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L’outsider anti-establishment è il nuovo presidente. I mercati per ora approvano, ma secondo gli asset manager molto dipenderà dalla composizione del governo (e da una buona dose di fortuna)
Dollarizzazione, raffica di privatizzazioni, chiusura delle Banca centrale e maxi tagli alla spesa pubblica. Con un programma rivoluzionario, l’anarcocapitalista Javier Milei è pronto per guidare l’Argentina dopo aver sbaragliato con il 56% dei voti l’avversario peronista e ministro dell’Economia, Sergio Massa. Detto ‘El loco’ e dipinto da molti commentatori come un incrocio tra Jair Bolsonaro, Donald Trump e Beppe Grillo, l’economista ultraliberista 53enne è stato accolto positivamente dai mercati nonostante l’arduo compito che lo attende: risollevare un’economia allo stremo e combattere un’inflazione al 142%, con debito pubblico di 419 miliardi di dollari e il 40% della popolazione in stato di povertà.
Le azioni delle società argentine quotate a Wall Street sono infatti salite fino al 13% nel pre-market, così come sono balzati i titoli di Stato in dollari. Un’impennata che costituisce la prima reazione degli investitori all’esito delle urne, visto che la piazza di Buenos Aires è chiusa per festività e non ci sono quindi né operazioni sul mercato locale né quotazioni per il dollaro ‘blu’, la valuta americana nel mercato parallelo. Gli investitori hanno dunque deciso di dare fiducia all’affermazione, più ampia del previsto, di un candidato che ha promesso di tagliare la spesa e rifondare un’economia vicina alla sesta recessione in dieci anni.
“Il discorso della vittoria di Milei è stato misurato e ha dato pochi indizi sulle sue prossime mosse. Ha ribadito la sua identità di liberale e libertaria, ma non ha specificato alcuna nomina o politica. Ha ringraziato i suoi sostenitori di lunga data e i due politici di spicco dell’opposizione che si sono uniti formalmente alla sua campagna dopo il primo turno: l’ex presidente Mauricio Macri e la candidata sconfitta di Juntos por el Cambio, Patricia Bullrich”, sottolinea Graham Stock, senior Em sovereign strategist di Rbc BlueBay. Per l’esperto, si tratta infatti di un passaggio significativo per due motivi: mantiene viva la speranza che il nuovo esecutivo conterrà tecnocrati esperti provenienti dall’opposizione e che sia in grado di costruire una maggioranza operativa al Congresso per portare avanti il programma.
Come fa notare Thierry Larose, portfolio manager di Vontobel, il segnale chiave da osservare ora è proprio la composizione del governo, che il neo-presidente inizierà a svelare il 10 dicembre. “Dal momento che il partito di Milei non ha la maggioranza al Congresso, ci aspettiamo che le nomine si orientino verso la coalizione moderata di centro-destra, che ha un programma simile su una serie di temi economici”, chiarisce. Inoltre, l’esperto ritiene probabile che i primi annunci delle politiche del nuovo inquilino della Casa Rosada soddisfino i mercati, con un consolidamento fiscale aggressivo e la rimozione dei controlli sui cambi e sui capitali come priorità principali. “Non prevediamo che la dollarizzazione e la chiusura della banca centrale siano all’ordine del giorno nel breve termine”, aggiunge. Prevedendo che la reazione delle obbligazioni argentine, quando il mercato riaprirà, sarà positiva.
Secondo Stock, il programma legislativo deve ora dare priorità al risanamento dei conti pubblici, dopo che l’esecutivo uscente ha fatto ampio ricorso alla stampa di denaro, alimentando un’inflazione monstre e destinata a salire ulteriormente con l’abolizione dei controlli sui prezzi e la svalutazione del tasso di cambio ufficiale. “Per generare un avanzo primario nel 2024 – osserva – saranno necessari tagli ai sussidi energetici e una tempestiva deindicizzazione della spesa previdenziale, in modo che le entrate continuino a superare le spese mentre l’inflazione sale, per poi rompere il legame quando il carovita inizierà a diminuire così da ottenere un calo reale delle spese”.
Per l’esperto di Rbc BlueBay, Milei avrà però bisogno di una buona dose di fortuna per gestire un cambiamento che verrà percepito dagli argentini come un trauma a breve termine per un guadagno incerto a lungo termine. “Per lo meno il tempo sembra giocare a suo favore: per l’Argentina, El Niño è tipicamente associato a buone piogge, che dovrebbero annullare gli effetti della siccità del 2023”, spiega. Sottolineando che la promessa del giacimento di shale gas di Vaca Muerta si sta finalmente concretizzando. A suo parere, questi miglioramenti nella bilancia dei pagamenti potranno allentare le pressioni sulla liquidità del dollaro, sempre se un aggiustamento fiscale riuscirà a rafforzare la fiducia nelle prospettive a medio termine dell’economia.
“Siamo consapevoli delle difficoltà di gestione del governo che Milei dovrà affrontare e dei molteplici squilibri economici che erediterà. È comunque chiaro che gli argentini hanno votato per il cambiamento e siamo quindi cautamente ottimisti sul fatto che ci aspettano tempi più luminosi”, conclude Stock.
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