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L’ultimo report di Goldman Sachs evidenzia investimenti nell’intelligenza artificiale in forte accelerazione ma anche una crescente dispersione tra vincitori e perdenti. Intanto valutazioni e flussi di cassa diventano il nuovo test per i mercati azionari
L’intelligenza artificiale resterà il principale driver dei mercati azionari statunitensi. Ma il cosiddetto AI trade sta entrando in una fase più complessa e selettiva, caratterizzata sia da investimenti record sia da maggiore volatilità e timori crescenti di una disruption settoriale. È quanto emerge dall’ultimo report di Goldman Sachs sulla strategia da adottare per il mercato azionario USA, nel quale la banca americana analizza l’evoluzione delle diverse fasi del ciclo tecnologico e le implicazioni per gli investitori. Con un messaggio di fondo: serve cautela.
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Capex AI in forte accelerazione
Il dato più rilevante riguarda l’esplosione degli investimenti infrastrutturali legati all’IA. Le stime di consenso indicano che la spesa in conto capitale dei grandi hyperscaler tecnologici raggiungerà 667 miliardi di dollari nel 2026, in aumento di 127 miliardi rispetto alle previsioni precedenti e pari a una crescita del 62% su base annua, segnalando come la corsa a questa tecnologia stia vivendo un’accelerazione senza precedenti. Non solo: il report mostra infatti che il capex dei leader di settore è ormai destinato a superare il 90% dei flussi di cassa, livello superiore persino a quello osservato durante il boom delle dot-com. D’altra parte, però, gli analisti si attendono anche un picco nel ritmo di crescita dei capitali impiegati entro fine 2026 e quindi un punto di svolta per le valutazioni di mercato in prossimità di quella data.
Crescente dispersione tra i titoli tecnologici
L’evoluzione del trade sta già producendo forti differenze tra segmenti tecnologici. Nel corso dell’anno i titoli legati alla memoria hanno registrato un rialzo medio del 55%, mentre le azioni del segmento software sono scese di circa il 24% in conseguenza dei crescenti timori per una disruption. Anche negli ultimi mesi la pressione è rimasta evidente: un paniere di società appartenente a questa categoria ha perso circa il 23% in sei settimane, nonostante utili nel breve periodo ancora solidi. Si tratta di una dinamica, viene spiegato nel documento, che riflette il passaggio dalla fase infrastrutturale dell’IA a una in cui il mercato inizia a valutare chi subirà l’impatto competitivo della nuova tecnologia.
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Valutazioni sotto pressione e flussi di cassa in calo
Per Goldman Sachs, un altro elemento centrale riguarda la sostenibilità finanziaria degli investimenti. Gli hyperscaler presentano oggi un multiplo P/E forward intorno a 24x, collocato nel quattordicesimo percentile storico degli ultimi dieci anni, e un free cash flow yield pari all’1%, minimo storico e nettamente inferiore al 4% del resto dello S&P500. Parallelamente, la conversione dei flussi di cassa è diminuita sensibilmente rispetto al mercato più ampio e ha segnalato come l’intensità degli investimenti stia comprimendo temporaneamente la generazione di liquidità. Per gli investitori, sostiene quindi la banca d’affari USA, questo significa che il mercato richiederà sempre più prove concrete della redditività futura dell’IA. Nonostante le aspettative elevate, poche aziende hanno infatti finora quantificato in modo preciso i benefici economici derivanti dall’intelligenza artificiale. Il report evidenzia che solo una quota limitata di società ha fornito indicazioni numeriche sui guadagni di produttività, anche se il numero dovrebbe aumentare nel corso del 2026. La vera sfida sarà dunque trasformare i miglioramenti operativi in utili sostenibili, evitando che i benefici vengano assorbiti da prezzi più bassi o salari più elevati.
Verso una nuova fase dell’AI trade
Secondo gli strategist, l’allargamento dell’AI trade verso il livello applicativo creerà risultati sempre più idiosincratici tra le aziende. Il mercato sta già premiando imprese con maggiore intensità di asset fisici, considerate più protette dalla concorrenza, e settori meno esposti all’automazione del lavoro mentre le industrie ad alta intensità di lavoro cognitivo restano più vulnerabili ai timori di sostituzione tecnologica. Il report individua infine tre fattori che potrebbero segnare una nuova fase per il settore: un’accelerazione dei ricavi legati all’IA che dimostri il ritorno sugli investimenti, un rallentamento della crescita del capex con conseguente recupero dei flussi di cassa e un cambiamento del contesto macroeconomico con attenuazione delle spinte cicliche nella seconda metà del 2026. Nel complesso, l’analisi descrive dunque un mercato ancora dominato dall’entusiasmo ma sempre meno guidato da un rialzo uniforme. Con impegni di capitale ai massimi storici e valutazioni sotto osservazione, la prossima fase del ciclo sarà probabilmente definita meno dall’espansione del tema e più dalla capacità delle singole aziende di dimostrarne la redditività concreta.
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