Su anche le stime di inflazione per il 2026. Lagarde: tutte le opzioni sul tavolo. Secondo gli analisti, l’allentamento è al capolinea. E un aumento del costo del denaro nei prossimi mesi è altamente improbabile
Come ampiamente atteso, la Banca centrale europea chiude il 2025 ancora in stand-by. Dopo aver ridotto il costo del denaro di due punti percentuali con otto tagli in un anno, la pausa iniziata a luglio è stata infatti riconfermata per la quarta riunione consecutiva, alla luce di una crescita economica rivista al rialzo grazie alla spinta dei consumi interni e grazie all’assenza di preoccupazioni sul fronte dei prezzi. I tassi d’interesse sui depositi, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle quelle di rifinanziamento marginale rimangono dunque al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%. E lì, secondo i gestori, sono destinati a restare per un po’, visto che entrambe le possibilità, quella di un ulteriore allentamento e quella di un eventuale rialzo, appaiono al momento decisamente contenute.
In quest’ultimo meeting dell’anno, gli occhi dei mercati erano puntati soprattutto sulle proiezioni di Francoforte. E non sono stati delusi. La BCE ha infatti rivisto al rialzo le stime sul PIL dell’Area sia per il 2025, portandole dall’1,2% di settembre all’1,4%, sia per il 2026, all’1,2% dall’1%. Per il 2027 è invece attesa una crescita dell’1,4%, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028. A far da traino dovrebbero essere proprio i consumi interni. “La domanda interna è attesa essere il principale motore della crescita economica negli anni a venire, i redditi reali dovrebbero salire e il tasso di risparmio si abbasserebbe a sostegno dei consumi”, ha spiegato la presidente Christine Lagarde, parlando di “un’economia resiliente”. Tuttavia, ha precisato, i rischi sono tanti, a partire da un contesto geopolitico altamente incerto che potrebbe interrompere le catene di approvvigionamento, frenare le esportazioni e gravare su consumi e investimenti.
Inflazione sotto controllo
Quanto all’inflazione, secondo l’Eurotower questa dovrebbe attestarsi in media al 2,1% nel 2025, per poi calare all’1,9% nel 2026, all’1,8% nel 2027 e tornare al target del 2% nel 2028. La componente core dovrebbe attestarsi rispettivamente al 2,4%, al 2,2%, all’1,9% e al 2,0%. Per l’anno che sta per iniziare si tratta di una revisione al rialzo, ma solo perché gli esperti si attendono ora che il carovita relativo ai servizi scenda più lentamente. Alla luce di queste stime, ha chiarito Lagarde, “la decisione unanime sui tassi di oggi è anche sul fatto di mantenere tutte le opzioni sul tavolo”. “Non c’è nessun percorso prestabilito e nessuna data fissata per una mossa”, ha scandito la presidente, ribadendo l’approccio guidato dai dati, riunione per riunione.
“La BCE sta camminando sul filo del rasoio e la decisione di mantenere i tassi invariati è quella giusta”, commenta Roelof Salomons, chief investment strategist for the Netherlands and the Nordics del BlackRock Investment Institute. Il suo scenario di base prevede che il costo del denaro resti fermo a lungo. “Manteniamo una posizione neutrale sulle azioni e sui titoli di Stato europei, preferendo il credito del Vecchio Continente a quello statunitense”, afferma. Inoltre Salomons vede opportunità settoriali nei comparti finanziario, infrastrutturale e farmaceutico, supportate dalle valutazioni convenienti, dalla svolta pro-crescita dell’Europa e dall’adozione dell’AI.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Per Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, l’Eurotower vuole preservare lo spazio di manovra convenzionale della politica monetaria e guarderà oltre le deviazioni al ribasso previste a breve termine rispetto all’obiettivo. “Il mercato ha ormai completamente escluso ulteriori allentamenti ed è ora allineato alla nostra opinione secondo cui il ciclo di tagli si è concluso al 2%”, sostiene. L’esperto continua quindi ad attendersi tassi di interesse invariati nel prossimo futuro, “pur mantenendo una mentalità aperta riguardo alla direzione della prossima mossa”, chiarisce.
Un messaggio equilibrato
Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management
Secondo Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, a fronte di una ridotta incertezza legata alle tariffe commerciali, i rischi di scenario restano comunque legati ad altre forme d’incertezza, come i ribassi di prezzo sugli import cinesi e la geopolitica globale. “La presidente Lagarde ha riconosciuto il recente repricing dei mercati a breve termine, spinti dagli interventi di Schnabel, senza tuttavia contrastarlo in modo deciso a seguito delle revisioni sulla crescita, segno di una certa tolleranza verso condizioni finanziarie più restrittive”, sottolinea. Nel complesso, per Campisi il messaggio è stato di equilibrio: “Politica invariata, approccio dipendente dai dati e nessun segnale di forward guidance, confermando un mercato che appare a nostro avviso eccessivamente positivo, al momento, sulle attese di un possibile rialzo dei tassi nei prossimi dodici mesi”.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Anche per Simon Dangoor, head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, il mix di crescita resiliente e prezzi destinati a rimanere al di sotto del target suggerisce un atteggiamento attendista nel prossimo futuro. “Sebbene vi sia un certo margine per ulteriori misure di allentamento il prossimo anno qualora l’inflazione dovesse scendere ben al di sotto del 2%, la probabilità di tale scenario si è ridotta”, osserva. Al contrario, per l’esperto la possibilità di un rialzo dei tassi nel 2026 “appare molto contenuta”, visto un contesto inflazionistico ancora moderato e nonostante la recente retorica da falco di alcuni membri del Consiglio.
Sulla stessa lunghezza d’onda Gianluca Bergamaschi, head of Fixed Income – Mandates presso Generali Asset Management, secondo cui prezzare un rialzo nel 2026 appare irrealistico. “L’inflazione è attesa sotto il 2% all’inizio del 2026 e dovrebbe rimanere tale nel 2027, soprattutto per l’effetto base sui prezzi energetici. Un rialzo in queste condizioni potrebbe comportare un errore di politica monetaria se la crescita rallentasse”, fa notare. Dopo il recente aumento dei rendimenti, secondo l’esperto, lo spazio per ulteriori pressioni al rialzo dei tassi è limitato. “Abbiamo una posizione costruttiva sul reddito fisso europeo, in particolare sulla parte medio-termine della curva, e considereremmo un rialzo del rendimento del Bund decennale oltre il 3% come un’opportunità tattica di acquisto”, afferma. A suo parere, ci sono margini per una sovraperformance dei Btp, grazie al carry interessante e al momentum positivo in termini di rating, mentre è meglio mantenere approccio prudente sugli Oat francesi.
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