbi su salari e prezzi dei servizi. Un buon motivo per calibrare le prossime tappe dell’allentamento monetario con cautela. Tra i rischi maggiori, anche l’incertezza post elezioni e gli errori di comunicazione
“Rimanere prudenti e non precludersi adeguamenti della politica monetaria in risposta a eventuali shock”. Anche ora che la BCE si è decisa ad attuare il primo taglio dei tassi in quasi due anni, Fabio Panetta non smette di lanciare appelli alla cautela. L’ultimo in ordine tempo è arrivato il 26 giugno dalla conferenza di politica monetaria della banca centrale finlandese, dove il governatore di Bankitalia ha messo in guardia sulla fragilità dell’economia di Eurolandia e sui rischi legati a un’inflazione dei servizi che appare ben più persistente del previsto. Un quadro su quale si innesta anche l’incertezza derivante dal più grande anno elettorale di sempre.
La disinflazione è iniziata. Ma attenzione su taglio dei tassi
Fabio Panetta, presidente di Bankitalia
“Il processo di disinflazione è ormai ben avviato”, ha spiegato il numero uno di Palazzo Koch, ricordando come il carovita sia sceso dal picco del 10,6% di ottobre 2022 al 2,6% dell’ultima rilevazione e lo abbia fatto “a una velocità senza precedenti”. Tuttavia, ha fatto notare, “l’inflazione non è ancora tornata al livello target e c’è chi vede le dinamiche dei prezzi nel settore dei servizi o nel mercato del lavoro come possibili ostacoli per l’ultimo miglio”. A tal proposito, secondo il banchiere centrale, “dovremmo certamente rimanere vigili sugli sviluppi in questi settori ma uno sguardo più attento ai dati suggerisce che potrebbe bastare rimanere pazienti e continuare l’attività di monitoraggio”. Quanto alle scelte di politica monetaria, la linea di Panetta è la stessa: “Serve continuare a ridurrei tassi di interesse ufficiali per completare in uno scenario che vede le nostre aspettative trovare conferma ma dobbiamo anche essere prudenti e disposti ad adeguare le mosse in risposta agli shock che potrebbero creare rischi al rialzo o al ribasso per le prospettive attuali”. Parole che fanno da preludio alla conferma dell’importanza di conservare l’approccio data driven già adottato da Christine Lagarde: “Nel calibrare la normalizzazione dovremmo tener conto delle informazioni sulle prospettive macro”.
L’importanza della comunicazione
Secondo Panetta, un altro elemento fondamentale per affrontare i prossimi mesi è quello della corretta comunicazione. “Ora che i prezzi sono in discesa e molte delle questioni discusse così vigorosamente negli ultimi mesi rischiano di diventare meno importanti, dovremmo anche essere cauti nelle nostre dichiarazioni”, ha detto. Il monito, dunque, è a evitare indicazioni prospettiche casuali che possano derivare da previsioni implicite o esplicite sui tempi e sulla sequenza delle future sforbiciate. “Una comunicazione irregolare”, è stata infatti la precisazione del governatore, “distrarrebbe l’attenzione dal fattore determinante delle nostre decisioni di politica monetaria, vale a dire la nostra funzione di reazione”. Il banchiere centrale ha quindi ribadito che “la politica monetaria richiede una gestione dei rischi” e non solo degli scenari base, specie quando le minacce politiche e geopolitiche sono ai livelli attuali.
Tra i principali rischi che, secondo Panetta, l’Eurozona potrebbe affrontare nel medio periodo ci sono proprio la geopolitica e l’aumento dell’incertezza politica all’interno dei singoli Paesi. Alcune delle principali economie mondiali hanno eletto o eleggeranno i propri leader nel 2024 e un simile ricambio si traduce fisiologicamente in volatilità”, ha dichiarato, soffermandosi su tutte le conseguenze che essa produce sui mercati finanziari. “Può innescare deflussi di capitali e svalutazioni valutarie ma anche creare pressioni al rialzo sui prezzi”, ha detto, “così come è in grado di scuotere la fiducia e indebolire la domanda o addirittura invertire la fragile ripresa che abbiamo visto finora”. In breve, è stata la sua constatazione, “sappiamo di non sapere”. A fronte di ciò, secondo lui, le banche centrali dovrebbero essere pronte ad affrontare ogni conseguenza. Condizione che implica la disponibilità a “utilizzare l’intera gamma di strumenti a disposizione per adeguare la posizione monetaria e proteggere il meccanismo di trasmissione della stessa”.
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