Al via la ventesima emissione del bond indicizzato all’inflazione tricolore. Per Intermonte si tratta di un titolo che “può andare bene in un portafoglio diversificato”
Nuovo test per il governo Meloni dopo la promozione dell’outlook tricolore targata Moody’s. Il Tesoro torna infatti a chiamare a raccolta i piccoli risparmiatori con una nuova emissione del Btp Italia, il titolo di Stato indicizzato al tasso d’inflazione nazionale che mancava all’appello da ormai due anni. Un collocamento per il quale il Mef offre un tasso annuo minimo garantito dell’1,85%, più alto dell’1,75% considerato dagli analisti soglia di partenza per rendere il bond degno di attenzione e più basso del 2% indicato come il top dell’appetibilità.
La cedola definitiva verrà comunicata nel corso dell’ultimo giorno di collocamento, quel venerdì 30 maggio che vedrà la partecipazione esclusiva degli investitori istituzionali, e potrà solo essere confermata o rivista al rialzo. Il retail avrà invece a disposizione dal 27 al 29 maggio per sottoscrivere l’obbligazione, che nell’ultima emissione del 2023 ha raccolto 9,91 miliardi di euro (di cui 8,5 proprio da acquirenti al dettaglio) con un tasso minimo garantito del 2%.
Le caratteristiche del titolo
Il nuovo Btp Italia arriva non a caso all’indomani della scadenza di quello emesso nel 2020, che all’epoca aveva portato nelle casse del Tesoro circa 20 miliardi di euro complessivi, e ha una durata di sette anni: dal 4 giugno 2025 al 4 giugno 2032. Come sempre è indicizzato al tasso di inflazione italiana e paga cedole semestrali insieme alla rivalutazione del capitale per effetto dell’indice dei prezzi dello stesso semestre. Confermato anche il premio fedeltà dell’1% per chi lo compra durante il collocamento e lo deterrà fino a scadenza. Inoltre, come avviene per tutte le obbligazioni statali, la tassazione è agevolata al 12,5% contro il 26% delle altre forme di investimento. Il titolo è poi esente dalle imposte di successione e, come deciso con la Legge di bilancio 2024, concorre all’esclusione dal calcolo dell’Isee per un ammontare fino a 50mila euro investiti in titoli di Stato.
Un test sotto i buoni auspici delle agenzie di rating
Dopo il successo del Btp Più di febbraio, che ha raccolto quasi 15 miliardi di euro, per il governo si tratta di un nuovo test importante: gli permetterà infatti di saggiare il polso degli investitori al dettaglio e capire se questi titoli hanno ancora appeal o se l’interesse si sta affievolendo. A favore giocano le recenti promozioni di altre agenzie di rating oltre a Moody’s: da poco è infatti arrivato anche l’upgrade di S&P, che ha alzato il giudizio a Bbb+, e la conferma della ‘tripla B’ da parte di Fitch. Secondo i calcoli, per il nuovo titolo il rendimento annuo minimo nei sette anni dovrebbe attestarsi marginalmente sotto il 2%. Sarà quindi l’andamento del carovita da qui al 2032 a decretare chi vincerà la sfida tra questo bond e uno a cedola fissa di pari durata.
Inflazione decisiva
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte
Per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, un tasso reale minimo dell’1,85% “da un punto di vista puramente tecnico sembra sufficientemente generoso”, a fronte di un confronto con il Btp giugno 2032, il titolo ‘comparabile’ con pari scadenza di sette anni, che rende il 3,04%. “Sottraendo l’aspettativa d’inflazione misurata dall’inflation swap sull’Italia a sette anni, pari a circa l’1,30%, la differenza fra i due è 1,74%”, analizza l’esperto. Con il Btp Italia, dunque, “siamo un poco al di sopra”. Molto, appunto, dipenderà dall’inflazione futura, in tempi non proprio stabili dal punto di vista geopolitico e col commercio internazionale colpito dai dazi. Il mercato, spiega Cesarano, “prezza un’inflazione complessivamente in attenuazione. Ci dice che ci può essere una ‘gobba’ iniziale dovuta ai dazi, che poi rientrerebbe: certo i dazi almeno nel breve posso portare un po’ più d’inflazione, ma dall’altra parte c’è una componente energetica che è scesa”.
Secondo l’esperto, l’idea base è che alla lunga l’economia tende a lavorare con un basso livello d’inflazione perché poco produttiva, e dunque con poca pressione inflazionistica e salariale. “Io personalmente penso che l’inflazione possa essere un po’ più alta in prospettiva anche per un tema strutturale legato alla demografia, che porta ad una maggiore scarsità dell’offerta di lavoro e quindi potenzialmente anche ad un rialzo del costo del lavoro”, precisa.
Un buon titolo per un portafoglio diversificato
Complessivamente, secondo Cesarano, la nuova emissione “può andare bene in un portafoglio diversificato che aiuta a ridurre il rischio inflazione. Un tasso del 2% sarebbe stato molto generoso”. Se si aggiunge il premio fedeltà, pari all’1% sul capitale investito, e lo si divide per sette anni, ipotizzando un’inflazione ‘congelata’ all’1,7%, sommando 1,7% d’inflazione a 1,85% di tasso cedolare minimo e ai 14 centesimi l’anno, si arriva al 3,69% contro circa il 3,55% del rendimento di mercato attuale Btp decennale. “Una scelta fatta probabilmente per aumentare un po’ l’appetibilità per la quota di investitori istituzionali (per i quali non è previsto il premio di fedeltà) a supporto della domanda retail”, conclude.
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