Dal meeting annuale in Belgio la società avverte che tassi strutturalmente più alti, geopolitica e deglobalizzazione impongono un cambio di paradigma. Tornano le opportunità nel reddito fisso, mentre sull’azionario la chiave sono i megatrend. “Ma la frammentazione impone qualità della selezione”
In un contesto globale frammentato, che appare sempre più segnato da tensioni geopolitiche e rialzo strutturale dei tassi, l’approccio d’investimento ancorato al lungo periodo è più che mai fondamentale. La conferma arriva da Candriam, che dalla conferenza annuale tenuta in Belgio il 20 novembre ha voluto lanciare un messaggio chiave: “Il mondo è cambiato e devono cambiare con esso anche le strategie di investimento”. Un monito che la stessa casa di gestione ha interiorizzato da tempo e messo in pratica attraverso due mosse: il rinnovato interesse per il reddito fisso, dove sono finalmente tornati i rendimenti, l’approccio tematico come chiave per interpretare un mercato azionario sempre più complesso e frenetico su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Ad aprire i lavori è stato Nicolas Forest, cio della società, che ha esordito con una constatazione dai risvolti importanti per gli investitori: “Il mondo è cambiato”. Il dirigente ha infatti richiamato tre forze strutturali ormai permanenti e che stanno ridisegnando l’anatomia dei mercati: deglobalizzazione, decarbonizzazione e instabilità geopolitica. Forze che, sommate al ritorno dell’inflazione, rendono obsoleto il paradigma dei tassi a zero. “Siamo entrati in una secular high era”, ha chiarito, “dove i livelli di rendimento restano più elevati rispetto agli anni post-crisi finanziaria e dovranno convivere con il rischio sistemico derivante dall’aumento significativo del debito pubblico”. Forest ha anche ricordato come la correlazione fra asset si sia rafforzata: “Equity e credito ma anche oro e persino molte strategie incentrate sui mercati privati hanno mostrato movimenti simultanei nel 2025, riducendo la capacità di protezione dei portafogli”. Per questo, la casa insiste sulla costruzione attiva e sull’uso di soluzioni liquide alternative, ormai sempre più richieste dagli investitori istituzionali e privati.
Resilienza inattesa, ma fratture profonde
Florence Pisani, chief economist di Candriam
La chief economist Florence Pisani ha tracciato un quadro macro più sfaccettato. “Nonostante fattori destabilizzanti come i dazi di Trump e il rallentamento cinese o anche le tensioni geopolitiche”, ha esordito l’esperta, “l’economia mondiale ha mostrato una resilienza sorprendente”. E la riprova viene dai PMI ancora elevati così come dalle revisioni meno drastiche del previsto da parte del Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, le variabili da monitorare all’orizzonte non mancano. Sugli Stati Uniti, Pisani sottolinea ad esempio una dinamica dicotomica: consumi robusti sostenuti dal top 20% della popolazione ma anche crescente stress finanziario nelle fasce a basso reddito, aggravato dai contraccolpi delle tariffe sul mercato interno e dati sul lavoro meno brillanti. “È la storia di due economie”, ha detto, precisando che proprio la divergenza fra crescita degli investimenti in intelligenza artificiale e un’occupazione fragile potrebbe rivelarsi foriera di instabilità. Una situazione rara e che complica il lavoro soprattutto alla Federal Reserve, per la quale l’analista intravede un percorso graduale di tagli fino al 3,25% entro fine 2026 ma con rischi legati a eventuali interferenze esterne qualora mutasse la composizione del Board. Quanto invece all’Europa, il quadro appare più stabile ma comunque fragile: crescita vicina all’1% e un sostegno fiscale complessivo di circa 0,4% del PIL sono gli elementi messi in luce da Pisani, che però intravede uno spazio di manovra limitato anche per la BCE.
Dal ritorno del rendimento, tante occasioni nel fixed income
Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam
Venendo alle strategie di portafoglio, un focus su reddito fisso è stato sviluppato dal senior fund manager Jamie Niven e dallo strategist Charudatta Shende. Per i due, il mondo obbligazionario sta infatti vivendo una stagione di cambiamento epocale come conseguenza di tassi strutturalmente più alti: “L’aumento del premio a termine insieme al peso dei deficit fiscali e alla minore prevedibilità delle banche centrali suggerisce che non si tornerà facilmente ai livelli del 2012-2020”, hanno detto. Uno scenario che ha due conseguenze: maggiore volatilità ma anche più opportunità di valore relativo tra aree geografiche e valute. Niven ha citato in particolare il dollaro, la cui funzione storica di bene rifugio potrebbe essere meno affidabile alla luce della mutata correlazione mutata rispetto alle fasi di risk-off.
Shende si è invece soffermato sul credito, sottolineando come gli spread rimangano compressi grazie a fondamentali aziendali ancora solidi e livelli di carry molto più elevati del passato. “Siamo alla fine del ciclo”, ha però avvertito nell’approfondire la sua analisi sul segmento, precisando che una fase più complessa potrebbe manifestarsi tra il 2026 e il 2027 in scia a quattro fattori: rating pressure crescente, un muro di rifinanziamenti in arrivo, liquidità meno abbondante e assenza di nuovi quantitative easying.
Azionario, i temi sono la chiave (ma con cautela)
Johan Van der Biest, head of Thematics di Candriam
Johan Van der Biest, fresco di nomina a head of Thematics dopo oltre trent’anni passati in Candriam, ha invece posto l’accento sul contributo crescente dei megatrend alle strategie azionarie della casa di gestione. Dal suo intervento è emerso che il settore difesacontinuerà a guidare la performance dell’equity europeo, anche se sovrappesare totalmente il mercato americano rappresenta una scelta troppo radicale nell’attuale contesto. Quanto all’intelligenza artificiale, il manager ha parlato di “pilastro strutturale” dell’allocazione tematica ma non ha negato che le valutazioni di alcuni titoli possano legittimare la paura di una bolla in stile DotCom da parte degli investitori: una contraddizione che, a livello operativo, ha invitato a risolvere attraverso l’analisi dei fondamentali e il focus sulle infrastrutture per le generazione elettrica come settore nel quale questa tecnologia può veramente impattare il business model delle società al di là delle narrazioni. Van der Biest ha infine richiamato un aspetto chiave: “In un mondo frammentato, i vincitori sono pochi”. La concentrazione non riguarda solo il mercato USA ma anche quello europeo e richiede una selezione estremamente rigorosa per evitare prezzi distorti o esposizioni eccessive verso singoli titoli.
Attivo, diversificazione e visione nel nuovo paradigma
Il messaggio finale di Candriam è dunque apparso netto: la normalità dei prossimi anni non assomiglierà a quella del passato. La combinazione fra geopolitica, debito, tariffe e trasformazioni strutturali richiede un approccio attivo e diversificato ma anche tematicamente orientato. Ecco perché la società rivendicala propria tradizione di lungo periodo, fatta di oltre 30 anni all’insegna della sostenibilità e di strategie tematiche all’avanguardia, come punto di forza per muoversi in un mondo dove la selezione farà la differenza più che mai.
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