A gennaio prezzi giù al 3%, dal 3,4% di dicembre. I mercati scommettono su una sforbiciata il 19 marzo. Ma i gestori avvertono: falchi preoccupati per l’inflazione dei servizi, Mpc diviso
Almeno sul fronte dei prezzi il Regno Unito può tirare un sospiro di sollievo. A gennaio, infatti, l’inflazione britannica ha registrato un deciso calo, attestandosi al 3% su base annua e segnando il livello più basso da marzo 2025. Il dato ha immediatamente riacceso le speranze dei mercati di un’imminente riduzione del costo del denaro da parte della Bank of England, anche alla luce dei preoccupanti dati sul mercato del lavoro. I future sui tassi di interesse stimano ora una probabilità di quasi il 90% di un taglio il prossimo 19 marzo, in aumento rispetto all’80% registrato prima della pubblicazione dei dati. A questa sforbiciata, secondo gli investitori, dovrebbe poi seguirne una seconda a fine 2026.
Secondo l’Office for National Statistics, dopo l’incremento inatteso del 3,4% messo a segno a dicembre, il mese scorso i prezzi al consumo sono dunque arretrati in maniera consistente, esattamente come previsto dagli analisti, soprattutto grazie alla frenata di trasporti e alimentari. Anche su base mensile si è registrata una diminuzione, pari allo 0,5%. Il dato core, quello al netto delle componenti più volatili, si è attestato al 3,1%, il minimo dal 2021. Per la BoE e per il governo laburista si tratta di una buona notizia, nonostante la banca centrale avesse previsto un arretramento dell’indice generale al 2,9%. Andrew Bailey e colleghi monitorano infatti con particolare attenzione l’inflazione alimentare, ritenuta fondamentale per modellare le aspettative del pubblico sui prezzi in generale, e a gennaio si è rivelata la più debole da aprile 2025.
Mercato del lavoro in affanno e crescita al lumicino
Tuttavia alcune pressioni di fondo resistono. In particolare, l’inflazione dei servizi, anche questa sorvegliata speciale, ha subito un rallentamento solo marginale, attestandosi al 4,4% dal 4,5% di dicembre, al di sopra del consensus. Anche se questo dato potrebbe rafforzare i falchi del Monetary Policy Committee, a pesare ci sono però le rilevazioni sul mercato del lavoro di sua maestà. Martedì, i dati sull’occupazione e sui salari hanno mostrato un quadro tutt’altro che roseo, indicando anche un allentamento delle pressioni sui prezzi. A dicembre il tasso di disoccupazione è infatti salito al 5,2%, il top da cinque anni, mentre negli ultimi tre mesi del 2025 la crescita salariale, indicatore cruciale del carovita, si è raffreddata. A questo si aggiunge poi che nel quarto trimestre dello scorso anno l’economia del Regno Unito è cresciuta a malapena, sotto le stime, segnando un anemico +0,1%.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Per Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, il dato sul carovita di gennaio, l’ultimo prima della riunione di marzo, rafforza la posizione dei membri più accomodanti dell’MPC, soprattutto alla luce della debolezza del mercato del lavoro, di una crescita salariale in rallentamento e di un tasso di disoccupazione ai massimi. “Le aspettative di mercato si orientano sempre più verso una riduzione dei tassi di 25 punti base, fino al 3,5%, a proseguire il percorso di tagli intrapreso nel 2025”, spiega l’esperto. Che però avverte: “Il Comitato resta diviso: se da un lato la narrativa disinflazionistica sta guadagnando terreno, dall’altro l’avvertimento del capo economista Huw Pill, secondo cui i tassi sono ‘un po’ troppo bassi’, evidenzia le preoccupazioni legate all’inflazione dei servizi”.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio