Secondo gli analisti, giovedì Lagarde procederà a un aumento “precauzionale” e “di credibilità” e non si sbilancerà sul dopo. Un’altra stretta a settembre è molto probabile, ma incombe il problema crescita
Giovedì la Banca centrale europea sarà la prima tra i grandi istituti centrali ad annunciare un rialzo dei tassi dovuto alla guerra in Medio Oriente. È questa la convinzione della quasi totalità dei gestori, che si aspettano un aumento di 25 punti base vista l’inflazione in risalita. Gli occhi saranno dunque puntati sulle nuove previsioni dell’Eurotower, che si prevede vengano ritoccate significativamente al rialzo sul fronte dei prezzi, e sulle parole della presidente Christine Lagarde. L’obiettivo è quello di capire che cosa avverrà nei prossimi mesi. I mercati già prezzano un’ulteriore stretta di pari entità entro la fine dell’anno, con settembre indicato come l’appuntamento più probabile, ma per molti analisti il percorso non è segnato e i policymaker dovranno tener conto anche della frenata dell’economia.
Annalisa Piazza, fixed income research analyst di MFS IM
Secondo Annalisa Piazza, fixed income portfolio manager di MFS Investment Management, la probabile stretta di giovedì non deve sorprendere, dal momento che nelle ultime settimane la necessità di un leggero aggiustamento è stata ampiamente segnalata dai policymaker. L’orientamento, poi, dovrebbe rimanere dipendente dai dati, mentre le previsioni di crescita dovrebbero essere riviste al ribasso e quelle sui prezzi al rialzo. “La conclusione politica è che la BCE deve aumentare i tassi per proteggere la propria credibilità e impedire che le aspettative di inflazione si discostino dal livello attuale, ma sta ancora operando in un contesto neutrale piuttosto che muoversi in modo deciso verso un territorio restrittivo”, spiega.
Prospettive incerte
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, fa notare come, dopo giugno, le prospettive di politica monetaria si faranno più complesse. E il board si troverà a dover bilanciare un’inflazione persistentemente elevata con un indebolimento dell’attività economica. Anche a suo parere, il ritocco di giovedì servirà principalmente a preservare la credibilità dell’istituto centrale nella lotta al carovita e ad ancorare le aspettative. Tuttavia, sottolinea, “con le speranze di un accordo di pace nel conflitto con l’Iran che stanno nuovamente svanendo e i rischi di stagflazione che restano elevati, vorrà probabilmente mantenere aperta la possibilità di ulteriori strette, se necessario”.
Per Karsten Junius, chief economist di J. Safra Sarasin, le previsioni di inflazione per il 2026 e il 2027 verranno riviste al rialzo al 2,8% e al 2,4% rispetto al 2,6% e al 2,0% attuali, mentre quella del 2,1% per il 2028 dovrebbe essere confermata. “Un aumento di tale stima rappresenterebbe un segnale molto hawkish, implicando la necessità di ulteriori incrementi rispetto a quanto scontato finora dal mercato, mentre un abbassamento rappresenterebbe un segnale molto dovish”, analizza. L’esperto si aspetta poi solo una lieve revisione al ribasso del PIL, visto che gli indicatori economici stanno tenendo meglio del previsto. “Considerando che le aspettative di inflazione più elevate portano a salari più alti e a un aumento dell’indice dei servizi, a nostro avviso Francoforte avrà argomenti solidi per un ulteriore rialzo dei tassi a settembre”, avverte.
Sulla stessa lunghezza d’onda David Zahn, head of European Fixed Income di Franklin Templeton, che si aspetta dall’Eurotower un orientamento più aggressivo rispetto alla risposta relativamente prudente adottata nel 2022, dopo l’aggressione russa all’Ucraina. La sua previsione è quindi di un secondo ritocco del costo del denaro a settembre, anche perché “la finestra per un ciclo di rialzi aggressivo è limitata alla seconda metà di quest’anno”, viste pure le elezioni in Francia, Italia e Spagna.
Non più di due
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, dubita però che possano esserci più di due strette. “Due rialzi porterebbero il tasso di riferimento al limite superiore dell’intervallo delle stime del tasso neutrale (1,75% – 2,5%) e servirebbero principalmente a gestire le aspettative e a prevenire effetti di secondo impatto”, chiarisce. Precisando che sebbene l’economia dell’Area euro abbia mostrato un modesto slancio prima della guerra, da allora si è assistito a un significativo peggioramento delle prospettive, principalmente a causa dell’aumento dell’incertezza e dei prezzi più elevati dell’energia che hanno spinto al ribasso consumi e investimenti.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Di parere diverso Tomasz Wieladek, chief european macro economist di T. Rowe Price, secondo cui ci sono diversi motivi per ritenere che gli investitori stiano sopravvalutando l’atteggiamento restrittivo di Francoforte. Da un lato, infatti, a suo parere i mercati hanno interpretato l’uniformità di comunicazione del board, scelta per contribuire a stabilizzare le aspettative, come un segnale che l’intero Consiglio sia diventato particolarmente aggressivo nella lotta all’inflazione. “È improbabile che sia così”, mette in guardia l’esperto, per il quale è poi ancora più importante la sottovalutazione dei rischi legati a un indebolimento dell’economia reale. “Sebbene gli indicatori basati sui sondaggi abbiano mostrato un significativo deterioramento dall’inizio del conflitto, i mercati continuano a ignorare questi dati: la Bce, invece, vi presterà attenzione”, assicura. Concludendo che quindi Lagarde e colleghi potrebbero “sorprendere i mercati adottando una comunicazione più equilibrata e dovish di quanto attualmente previsto”.
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