Francoforte resta in pausa e data-dependent: l’economia è “resiliente”, mentre l’inflazione è attesa stabilizzarsi al 2% nel medio termine. Per gli asset manager, Lagarde resterà ferma per un po’. Poi tutto è possibile
La pausa della Banca centrale europea continua. Come atteso dai mercati, Francoforte ha deciso per la quinta volta consecutiva di non toccare il costo del denaro e di non fornire indicazioni sul percorso futuro, rafforzando le previsioni dei mercati secondo cui la politica monetaria rimarrà stabile per un certo periodo. L’inflazione infatti è prossima all’obiettivo e la crescita dell’Eurozona si sta dimostrando resiliente, mentre le prospettive dell’economia “sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche”, ha sottolineato la presidente Christine Lagarde, ribadendo l’approccio data-dependent. Il tasso sui depositi resta quindi al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%, e secondo i gestori difficilmente ci saranno cambiamenti a breve.
Politica monetaria in un “buona posizione” ed euro “nel range”
“Siamo ben posizionati sui tassi e l’inflazione è ben posizionata”, ha detto la numero uno della BCE in conferenza stampa, ripetendo per ben due volte la formula usata nei mesi scorsi, nonostante a gennaio l’indice dei prezzi sia sceso all’1,7% facendo prevedere una diversa formulazione. “Non possiamo essere ostaggio di un singolo dato”, ha spiegato. Per l’Eurotower, infatti il carovita “dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Quanto al protagonista di questo meeting, l’euro forte, Lagarde ha confermato che il tema è stato oggetto di discussione. “Abbiano osservato collettivamente come il dollaro si è deprezzato dal marzo scorso” mentre “dall’estate 2025 fluttua in un range”, ha detto. La conclusione, ha precisato, è stata che “l’impatto dell’apprezzamento della moneta unica è già incorporato nelle nostre stime centrali” e che “il range attuale del cambio è perfettamente in linea con la media complessiva da quando esiste l’euro”. La presidente ha anche evidenziato come la sfida posta da dazi ed euro renda necessario rafforzare l’Eurozona. In vista del Consiglio europeo del 12 febbraio sulle riforme per la competitività, la BCE ha quindi preparato una check list di misure cruciali, i cui punti chiave sono: unione del mercato dei capitali, euro digitale, promozione dell’innovazione, semplificazione della legislazione e rafforzamento del quadro istituzionale.
Higher for longer
“Il messaggio è chiaro: il percorso verso la normalizzazione sarà graduale, guidato dai dati e privo di qualsiasi fretta”, commenta Vincent Lagger, senior portfolio manager multi-asset di ZKB-Swisscanto, secondo cui la decisione di non toccare i tassi riflette un approccio prudente di tipo “higher for longer”. A suo parere, la persistenza di una forte crescita salariale richiede un periodo di osservazione per assicurarsi che i fattori inflazionistici di origine domestica siano pienamente sotto controllo. “Mantenendo lo status quo, la Bce si concede quindi del tempo per valutare l’impatto del rafforzamento dell’euro e delle tensioni commerciali sull’economia reale”, chiarisce.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Anche per Simon Dangoor, deputy chief investment officer of fixed income and head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, la BCE rimarrà in modalità pilota automatico nel prossimo futuro. “La pressione accomodante derivante dalla rinnovata possibilità di dazi doganali sulla scia dell’incertezza geopolitica e della forza dell’euro è controbilanciata dalla crescita resiliente e dall’aumento dei prezzi delle commodity, che lasciano pochi incentivi ad agire”, spiega. A suo parere, l’orientamento complessivo rimane comunque propenso a un ulteriore allentamento, dato il quadro inflazionistico favorevole, soprattutto nella prima metà dell’anno.
Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay
Dello stesso parere Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay, secondo cui l’Eurotower è in fase di stallo, ma la prossima mossa sarà probabilmente un taglio, contrariamente a quanto previsto dal mercato. “L’inflazione complessiva sarà inferiore al 2% nel primo semestre del 2026, consentendo ai membri più accomodanti della Bce di farsi sentire maggiormente nei prossimi mesi”, sottolinea. Aggiungendo che se Francoforte continuerà a puntare sui tagli, potremmo assistere a un ulteriore irripidimento delle curve dei rendimenti, poiché i costi di finanziamento a breve termine diminuiranno e le scadenze più lunghe terranno conto di un contesto di crescita più favorevole.
… o un rialzo?
Di parere opposto Irene Lauro, senior economist Europe and climate di Schroders, secondo cui i policymaker continueranno a concentrarsi sull’inflazione dei servizi, che rimane su livelli scomodamente elevati ed è destinata ad accentuarsi con la prevista fine del rallentamento della crescita salariale nel corso dell’anno. “La decisione odierna conferma la nostra convinzione che la prossima mossa sarà un rialzo, piuttosto che un taglio”, assicura.
Secondo Roelof Salomons, chief investment strategist for the Netherlands and the Nordics del BlackRock Investment Institute, i tassi rimarranno fermi al 2% per tutto il 2026, data la pressione al rialzo sull’inflazione derivante dai persistenti vincoli dell’offerta e da una politica fiscale leggermente più accomodante. “Le aziende hanno anche iniziato a investire nell’intelligenza artificiale, un altro potenziale stimolo alla crescita”, fa notare. Salomons consiglia comunque agli investitori di fare attenzione alle sorprese. “Siamo neutrali su azioni e obbligazioni europee, preferendo il credito Ue rispetto a quello Usa”, aggiunge. Evidenziando che “le opportunità abbondano nei settori finanziario, infrastrutturale e farmaceutico europei, supportate da valutazioni convenienti, dalla svolta pro-crescita del Vecchio Continente e dall’adozione dell’AI”.
Costruttivi sugli spread in Eurozona
Massimo Spagnol, fixed income portfolio manager presso Generali Asset Management
Massimo Spagnol, fixed income portfolio manager presso Generali Asset Management, rimarca come le previsioni sul livello futuro dei prezzi saranno più ostiche ed incerte. “Il contesto esterno rimane difficile, a causa dell’aumento dei dazi e dell’apprezzamento dell’euro”, osserva. Una moneta unica più forte, infatti, potrebbe far scendere l’inflazione oltre le attuali aspettative, mentreil previsto aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture potrebbe farla aumentare nel medio termine. “Il mercato nel mese di gennaio ha visto il decennale tedesco toccare area 2.90% e ritracciare in area 2.85%. Il due anni tedesco è rimasto ancorato in area 2.07%-2.12%”, analizza. In merito alla pendenza della curva, per Spagnol è opportuno distinguere tra due segmenti: 2-10 anni e 10-30. “Il primo è fortemente ancorato alle aspettative di politica monetaria, con un ciclo monetario giunto al termine non ci aspettiamo molto spazio per ulteriore steepening, mentre nel settore più lungo si apre il tema delle aspettative degli investitori in merito al term-premium e alla potenziale pressione al rialzo derivante dalla curva giapponese e statunitense”, sottolinea. Per questo si dice cauto sulle scadenze superiori ai 15 anni. “Rimaniamo costruttivi sugli spread in Eurozona in particolare Italia e Spagna”, conclude.
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