Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Più del 60% degli investitori clienti di consulenti finanziari dichiara di non avere nessuna conoscenza in tema di investimenti responsabili (Sri). Allo stesso tempo, la percentuale di consulenti finanziari italiani che dichiara di averne una conoscenza avanzata è pari al 17%.
Una distanza che spiega la scarsa diffusione dei prodotti con la targa Esg (environmental, social, governance) presso il pubblico di sottoscrittori del nostro Paese: il 66% dichiara di non possedere questi prodotti nel proprio portafoglio, una percentuale che nel percepito dei consulenti si attesta al 52%.
Questi numeri sono il risultato dell’indagine Financial advisor-investor relationship, Mirroring survey on sustainability and investments, curata dall’Ufficio studi economici di Consob (Nadia Linciano e Paola Soccorso) in collaborazione con l’Università degli studi Roma Tre (Massimo Caratelli) e la Bologna Business School – Università Alma Mater Studiorum (Joe Capobianco).
Giunta alla terza edizione, la ricerca ha coinvolto un campione di 215 consulenti e 617 investitori, selezionati (questi ultimi) sulla base di un’estrazione su circa 1.300 nominativi (relativi ai rapporti attivi) indicati dai professionisti appartenenti al primo campione, e pone a confronto, appunto, “le opinioni dei clienti in merito ai prodotti finanziari responsabili, come percepite dai consulenti, con le opinioni effettivamente dichiarate dai clienti”, spiega il commissario Consob, Anna Genovese, intervenendo nel corso della presentazione dello studio.
Fra i principali fattori che disincentivano la diffusione di investimenti Sri fra gli investitori italiani, Consob rileva che sia i clienti sia i consulenti segnalano, in primo luogo, possibili rendimenti inferiori alle attese, seguiti dalla mancanza di una proposta commerciale e dal timore che si tratti di operazioni di marketing.
La mala informazione su questo tema fa da padrona. Genovese torna a dire: “negli ultimi mesi si è intensificata la comunicazione finanziaria e commerciale sulle tematiche Esg , mentre il quadro della regolamentazione in materia, tracciato dall’Action Plan della Commissione europea del 2018, è ancora in costruzione. Fra il 2021 e il 2022 – spiega -, verranno definiti e resi vincolanti alcuni essenziali tasselli di una regolamentazione che dovrà presidiare l’attendibilità delle informazioni Esg. Per cui, nel frattempo, è essenziale attrezzarsi per fare fronte al complessivo cambiamento di paradigma”.
Nel percepito dei clienti dei consulenti finanziari, i tratti tipici degli investimenti Sri sono il rispetto delle istanze Esg (59%); rendimenti differiti nel lungo termine (47%); costi maggiori (39%) e performance finanziarie inferiori.
Il vero limite è quindi nella percezione del cliente, che vede l’etichetta Esg più come un vincolo che una vera opportunità. Per circa un terzo dei clienti sentiti da Consob è così. Il 27% dei sottoscrittori, invece, considera Esg un obiettivo, purché “non pregiudichi il rendimento finanziario”. Solo per il 12% Esg è un obiettivo assoluto.
E anche su questo tema i consulenti paiono assecondare i clienti: il 42% dei professionisti mette in cima alla lista gli aspetti finanziari.
La diffidenza del pubblico non significa però disinteresse. Consob rileva che il 69% dei clienti intervistati è interessato a ricevere informazioni sugli investimenti Sri. Sul fronte dei canali informativi emerge infatti un disallineamento tra i due campioni.
Se da un lato il 72% dei professionisti ritiene che le fonti preferite dei propri clienti siano le istituzioni pubbliche (72%), seguite dal consulente finanziario (64%) e dalla banca o dagli intermediari (61%), per gli investitori al primo posto si posizionerebbero proprio i consulenti (78%), seguiti dalla banca o dagli intermediari (66%) e dalla televisione, la stampa o la radio (59%). “Un ultimo aspetto interessante – interviene Nadia Linciano, responsabile dell’Ufficio studi economici di Consob – riguarda il valore che i professionisti riconoscono alla rilevazione delle preferenze Esg: il 47% ne coglie le potenzialità, in particolare come fattore competitivo nel 21% dei casi e come occasione di dialogo nel 17%. Ma anche come opportunità per sensibilizzare i clienti ai temi della finanza sostenibile (9%)”.
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