Mercati e capitali entrano in una nuova fase. Tra tassi, AI, infrastrutture e oro, la boutique di wealth management presenta la sua view per il nuovo anno e ridisegna la mappa degli investimenti globali
Alexandre Drabowicz, Global Chief Investment Officer di Indosuez Wealth Management (a destra) e Andrea Germani, Head of Markets & Investment Solutions di Indosuez Wealth Management in Italia (a sinistra)
Non sarà un anno qualunque per i mercati finanziari. Dopo una sequenza ininterrotta di choc (inflazione, guerre, strette monetarie e improvvise svolte geopolitiche) l’economia globale sembra aver imboccato una fase diversa: meno emergenziale, più strutturale. È il momento in cui le decisioni contano più delle reazioni, e la selezione torna a essere la vera variabile competitiva per gli investitori. È questo lo scenario che Alexandre Drabowicz, global chief investment officer di Indosuez Wealth Management, sintetizza con un’espressione chiave: la grande ricalibrazione. “Dopo anni in cui il mondo è cambiato più velocemente di quanto fosse possibile prevedere, il 2026 rappresenta un punto di assestamento”, spiega negli uffici milanesi della boutique di wealth management, insieme al responsabile per l’Italia, Bonaventura Canino, presentando alla stampa la view sul nuovo anno. “Non significa stabilità assoluta, ma un ritorno a logiche più leggibili, dove politica monetaria, crescita e investimenti tornano ad allinearsi”. Il riferimento al passato resta sullo sfondo. Le previsioni formulate dodici mesi fa hanno in larga parte retto, ma il valore oggi sta nella capacità di reinterpretare il quadro. “Essere trasparenti significa anche riconoscere dove avevamo ragione e dove abbiamo dovuto correggere la rotta”, osserva l’esperto. Una lezione che diventa centrale in un anno in cui l’orizzonte degli investitori si allunga nuovamente.
Il quadro macroeconomico delineato da Indosuez resta costruttivo. Gli Stati Uniti continuano a sorprendere per resilienza, sostenuti da consumi solidi e da una crescita che, ancora una volta, rischia di chiudere l’anno sopra le attese iniziali. “Siamo al terzo anno consecutivo in cui la crescita americana supera le previsioni di inizio anno”, sottolinea Drabowicz. L’inflazione, pur in rallentamento, non tornerà rapidamente ai livelli pre-pandemici. Ma è sufficiente, secondo Indosuez, per consentire alla Federal Reserve ulteriori interventi di allentamento monetario. Anche in Europa il dibattito resta aperto: “Contrariamente a quanto suggerito da alcune comunicazioni ufficiali, riteniamo che la BCE abbia ancora margine per tagliare i tassi”, afferma il cio, citando il raffreddamento dell’inflazione, in particolare in Germania e Francia. La ricalibrazione riguarda anche la politica fiscale. La Germania, a lungo simbolo dell’ortodossia di bilancio, ha avviato una svolta espansiva, con massicci investimenti in infrastrutture e difesa. Gli Stati Uniti, al contrario, cercano di contenere il deficit, anche attraverso leve commerciali e tariffarie. “Queste dinamiche ridisegnano gli equilibri tra aree economiche e avranno effetti di lungo periodo sui mercati”, dice Drabowicz.
Oltre il rumore della bolla
Uno dei pilastri è l’onda di investimenti che attraversa l’economia globale. Infrastrutture, difesa e intelligenza artificiale non sono letti come temi ciclici, ma come driver strutturali di crescita. Negli Stati Uniti, gli impegni di investimento annunciati da governi esteri e grandi gruppi industriali raggiungono dimensioni senza precedenti, con effetti a cascata su occupazione, produttività e catene del valore. Sul fronte dell’AI, il dibattito resta polarizzato tra chi parla di bolla e chi di nuova rivoluzione industriale. La posizione di Indosuez è più sfumata. “Non vediamo una disconnessione tra performance di mercato e crescita degli utili”, afferma Drabowicz. “La tecnologia continua a generare margini elevati e una crescita degli earnings superiore alla media”. Il settore sta entrando in una fase di maturazione, in cui gli investitori iniziano a distinguere tra modelli sostenibili e promesse eccessive. “Non siamo più nella logica del ‘tutto ciò che è AI salirà’. Ora si selezionano i vincitori”.
È sul terreno dei portafogli che la grande ricalibrazione prende forma concreta. Il messaggio centrale resta quello di rimanere investiti, ma con una gestione più attenta dei rischi. “Il contesto macro supporta ancora gli asset rischiosi”, spiega Drabowicz, “ma il 2026 non è un anno da affrontare in modo passivo”. L’equity resta il perno delle allocazioni, sostenuto dalla crescita degli utili, soprattutto negli Stati Uniti, dove le attese di earnings growth si aggirano intorno al 15%. Tuttavia, la concentrazione del mercato americano rappresenta una sfida crescente. “Le prime dieci società valgono circa il 40% dell’indice”, ricorda il CIO. “È un rischio che va gestito”.
La risposta è una maggiore diversificazione geografica e tematica. I mercati emergenti, in particolare l’Asia, tornano centrali nelle strategie della boutique. “Non stiamo assistendo a una de-globalizzazione”, chiarisce l’esperto, “ma a una globalizzazione senza gli Stati Uniti”. La Cina, pur in una fase di transizione, offre valutazioni più contenute e una base industriale e tecnologica che resta strategica.
Accanto all’azionario, anche il credito gioca un ruolo rilevante. Andrea Germani, head of Markets & Investment Solutions di Indosuez Wealth Management, sottolinea come l’approccio resti positivo sugli asset rischiosi in senso ampio. “Siamo costruttivi sull’high yield, soprattutto europeo”, spiega, pur mantenendo cautela sui titoli governativi a lunga scadenza, penalizzati dall’aumento delle emissioni legate all’espansione fiscale. Un capitolo a parte riguarda il rischio valutario. “Investire negli USA significa assumere anche un rischio di cambio”, dice Germani. “È un aspetto che molti investitori europei hanno iniziato a considerare solo di recente, ed è per questo che riteniamo fondamentale una gestione attiva delle coperture”. Infine, c’è l’oro, che oramai ha raggiunto i 5000 dollari l’oncia. “Il compratore marginale oggi è spesso una banca centrale, non sensibile al prezzo”, afferma Germani. “Questo rende i flussi più strutturali”. Agli acquisti ufficiali si affianca la crescita degli investimenti tramite ETF, rafforzando il ruolo del metallo giallo come strumento di diversificazione in un mondo segnato da elevati deficit e tensioni geopolitiche.
Cercare equilibrio nei portafogli
Guidare con abilità per identificare segmenti di crescita sostenibile
Fonte: CA Indosuez, Global Outlook 2026, gennaio 2026
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