Fed, tutti gli uomini del presidente Warsh
Dal noto venture capitalist della Silicon Valley Marc Andreessen, all’ex governatore della BoE Mervyn King, passando per il Nobel Sargent: ecco chi riformerà la banca centrale Usa
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Dopo la sorpresa Fed, la Bank of England non stupisce i mercati se non per l’utilizzo di un tono un po’ più da falco. Come atteso, l’istituto centrale britannico ha infatti deciso di lasciare i tassi invariati al 5% e di ridurre l’acquisto di titoli di Stato del Regno Unito di cento miliardi di sterline nei prossimi dodici mesi, facendo schizzare la valuta di sua maestà ai massimi da marzo 2022. Tuttavia il governatore Andrew Bailey è apparso più cauto sull’allentamento monetario: pur ribadendo che il raffreddamento dei prezzi dovrebbe permettere alla BoE di ridurre “gradualmente” il costo del denaro nei mesi a venire, ha precisato come resti “fondamentale che l’inflazione rimanga bassa” e sia quindi necessario “stare attenti a non tagliare troppo o troppo velocemente”.
La decisione di prendersi una pausa dopo il taglio di agosto è stata presa dal Monetary Policy Committee con una maggioranza di 8 a 1. Solo il membro esterno Swati Dhingra ha votato per un’ulteriore riduzione di un quarto di punto. Questo a fronte di previsioni ancora grigie per l’economia britannica. Nonostante infatti ci siano “migliori aspettative”, ci si attende un Pil più debole nel terzo trimestre: +0,3%, meno della precedente stima di +0,4%. Ma a pesare sulla politica monetaria è stata ancora una volta l’inflazione, che in agosto si è attestata al 2,2% e che si prevede in aumento fino a circa il 2,5% verso la fine dell’anno.
“Questa decisione conferma l’opinione della BoE secondo cui l’inflazione necessita ancora di un grado elevato di stretta monetaria per essere portata dall’attuale 2,2% all’obiettivo del 2%”, commenta Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. Sottolineando come la crescita prospettata dall’istituto centrale per il terzo trimestre sia in calo rispetto allo 0,7% del primo e allo 0,6% del secondo.
Per Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam, la BoE ha mostrato un orientamento leggermente da falco sia nella composizione del voto sia ribadendo che il taglio dei tassi dovrà avvenire in modo graduale. L’esperto ritiene molto probabile un’ulteriore sforbiciata di 25 punti base a novembre e forse un’altra a dicembre. E resta convinto che il tasso terminale di questo ciclo di tagli debba essere più basso, soprattutto alla luce di quanto viene prezzato per i tassi terminali Usa ed euro. Inoltre, Niven evidenzia che la riduzione del programma di acquisto di asset si tradurrà in una diminuzione delle vendite attive nel corso del prossimo anno: “Questo dato è in qualche modo positivo rispetto a quanto atteso e riteniamo che possa contribuire a sostenere la parte più lunga della curva dei Gilt”, evidenzia.
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