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L’Eurotower ribadisce l’approccio prudente sui tassi. E avverte: traiettoria dell’inflazione più incerta. Crescita resiliente in un contesto rischioso, ma spese per la difesa e accordi commerciali possono sostenerla
L’economia dell’euro continua a mostrare “buona capacità di tenuta” in un difficile contesto mondiale, ma le prospettive sono ancora incerte soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali globali e delle tensioni geopolitiche. È quanto scrive la Banca centrale europea nel primo bollettino del 2026, dove ribadisce l’approccio prudente e meeting-by-meeting della politica monetaria, con i dazi e l’euro forte che rendono più incerta la traiettoria dell’inflazione, e in cui torna a chiedere agli Stati un’accelerazione su mercato unico e capital markets union.
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Contesto rischioso ma spese per la difesa e accordi commerciali possono sostenere la crescita
L’Eurozona “continua a dover affrontare un contesto politico mondiale mutevole”, rilevano gli esperti della BCE, segnalando come “un nuovo incremento dell’incertezza potrebbe gravare sulla domanda, così come potrebbe farlo un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali”. Anche ulteriori frizioni nel commercio internazionale “potrebbero causare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti”, mentre le tensioni geopolitiche rimangono fra le principali fonti di incertezza. A fronte di un quadro tanto grigio, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, l’adozione di riforme volte a migliorare la produttività e l’impiego di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’Area potrebbero sospingere la crescita oltre le attese, anche attraverso gli effetti positivi sulla fiducia di imprese e consumatori.
Inoltre, l’Eurotower spiega come la ripresa appaia a doppia velocità, con una crescita dei servizi più vigorosa rispetto a quella del settore manifatturiero. Tuttavia, viene precisato, nel lungo periodo l’attività, sostenuta dalla domanda interna, dovrebbe recuperare gradualmente “a meno di un’inattesa volatilità a breve termine”. Per gli esperti, “i consumi dovrebbero trarre beneficio dall’aumento dei redditi reali e dal graduale calo del tasso di risparmio”, mentre l’aumento degli investimenti delle imprese, insieme alla considerevole spesa pubblica per le infrastrutture e la difesa, dovrebbero sostenere l’espansione. Al tempo stesso è probabile che il settore manifatturiero abbia toccato il punto minimo alla fine del 2025, dimostrando capacità di tenuta a fronte delle circostanze negative derivanti dal commercio mondiale e dall’incertezza geopolitica.
Dazi e euro forte sorvegliati speciali
“Le esportazioni dell’Area dell’euro restano vincolate dai dazi statunitensi, da un euro forte e da una debole domanda mondiale, e sono diminuite dello 0,1% nei tre mesi fino a ottobre 2025”, prosegue lo staff BCE. Secondo gli esperti, infatti, l’incremento complessivo dell’export UE verso gli USA è riconducibile a un netto aumento delle esportazioni irlandesi di prodotti farmaceutici legati ai medicinali per la perdita di peso, che ha ampiamente compensato il calo registrato dagli altri beni. Inoltre, quelle verso altre destinazioni sono rimaste modeste, “in un contesto di apprezzamento del tasso di cambio e di perduranti perdite di quote di mercato”. Il bollettino specifica poi che gli anticipatori segnalano “una perdurante debolezza negli ordinativi dall’estero del settore manifatturiero”. Anche i volumi delle importazioni hanno segnato un calo significativo, dell’1,1%, nei tre mesi fino a ottobre 2025, ad eccezione di quelle dalla Cina.
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Per l’inflazione prospettive più incerte
Si fanno poi più incerte anche le prospettive dei prezzi dell’Area. Questi potrebbero infatti risultare inferiori se, per effetto dei dazi, la domanda di esportazioni si riducesse più di quanto atteso e se i Paesi con eccesso di capacità produttiva aumentassero ulteriormente le loro vendita di beni verso l’Eurozona. Inoltre, un rafforzamento dell’euro potrebbe far scendere il carovita oltre le attuali aspettative, così come mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi l’inflazione. Di contro, quest’ultima potrebbe crescere più di quanto stimato se le quotazioni dell’energia dovessero salire in maniera persistente o se catene di approvvigionamento mondiali più frammentate spingessero al rialzo i prezzi all’importazione, riducessero l’offerta di materie prime critiche e accrescessero i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’euro. Infine, se la dinamica salariale si moderasse più lentamente, “l’inflazione dei servizi potrebbe ridursi più tardi di quanto atteso”. E lo stesso effetto sul carovita potrebbe averlo nel medio termine l’incremento programmato della spesa in difesa e infrastrutture.
Accelerare su mercato unico e CMU
Alla luce di tutto questo, Francoforte torna a rimarcare “l’urgente necessità di rafforzare l’Area euro e la sua economia“, sollecitando i governi dell’Eurozona a “dare priorità alla sostenibilità delle finanze pubbliche, agli investimenti strategici e a riforme strutturali che favoriscano la crescita”. Per la BCE, in questa fase è fondamentale “sfruttare appieno il potenziale del mercato unico europeo” e appare “d’importanza cruciale promuovere una maggiore integrazione dei mercati dei capitali, portando a compimento l’Unione dei risparmi e degli investimenti e l’Unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa”. Necessario, infine, anche “adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale”.
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