Monica Defend, responsabile dell’Amundi Investment Institute, e Vincent Mortier, cio di Amundi, tracciano la rotta per i prossimi mesi: disciplina, diversificazione e uno sguardo lungo
Vincent Mortier, CIO di Amundi
“È una maratona, non uno sprint”. Vincent Mortier, cio di Amundi, sceglie questa metafora per descrivere il momento. Dopo mesi di instabilità su più fronti, la tentazione di inseguire il mercato è forte. Ma Amundi invita a resistere. “C’è la curiosità di abbracciare determinate narrazioni, che possono essere redditizie a breve termine”, avverte Mortier. “Ma più cresce l’andamento del mercato, più aumentano anche i rischi”. Il punto di partenza è incoraggiante. Economie e mercati hanno dimostrato una capacità di tenuta superiore alle attese, grazie agli investimenti legati all’intelligenza artificiale e all’autonomia strategica. La seconda metà dell’anno sarà, però, il vero banco di prova: la de-escalation in Medio Oriente è ancora fragile, l’inflazione potrebbe rivelarsi volatile e il margine di manovra fiscale si restringe.
Monica Defend, head of the Amundi Investment Institute
“Il rischio reale è che si verifichi una combinazione di rischi, non uno solo”, avverte Monica Defend, responsabile dell’Amundi Investment Institute. La risposta, secondo gli esperti, non è dunque la liquidità difensiva ma portafogli costruiti con metodo e disciplina: “significa rimanere investiti in titoli a reddito, carry di qualità, hedge fund, asset reali, senza dimenticare le tematiche di lungo termine, che si tratti della storia dell’autonomia strategica globale, dell’IA o della ripresa degli investimenti in Europa”, aggiunge Defend.
Sul reddito fisso, Amundi va controcorrente. Chi si aspetta riparo nelle lunghe scadenze rischia di rimanere deluso. Inflazione e rischi fiscali stanno erodendo il ruolo tradizionale delle obbligazioni come copertura, e la curva è destinata ad accentuarsi. “Continuiamo a credere che assisteremo a un irripidimento di entrambe le parti della curva”, spiega Mortier. “I tassi a lungo termine tenderanno a salire e quelli a breve termine saranno riprezzati a un livello leggermente inferiore rispetto a quanto previsto dal mercato”. La strategia operativa che ne deriva è perciò precisa: privilegiare scadenze tra due e cinque anni, mantenere flessibilità geografica con una preferenza per l’Europa, guardare con interesse alle obbligazioni indicizzate all’inflazione e operare sulla curva in modo agile. Nel credito, poi, la selettività è tutto. La domanda di carry trade resta robusta ma alcune aziende stanno avviando piani di emissione che potrebbero pesare sul rating. Amundi punta sulle società con bilanci solidi e carry di qualità nell’investment grade, ed evita i titoli governativi a lunga scadenza, “sempre più percepiti come una potenziale fonte di rischio in termini di credito relativo”, aggiunge Mortier. Interessante anche il fronte emergente, dove la società di gestione intravede una tendenza strutturale destinata a ridisegnare le classificazioni tradizionali. “Alcuni mercati emergenti saranno in grado di emettere titoli a un tasso inferiore rispetto ad alcuni mercati sviluppati, perché la loro qualità creditizia sarà considerata migliore nel medio termine”.
IA, la vera opportunità è altrove
L’intelligenza artificiale, si sa, è il tema che domina la narrativa di mercato. Ma gli esperti mettono in guardia dal restare intrappolati in una storia già ampiamente prezzata. Gli hyperscaler e i fornitori di modelli LLM hanno effettuato investimenti massicci, ammortizzati su orizzonti pluriennali: i costi non sono ancora tutti sui conti, e la monetizzazione su larga scala resta una scommessa aperta. Dall’altra parte della catena, i produttori di chip beneficiano di una scarsità strutturale che ha gonfiato i prezzi, ma il quadro a tre o cinque anni è tutt’altro che definito. Dove si trovano allora le opportunità più solide? Nella fascia intermedia della catena del valore: reti elettriche, infrastrutture digitali, robotica, software e utilizzatori finali nell’economia reale. “Man mano che la narrazione sull’IA passa dal concentrarsi su chi sia in grado di sviluppare le soluzioni di frontiera a chi sia in grado di scalarle”, afferma Mortier, “investire significherà cercare ampiezza lungo l’intera catena del valore e diversificare rispetto ai rischi tecnologici, geopolitici e fisici”. In questo scenario, l’Europa gioca un ruolo di primo piano. “L’idea non è dire che l’IA non sia significativa”, precisa Defend, “ma che siamo di fronte a un ampliamento, ed è per questo che è necessario allargare anche lo spettro degli investimenti”.
Dollaro in indebolimento, oro da tenere, valute legate alle materie prime da esplorare. È questa, in sintesi, la visione di Amundi sulla componente valutaria e reale dei portafogli per la seconda metà del 2026. Il target EUR/USD è fissato a 1,21 entro fine anno, con il biglietto verde penalizzato dal dominio fiscale americano, dai problemi di bilancio e da una curva dei rendimenti in rialzo. “Se la Fed dovesse tagliare i tassi, ciò riallineerebbe il dollaro statunitense alle altre valute”, spiega Defend, “e di conseguenza la diversificazione che molti investitori globali stanno mostrando andrebbe a buon fine”. In un mondo di shock geopolitici permanenti, le valute legate agli asset reali e alle materie prime diventano una copertura strutturale mentre franco svizzero e yen, storicamente rifugi in recessione, potrebbero restare indietro. Quanto all’oro, la società continua a mantenerlo in portafoglio, nonostante la recente frenata delle quotazioni. “Dato il contesto geopolitico, i problemi fiscali e l’erosione della fiducia, l’oro rimane un bene che apprezziamo”, afferma Defend. Sul fronte dell’inflazione, la casa francese non si aspetta un’emergenza, ma nemmeno un rapido ritorno al 2%. “Non si tratta di iperinflazione”, precisa Defend. “Potrebbe essere il risultato di una maggiore domanda di investimenti, dato che tutte queste implementazioni di IA richiedono denaro”. Nel lungo periodo l’intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi deflazionistica, ma i tempi sono incerti. “Nel breve termine l’inflazione sarà più alta e stabile”, affferma Mortier. “Nel medio-lungo termine non lo sappiamo. Potremmo assistere a forze contrastanti, ma non possiamo escludere un nuovo scenario in cui l’inflazione torni a livelli bassissimi”. La bussola, in fondo, resta una sola. I portafogli più adatti, come spiega Monica Defend, sono quelli in grado di resistere a scenari diversi: “Devono essere diversificati per valuta, investiti in asset reali e oro ed esplorare con disciplina settori azionari, aree geografiche e temi strutturali”.
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