Reddito fisso: ecco dove guardano gli analisti nel 2026
Dopo il rimbalzo del reddito fisso, il nuovo anno si apre all’insegna dell’asset class. Strategie flessibili, mercati emergenti e gestione attiva al centro delle scelte dei fund selector
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La Francia si avvia a passo spedito verso l’ennesima crisi di governo. Il primo ministro François Bayrou ha infatti annunciato di voler porre la fiducia l’8 settembre davanti al parlamento riunito in seduta straordinaria, ricevendo subito la conferma che gli uomini di Jean-Luc Mélenchon e il Rassemblement National di Marine Le Pen voteranno per far cadere l’esecutivo. Ma se da più parti gli investitori si preoccupano delle conseguenze che la nuova ventata di instabilità politica porterà, con i titoli bancari in picchiata e il rendimento degli Oat decennali ormai a un passo da quello dei Btp, diversi gestori sono convinti che la correzione sia temporanea e si possano aprire interessanti opportunità nel mercato obbligazionario.
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La data cerchiata sul calendario transalpino è dunque l’8 settembre, quando Bayrou si sottoporrà al giudizio dell’Assemblea nazionale dopo aver fallito nel tentativo di far quadrare il suo programma di bilancio. Tutto ruota intorno alla promessa di tagliare 44 miliardi di euro di spese attraverso misure ‘lacrime e sangue’, al quale il premier si è visto costretto nel tentativo tutt’altro che facile di porre rimedio al forte indebitamento pubblico: il rapporto debito-Pil di Parigi ha infatti raggiunto il 114%, diventando il terzo più alto dell’Eurozona, mentre il deficit ha raggiunto il 5,8% del prodotto interno lordo, quasi il doppio del limite ufficiale dell’UE del 3%, e si appresta a imporsi come il più importante della regione nel biennio 2025-2026. Di fronte all’urgenza imposta da queste cifre ma anche allo scontento di quasi tutte le forze sociali, il numero uno dell’esecutivo ha così deciso di giocarsi il tutto per tutto con la fiducia per cercare di avere mano libera nei prossimi mesi. Un azzardo che però rischia di gettare la Francia nell’ingovernabilità, visto che le due forze di opposizione più estreme hanno prontamente dichiarato di essere pronte a votare contro. “Non voteremo mai la fiducia a un governo le cui scelte fanno soffrire i francesi”, ha detto ad esempio il presidente dei lepenisti Jordan Bardella. Il tutto mentre, sulla sfondo, il Paese si appresta a passare sotto la lente delle tre principali agenzie di rating per la revisione della sua classe di merito creditizio.
La situazione ha ovviamente prodotto effetti importanti sui mercati finanziari. L’area in cui si è riscontrato il maggiore impatto è stata quella del reddito fisso, con gli spread franco-tedeschi a dieci anni che hanno raggiunto i 77-78 punti base e toccato così il differenziale più ampio da aprile. Ma forse ancora più significativo è il fatto che il rendimento degli Oat decennali si sia attestato a soli sei punti base di distanza da quello dei BTP italiani, un risultato inedito dal lontano 2003 e che fa impallidire se confrontato con i 150 pbs di appena due anni fa. Sul fronte azionario, le ripercussioni maggiori le hanno invece subite i titoli bancari d’Oltralpe: -8% per Societe Generale, -6% per Credit Agricole e Bnp Paribas. Un risultato cui hanno contribuito anche i rumors secondo cui secondo cui il governo avrebbe intenzione di chiedere un contributo a carico degli istituti per compensare un taglio fiscale nella prossima legge di bilancio.
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Secondo David Benamou, cio di Axiom Alternative Investments, i movimenti degli scorsi giorni riflettono un sentiment di mercato legato all’incertezza politica e simile a quanto accaduto in occasione dello scioglimento dell’Assemblea nazionale nel 2024. “L’attuale reazione dei mercati dovrebbe avere natura temporanea”, chiarisce, ma solo le elezioni presidenziali potranno sbloccare lo stallo in cui il Paese versa da ormai diversi anni: “Qualsiasi nuovo governo avrà poco o nessun margine di manovra in materia fiscale ed è quindi altamente probabile un proroga del bilancio 2024”. Si tratta di una notizia sia positiva che negativa, poiché elimina i dubbi su una paralisi o una cessazione dei pagamenti e comporta risparmi derivanti dall’impossibilità di adeguare l’indicizzazione degli stipendi dei dipendenti pubblici e delle pensioni.
Quanto alle banche, lo specialista è invece convinto che in quadro attuale non influirà più di tanto perchè la redditività ha continuato a migliorare negli ultimi trimestri”. In altre parole, Benamou è convinto che l’aumento del costo del debito d’Oltralpe rispetto a quello tedesco (77 punti base contro i 50 di inizio anno) non avrà particolari rilevanze salvo nell’improbabile caso di insolvenza per Parigi. “Queste variazioni sono annullate dalla massa di ricavi diversificati degli istituti”, puntualizza, aggiungendo che essi hanno un portafoglio di attività molto più ampio della sola attività nel Paese. “Con la proposta di una tassazione ad hoc”, conclude Benamou, “lo scenario al 2027 potrebbe in effetti essere sfavorevole al settore ma è anche vero che i ribassi degli ultimi giorni dimostrano come questi rischi sono già nei prezzi”. Da qui la convinzione che, in ultima istanza, un rimbalzo sia probabile.

Maya Bhandari, cio EMEA Multi-Asset di Neuberger Berman, i rischi sono invece orientati al rialzo e non è da escludere che gli spread franco-tedeschi sul titolo decennale raggiungano o superino quota cento punti. Indipendentemente dalla strada che sceglierà il presidente della Repubblica Emanuel Macron, il punto chiave per l’esperta è dunque uno: nessuna soluzione è favorevole alle obbligazioni e la pressione sugli asset francesi andrà avanti. “Se avessimo un nuovo governo con l’attuale parlamento”, spiega, “ci sarebbe quasi certamente una proposta di bilancio meno ambiziosa e quindi uno slittamento fiscale”. “Se invece fossero indette nuove elezioni”, prosegue, “assisteremmo a un ampliamento della gamma di possibili esiti e la conseguenza sarebbe comunque una maggiore incertezza sulla capacità di metter mano ai conti”.

Secondo Guillermo Felices, global investment strategist di PGIM Fixed Income, la situazione è a metà strada tra come la descrivono i colleghi. “Lo scenario appare grave ma parlare di salvataggio rischia di rivelarsi prematuro”, precisa infatti, “anche perché il quadro macroeconomico generale dell’Europa appare ancora contraddistinto da una crescita resiliente e da un calo significativo dell’inflazione”. Dal punto di vista delle valutazioni, è l’osservazione dello specialista, le curve dei rendimenti 2-10 anni degli Oat o dei BTP sono già circa il doppio più ripide rispetto a quelle degli Stati Uniti e la situazione politica sta rendendo il mercato ancora più interessante. Questo significa che, per gli investitori a lungo termine disposti a tollerare una certa volatilità, non mancheranno opportunità tattiche da cogliere.

Thomas Gabbey, fund Manager di Schroders, torna invece sulla linea di Bhandari e afferma di aspettarsi un rinnovato stress politico per la seconda metà del 2025 proprio in considerazione della previsione che i negoziati sul bilancio 2026 causeranno disaccordi tra i partiti e potrebbero essere indette nuove elezioni. “A partire da giugno abbiamo iniziato a sottopesare i titoli di Stato francesi nei nostri portafogli e abbiamo aumentato questo sottopeso all’inizio di questo mese”, chiarisce, “poiché non ritenevamo che il mercato stesse scontando sufficientemente il rischio politico o fiscale nei titoli francesi”. Per il gestore, la rinnovata incertezza politica che aleggia su Parigi promette infatti di ostacolare la ripresa della crescita europea nonostante la spinta fornita dal piano di investimenti della Germania.
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