Private debt, minibond e venture capital tornano a spingere la finanza alternativa, mentre IPO e crowdfunding rallentano. Il nuovo Quaderno del Politecnico di Milano indica un mercato in ripresa e un 2026 che potrebbe segnare la vera normalizzazione per le PMI italiane
La finanza alternativa si impone come canale sempre più strategico per le PMI italiane. È quanto emerge dall’ultimo Quaderno di Ricerca sul tema realizzato dal Politecnico di Milano e presentato durante il Finance Day Italia 2025 di Innexta. Dopo due anni complessi, segnati da volatilità geopolitica e costi del capitale aumentati per le aziende, il settore mostra infatti segnali concreti di recupero. E i mercati privati sono in prima fila nel guidare la carica.
Private debt e minibond tornano a correre. Bene il VC
Fra i motori della ripresa spiccano private debt e minibond, che nel 2025 hanno mostrato la dinamica più brillante degli ultimi tre anni. Per quanto riguarda le emissioni delle PMI, pari a 592 milioni di euro nel 2024, si osservato un’accelerazione nel primo semestre del 2025 grazie a 333 milioni raccolti e contro i 202 milioni di un anno prima. Il direct lending segnala invece un ritorno di interesse e volumi in crescita, con investitori più selettivi ma ancora alla ricerca di operazioni solide e in grado di valorizzare davvero il tessuto produttivo. Sul fronte del capitale di rischio, i numeri confermano anche una tenuta dell’ecosistema di venture capital: 454 milioni investiti e 236 operazioni nei primi sei mesi del 2025. Più debole invece il growth capital, ancora in fase di normalizzazione, mentre Il segmento dei business angel merita una menzione a sé. Il 2024 ha infatti segnato un rimbalzo importante, con investimenti quasi raddoppiati a 74,5 milioni di euro e una forte concentrazione nell’ICT (38%): un segnale rilevante perché indica che, in una fase di incertezza, l’ecosistema dell’imprenditoria innovativa italiana continua a essere in grado di generare iniziative percepite come meritevoli di supporto.
AAA: IPO cercasi
Il segmento delle IPO su Euronext Growth Milan sembra invece attraversare una fase di rallentamento evidente, che segna un cambiamento rispetto alla traiettoria degli ultimi anni. Per la prima volta dal lancio del mercato, il numero di società quotate è infatti sceso a 205 e segnala una dinamica complessiva meno brillante oltre un equilibrio più fragile tra nuove ammissioni e delisting. Il primo semestre, in particolare, ha registrato soltanto sei nuove quotazioni e una raccolta complessiva pari a 21 milioni di euro: dato nettamente inferiore ai 72 milioni incamerati nello stesso periodo dell’anno precedente, che già rappresentavano un ridimensionamento rispetto al ciclo molto più espansivo. A incidere, sottolinea il report, è una combinazione di fattori: dal contesto macro incerto, frena la propensione delle PMI a esporsi ai mercati pubblici e a sostenere i costi richiesti dalla quotazione, alla maggiore selettività degli investitori, che privilegiano imprese con metriche solide e crescite più prevedibili, fino a un costo del capitale che riduce l’appeal delle IPO come strumento di raccolta rispetto ad alternative più flessibili.
Fintech in consolidamento, crowdfunding in affanno
Fra gli attori più dinamici si confermano le piattaforme fintech di invoice trading, trade finance e revenue-based financing: tutti interlocutori irrinunciabili per le PMI grazie a processi rapidi e soluzioni flessibili. Il quadro è diverso per il crowdfunding: il settore infatti soffre, complice il rallentamento dei flussi (-14% in un anno) ma anche le incertezze regolamentari legate all’ECSP e i ritardi nei ritorni attesi dagli investitori. Non è quindi un caso se il primo semestre 2025 si sia chiuso con appena 120 milioni raccolti dai 140 dell’anno prima.
L’ecosistema cambia: nuovi modelli, nuove esigenze
Giancarlo Giudici, professore del Politecnico di Milano
“Alcuni modelli mostrano i loro limiti mentre altri crescono”, ha osservato nel commentare i dati il professor del PoliMi e coordinatore della ricerca Giancarlo Giudici, che ha sottolineato come alle difficoltà derivanti dall’aumento dei tassi si stia ora sostituendo la sfida di intercettare la liquidità parcheggiata nelle banche. Un punto critico, dal suo punto di vista, resta evidente in questo senso: il gap di competenze finanziarie tra le PMI italiane. “Serve intensificare l’educazione finanziaria degli imprenditori per evirare che troppe opportunità di finanza complementare restano sconosciute”, gli ha fatto eco sul punto il direttore generale di Innexta Danilo Maiocchi.
Dalla ricerca emerge una fotografia chiara: la finanza alternativa è oggi più matura, diversificata e centrale per sostenere le PMI in una fase in cui la crescita richiede strumenti nuovi e più sofisticati. L’ecosistema evolve, gli investitori ritornano, le tecnologie accelerano il processo e segmenti come il private debt o il venture capital si candidano a essere i pilastri della ripresa. Il 2026, secondo il Politecnico, potrebbe dunque segnare la vera normalizzazione del mercato e portare in dote non solo volumi in aumento ma anche un ruolo sempre più strategico delle fonti alternative rispetto al credito bancario tradizionale. Una direzione che l’intero sistema, dal mondo camerale alle piattaforme fintech, fino alle banche e ai policy maker sembra pronto a sostenere.
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