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La società USA anticipa un rallentamento del ciclo economico nell’area euro, con carovita persistente sotto il target della BCE e crescita moderata. Italia e Francia in difficoltà, mentre il Regno Unito punta su investimenti e produttività per sostenere l’espansione
L’economia dell’area euro rischia di restare stagnante nei prossimi anni, con tassi in calo e inflazione persistentemente al di sotto del 2%. Ad affermarlo è Morgan Stanley Investment Management, che in una recente conferenza ha illustrato le proprie previsioni macro evidenziando come il mercato stia sottovalutando la debolezza del ciclo economico e la decelerazione salariale. Gli economisti della banca sottolineano che senza un’accelerazione della crescita, la BCE potrebbe dover riconsiderare la propria politica monetaria, anticipando tagli dei tassi già entro l’anno.
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BCE sotto pressione, l’inflazione resta bassa
Secondo Jens Eisenschmidt, chief european economist, “i segnali di inflazione al di sotto del target indicano che la crescita dei prezzi potrebbe stabilizzarsi sotto il 2% per un periodo prolungato”. Una previsione rafforzata dalla decelerazione dei salari e dall’apprezzamento dell’euro. In questa prospettiva, si dice convinto l’esperto, la BCE potrebbe dover considerare nuovi tagli dei tassi entro l’anno mentre la crescita rimane moderata e la domanda interna resiliente ma insufficiente a creare pressioni inflazionistiche significative.
Crescita debole e fragilità delle esportazioni
Jean-François Ouvrard, deputy chief european economist, France economist, osserva invece che “la crescita del PIL sarà trainata soprattutto dagli investimenti e da alcuni stimoli fiscali ma le esportazioni europee continueranno a perdere quote di mercato a causa di costi energetici elevati e concorrenza globale”. Secondo Morgan Stanley, il PIL dell’area euro dovrebbe crescere dell’1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027, con segnali deboli di accelerazione dal lato della domanda interna.
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Francia: un passo lento ma qualche margine competitivo
La crescita francese rimane contenuta, tra lo 0,8% e lo 0,9% fino al 2027. “Il tasso di risparmio delle famiglie è cresciuto in modo strutturale mentre l’inflazione bassa migliora la competitività dei costi”, ha spiegato Eisenschmidt. Questi fattori sostengono le esportazioni e gli investimenti, ma non sono sufficienti a generare un’accelerazione significativa del ciclo economico.
Italia: la correzione post-superbonus pesa sulla crescita
“Dopo anni di espansione spinta dagli investimenti straordinari, l’Italia sta tornando a dinamiche più vicine ai livelli pre-pandemia”, ha dichiarato Chiara Zangarelli, esperta per Italia e Grecia. Morgan Stanley prevede che il PIL italiano crescerà dello 0,2% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. La correzione degli investimenti nel settore residenziale e la moderata crescita della domanda interna limiteranno il contributo complessivo della spesa domestica. Con l’inflazione sotto l’1,5%, il controllo del debito pubblico richiederà surplus primari più elevati per contenere il rapporto debito/PIL.
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Regno Unito: investimenti e tecnologia sostengono la ripresa
Nel Regno Unito, la crescita rallenta leggermente all’1% nel 2026, ma il quadro resta più positivo rispetto all’Europa continentale. “Gli investimenti privati nel settore energetico e nelle tecnologie digitali hanno sostenuto la produttività, creando un margine di flessibilità nel mercato del lavoro”, ha spiegato Bruna Scarica, Chief UK Economist. La conseguente decelerazione salariale dovrebbe tradursi in una disinflazione sostenibile, aprendo la strada a possibili tagli dei tassi da parte della Bank of England già nel corso dell’anno.
Scenari e implicazioni per gli investitori
Secondo Jens, “l’Europa potrebbe affrontare un periodo di crescita moderata con pressioni inflazionistiche in calo, mentre margini di manovra limitati per le banche centrali rendono essenziale monitorare attentamente le dinamiche dei singoli Paesi”. Morgan Stanley suggerisce di prestare particolare attenzione all’Italia e alla Francia, mentre il Regno Unito mostra segnali di maggiore resilienza. Il team della banca americana conferma così un approccio basato su dati concreti e analisi approfondite, offrendo una visione più sfumata e realistica rispetto al consenso di mercato.
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