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A parte l’orientamento più hawkish del previsto, secondo gli analisti i cambiamenti in tema di comunicazione, bilancio e dati di riferimento lasciano intravedere una banca centrale più agile. Ma non solo
Chi si aspettava un presidente piegato ai voleri della Casa Bianca ha dovuto ricredersi. Al suo debutto alla guida della Federal Reserve, Kevin Warsh si è mostrato non solo più hawkish del previsto, ma ha anche lanciato le basi per una vera rivoluzione dell’istituto centrale americano. Attenzione all’inflazione, meno comunicazione prospettica, una politica di bilancio diversa e l’utilizzo di nuovi dati per tastare il polso all’economia e ai prezzi sono, secondo i gestori, i temi chiave emersi dalla conferenza stampa del banchiere centrale, che di fatto ha già definito in modo deciso l’agenda.
I tassi
Sebbene la decisione di non toccare i tassi d’interesse fosse ampiamente prevista, secondo Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, quello che ha più attirato l’attenzione dei mercati sono state le linea guida di accompagnamento e le proiezioni aggiornate, che hanno segnalato un atteggiamento più vigile sui rischi legati all’inflazione. “La combinazione di un nuovo regime di presidenza, proiezioni restrittive e un’ampia dispersione di vedute implica una soglia più alta per un’azione a breve termine in qualsiasi direzione”, afferma. Questo, per l’esperto, fa prevedere un periodo prolungato di sospensione della politica monetaria: “Aggiustamenti significativi saranno più probabili una volta completato il processo della task force e quando il Comitato avrà maggiore chiarezza sulle prospettive economiche”, precisa.
Anche per Roger Rüegg, head of multi-asset solution Zkb/Swisscanto, il tasso di ferimento resterà invariato fino alla fine dell’anno, senza ulteriori rialzi. “Ci aspettiamo quindi che le attuali attese di mercato vengano progressivamente riassorbite, favorendo un indebolimento del dollaro e un calo dei rendimenti obbligazionari”, sostiene.
La comunicazione
Per Martina Daga, macro economist di AcomeA Sgr, la principale novità riguarda l’approccio alla comunicazione: si è aperto infatti quello che Warsh definisce un ‘nuovo capitolo’, caratterizzato dall’assenza di indicazioni prospettiche sia nel comunicato sia durante la conferenza stampa. “Anche le proiezioni sui tassi di interesse elaborate dai membri del Fomc vengono ridimensionate nel loro ruolo: il presidente non ha pubblicato le proprie e ha evidenziato come nessun membro debba sentirsi vincolato, nelle riunioni future, alle indicazioni riportate”, fa notare. E l’obiettivo sembra essere quello di interrompere il rapporto circolare che negli ultimi anni ha visto i mercati limitarsi ad assimilare i messaggi dei policymaker. Al contrario, spiega l’esperta, “Warsh appare intenzionato a favorire una maggiore capacità dei mercati di formare i prezzi sulla base dei dati disponibili, lasciando che sia la banca centrale a recepire la loro interpretazione dell’evoluzione economica”.
Dello stesso parere Donatella Principe, head of global strategy di Intermonte, secondo cui il neo presidente ha rimosso la forward guidance perché ritiene che il rapporto Fed-investitori debba essere l’opposto di ciò che è stato finora. “I mercati devono reagire ai dati e non a cosa pensano che l’istituto centrale leggerà in quei dati: piuttosto è il pricing del mercato che deve rappresentare un meccanismo di informazione per i policymaker”, evidenzia. Principe fa poi anche notare che Warsh ha creato cinque task force per rivedere tutto l’impianto della Fed: “in questa conferenza stampa si sono tradotte nella scusa perfetta per non rispondere di fatto a nessuna domanda: non è stata una vera conferenza stampa ma una comunicazione unidirezionale nella quale il presidente ha detto solo ciò che voleva”.
Bilancio e dati
Proprio le cinque task force sono, per Tiffany Wilding, economista di Pimco, la sorpresa più notevole. “A ciascuna è stato assegnato un mandato chiaro, e Warsh ha sottolineato che saranno composte sia da personale della Fed che da esperti esterni in materia: i lavori inizieranno nelle prossime settimane e la maggior parte dei risultati è prevista entro fine anno”, spiega. A parte quella sulla strategia di comunicazione, per l’esperta sorvegliate speciali saranno quella sulla politica di bilancio, che esaminerà i benefici e i rischi dell’attuale regime di riserve abbondanti, e quella sui dati. “Warsh ha sostenuto che la Fed dipende eccessivamente dai dati macroeconomici prodotti utilizzando ‘metodi di indagine antiquati’, sottolineando la necessità di fonti alternative e a più alta frequenza”, rimarca Wilding. Strettamente connessa è poi quella sul quadro di riferimento per l’inflazione, cui toccherà esaminare i fattori che la determinano, i principi fondamentali, e valutare l’intera gamma di idee per garantire la stabilità dei prezzi. “In particolare, il presidente ha sostenuto che le pressioni inflazionistiche appaiono disomogenee nell’economia, con il settore immobiliare che rappresenta una fonte di pressioni disinflazionistiche, nonostante quelle in senso contrario legate all’AI”, fa notare.
Una nuova era
In definitiva, come spiega Christian Scherrmann, Dws chief U.S. economist, la banca centrale Usa è entrata in una nuova era, caratterizzata da un’evoluzione della filosofia economica di riferimento. “Resta da vedere se Warsh adotterà l’approccio classico di Alan Greenspan o svilupperà un nuovo stile fondato sull’efficienza dei mercati e sull’analisi avanzata dei dati”, osserva. Convinto però che, almeno stando al debutto, sembra essere tornato in auge il principio classico secondo cui solo le variazioni di politica monetaria non anticipate producono effetti pieni. “Sulla base di questo, possiamo ragionevolmente concludere che la Fed diventerà molto più agile, e che affidarsi passivamente alle indicazioni dei banchieri centrali non sarà più una strategia efficace”, mette quindi in guardia, sottolineando che l’orientamento restrittivo di oggi potrebbe trasformarsi nella narrativa accomodante di domani. “Come operatori di mercato, puntiamo a contribuire attivamente a questo cambiamento. Confermiamo la nostra view che la Fed manterrà i tassi invariati nel 2026, almeno per il momento”, conclude.
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