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L’Outlook Advant: secondo l’84% l’Area è stabile e affidabile. E per il 66% è la prima meta di sviluppo estero. Cruciali la semplificazione regolamentare e i progressi sul fronte dell’AI e della cybersecurity
Nonostante le tensioni geopolitiche e le incertezze economiche, per le imprese internazionali l’Europa è il place to be. A dirlo sono i responsabili degli affari legali delle aziende USA e UE, secondo cui la regione si conferma affidabile e resiliente ed è quindi sempre più centrale nelle strategie di investimento che cercano certezze di fronte alle turbolenze globali. Cruciali saranno però la riduzione della complessità regolamentare e una maggiore armonizzazione delle norme, così come i progressi sul fronte dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica. È quanto emerge dall’Europe’s Opportunity Outlook, il nuovo report di Advant, l’associazione europea di studi legali.
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Otto aziende su dieci pronte a investire
La survey ha coinvolto oltre 800 general counsel in Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, operanti in aziende con un fatturato annuo superiore a cento milioni di dollari, e mostra come oltre otto su dieci (82%) siano convinti che l’Area possa essere favorita dall’ingresso di nuovi investimenti internazionali. Per il 66%, inoltre, l’Europa è la prima meta di sviluppo estero: l’83% prevede di consolidarsi nei mercati continentali già presidiati e una percentuale analoga (82%) conta di ampliare il bacino di presenza a nuovi Paesi europei nei prossimi tre-cinque anni. Una view condivisa anche dai responsabili degli affari legali italiani, con il 69% che vede il Vecchio Continente pronto a beneficiare di opportunità di crescita di matrice globale. La regione nel suo complesso viene quindi ritenuta un importante bacino di nuove opportunità per tutte quelle aziende che prevedono di avviare programmi di internazionalizzazione nel suo mercato e nei suoi Paesi-chiave, come il nostro.
La stabilità come vantaggio competitivo
In generale, emerge poi un’elevata fiducia nell’Europa: l’84% dei general counsel definisce infatti il contesto stabile e affidabile. Gli statunitensi, in particolare, si mostrano ancora più ottimisti rispetto ai colleghi europei: l’87% ritiene che il Vecchio Continente beneficerà dell’espansione globale delle imprese, contro il 71% dei francesi, il 76% dei teschi e il 69% degli italiani.
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Parola d’ordine: semplificare
Ovviamente le criticità non mancano, a partire dalla necessità di proseguire con decisione nel percorso di semplificazione e armonizzazione normativa. Questo è infatti per i general counsel il principale ambito di intervento per rafforzare la competitività UE e favorire gli investimenti. Tanto che uno su cinque (20%) individua nella semplificazione e in una maggiore uniformità regolamentare le priorità di riforma più urgente, seguite da incentivi fiscali più incisivi (16%) e da un maggiore supporto all’innovazione (15%). Sebbene il quadro giuridico e regolamentare europeo sia complessivamente valutato come affidabile e stabile, emerge però la percezione di una relativa debolezza in termini di capacità di stimolare l’innovazione e il fare impresa. Su questo tema sono proprio gli italiani ad essere i più soddisfatti, mostrando una valutazione più positiva sull’apertura del sistema legale europeo all’innovazione rispetto agli altri (il 39%, contro il 33% della Germania e il 31% della Francia). Si conferma, inoltre, una forte convinzione sul ruolo guida dell’Europa in ambito ESG: l’85% dei rispondenti ritiene che l’UE continuerà a essere leader globale nella regolamentazione della sostenibilità.
“L’UE ha fissato obiettivi chiari per stimolare la competitività e la prosperità futura, semplificando la regolamentazione e allineando le politiche dell’Unione e nazionali, ma resta da vedere se queste azioni saranno effettivamente sufficienti e rapide”, sottolinea Guido Fauda, partner di Advant Nctm e membro dello Steering Group di Advant per l’Italia. Per l’esperto esiste infatti il rischio reale che volume e complessità della normativa possano svantaggiare le imprese operanti in Europa rispetto a giurisdizioni con regole meno onerose.
Accelerare su AI e cybersecurity
L’intelligenza artificiale e la cybersecurity emergono poi come temi centrali sia sul piano regolamentare sia su quello operativo. Il 41% indica l’AI come un’area che richiede un intervento normativo urgente, anche alla luce del ritardo strutturale dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina, mentre il 38% segnala la cybersecurity, in un contesto in cui il continente è ampiamente considerato un obiettivo primario della criminalità informatica. Parallelamente, il 42% considera questi ambiti tra i principali rischi interni per i team legali, chiamati a garantire compliance e gestione del rischio in un contesto tecnologico in rapida evoluzione. In questo quadro, tuttavia, i gli italiani mostrano un orientamento più positivo verso l’innovazione e l’intelligenza artificiale, percepita solo dal 38% come una possibile minaccia al lavoro quotidiano.
General counsel in prima linea
Il report evidenzia infine l’evoluzione del ruolo dei responsabili degli affari legali, sempre più coinvolti nelle decisioni strategiche delle imprese. Il 72% afferma, infatti, di supportare regolarmente il management nelle valutazioni dei rischi geopolitici, confermando un ampliamento delle responsabilità oltre la tradizionale funzione legale. In questo scenario, l’innovazione tecnologica diventa anche un fattore distintivo nella scelta dei consulenti legali esterni di supporto: il 36% afferma che l’uso della tecnologia, inclusa l’AI, incide in modo significativo sulla selezione degli advisor esterni, una percentuale che sale al 40% per gli italiani.
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