Salvo clamorose sorprese, giovedì Francoforte ridurrà i tassi di 25 punti base. Ma l’attenzione è puntata sulle proiezioni economiche e sulle parole di Lagarde per capire come proseguirà l’allentamento
Ci siamo. Per la prima volta dal 2019, la Banca centrale europea taglierà il tassi di interesse dell’Eurozona. La decisione di giovedì è stata anticipata praticamente da ogni membro del board dell’Eurotower, tanto che per una volta gestori ed economisti sono tutti d’accordo: salvo sorprese eclatanti, il costo del denaro calerà di 25 punti base. L’allentamento arriva però in un contesto non troppo favorevole, con l’inflazione in risalita oltre le previsioni e i salari ancora in accelerazione, e rende difficile prevedere cosa accadrà nei meeting successivi. Al momento i mercati stimano altri due tagli nel 2024, con la possibilità di un terzo, ma le proiezioni macro di Francoforte, il comunicato finale del board e le parole della presidente Christine Lagarde saranno analizzati con molta attenzione.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, dubita però che l’istituto centrale fornisca molte indicazioni sul futuro: è decisamente più probabile che ribadisca il suo approccio riunione per riunione in base al flusso di dati. “Riteniamo improbabile che la Bce si impegni circa un particolare percorso per i tassi”, osserva, “una volta che inizierà a tagliare, prevediamo che procederà con step da 25 punti base”. Per Veit, i rischi propendono per meno tagli, soprattutto a causa della tenuta dell’inflazione dei servizi e della stabilità del mercato del lavoro. “L’attenzione principale nella seconda metà dell’anno rimarrà probabilmente sull’andamento dei salari, soprattutto alla luce di un tasso di disoccupazione al minimo storico del 6,4% e di posti vacanti ancora elevati”, avverte.
Il board è spaccato: possibili due o tre sforbiciate
Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors
Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors, fa notare come lo stesso Consiglio sia spaccato al suo interno circa il percorso futuro. “Sebbene il calo del carovita nell’ultimo periodo sia stato notevole”, spiega, “la Bce dovrebbe continuare a rimanere vigile sui potenziali effetti di secondo impatto a seguito dell’aumento dei salari e sull’andamento di altri costi”. Un chiaro riferimento ai rincari subiti dalle attività di trasporto marittimo come conseguenza della crisi nel Mar Rosso.
Un messaggio del genere, per Dixmier, non dovrebbe avere alcun impatto sui mercati. tanto più che dall’inizio dell’anno hanno abbassato sensibilmente le previsioni di riduzione dei tassi per il 2024: dai 164 punti base attesi a fine 2023 ai 62 di fine maggio. “Non prevediamo ulteriori brusche revisioni delle aspettative ma consideriamo ragionevole una stima di due o al massimo tagli dello 0,25% entro la fine del 2024 sembri molto ragionevole”, precisa. Aggiungendo che, per gli investitori, la recente pressione sui rendimenti offre una buona opportunità di aggiungere duration mediante strategie di irripidimento della curva.
Azad Zangana, senior European economist and strategist di Schroders
Più ottimista Azad Zangana, senior european economist & strategist di Schroders, secondo quella di giovedì sarà seguita da altre tre sforbiciate di un quarto di punto entro fine anno. Poi, Lagarde procederà con due riduzioni della stessa portata nel primo trimestre del 2025 e si fermerà per il resto dell’anno. “La pausa sarà probabilmente forzata dal riemergere delle pressioni inflazionistiche. Con la ripresa della domanda interna e il ritorno della crescita al di sopra del trend, la mancanza di capacità produttiva inutilizzata dovrebbe far risalire l’inflazione salariale e costringere le imprese ad aumentare i prezzi dei prodotti”, spiega. Per Zangana, sebbene l’Eurozona stia uscendo da una fase di contrazione ciclica, i tassi di disoccupazione sono rimasti vicini ai minimi decennali ed “evidenziando l’impatto dell’invecchiamento demografico così come dell’accumulo di manodopera”.
Contesto favorevole per credito corporate e azioni europee
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Secondo Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac, le aspettative del mercato appaiono caute. “Non ci sorprenderemmo se la Bce procedesse con tre-quattro sforbiciate e anche di più, nel caso di un rallentamento imprevisto dell’inflazione”, spiega. Per l’esperto, questi tagli “precauzionali” sono positivi per la crescita economica: l’Area è infatti piuttosto sensibile ai tassi, quindi i benefici di una riduzione dovrebbero essere percepiti in tempi relativamente brevi. “Ciò costituisce un contest favorevole per i mercati del credito corporate, soprattutto perché i fondi monetari perderanno parte della propria attrattiva. I flussi verso il credito sono già forti e il sostegno aggiuntivo probabilmente li incrementerà ulteriormente”, sottolinea Thozet. Aggiungendo che questo scenario favorirebbe anche le azioni europee nel loro complesso e in particolare per quei segmenti che hanno sofferto per le condizioni monetarie restrittive, viste le prospettive di una ripresa ciclica non inflazionistica. “Si tratta di un punto di forza, soprattutto perché le valutazioni nell’area appaiono interessanti sia storicamente sia rispetto al resto del mondo”, conclude.
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