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Decisione unanime ma alcuni membri hanno valutato un rialzo. E Lagarde avverte: “L’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. Per gli analisti, tutto dipenderà dal Medio Oriente
Tassi invariati ma porta aperta a un rialzo a settembre. Come atteso, dopo aver aumentato il costo del denaro a giugno per la prima volta dal 2023, la Banca centrale europea ha deciso di prendersi una pausa, mettendo però in guardia su futuro: “L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”, è infatti l’avvertimento che arriva da Francoforte. Per i gestori, quindi, è altamente probabile che dopo l’estate si assista a una nuova stretta, dal momento che il nuovo balzo dei prezzi dell’energia minaccia di mantenere l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo. Tutto però, come sempre, dipenderà da quanto accadrà in Medio Oriente nelle prossime settimane.
Ancora in “posizione favorevole” ma rischi al rialzo
Il consiglio direttivo ha ribadito di trovarsi in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla ripresa del conflitto tra Usa e Iran e che l’orientamento di politica monetaria continuerà ad essere data-dependent. Il motivo principale per cui la Bce può permettersi di attendere è che i temuti effetti di secondo turno dell’impennata dei prezzi dell’energia non si sono ancora materializzati. Tuttavia, come spiegato dalla presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, anche se la decisone di non toccare i tassi “è stata unanime”, alcuni membri del board si sono chiesti se non fosse già il caso “di prendere in considerazione un aumento”. I rischi per le prospettive dell’inflazione sono infatti orientati al rialzo, ha chiarito la numero uno, e “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ulteriormente e i suoi effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero essere più marcati di quanto attualmente previsto”. Inoltre, ha avvertito, “gli eventi climatici estremi e la crisi climatica potrebbero far rincarare gli alimentari”. Da qui a settembre l’Eurotower riceverà altri due indicatori mensili sull’inflazione, il Pil del secondo trimestre, due indici sulle aspettative dei consumatori, uno sulla remunerazione dei dipendenti e due Pmi. “Sembra un elenco infinito”, ha affermato Lagarde, “ma serve solo a darvi un’idea del volume di dati che avremo e della portata delle indicazioni che vogliamo acquisire per applicare la funzione di reazione”.
Tono hawkish e comunicato coinciso
Per Tina Fong, economist strategist di Schroders, l’inflazione di giugno ha offerto un certo sollievo, ma non è ancora sufficiente perché i policymaker possano dichiarare conclusa la battaglia contro il carovita. “La banca centrale ha mantenuto un tono relativamente hawkish”, commenta, ricordando che la riacutizzazione delle tensioni in Medio Oriente ha fatto risalire i prezzi del petrolio, aumentando il rischio di un’ulteriore crescita dell’inflazione. “Anche l’economia dell’Eurozona si è dimostrata a sorpresa resiliente, mentre il pacchetto di stimolo fiscale della Germania dovrebbe fornire un ulteriore sostegno alla crescita nei prossimi mesi”, osserva. Per questo, Fong è convinta che l’Eurotower aumenterà i tassi di 25 punti base a settembre.
Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di Mfs Im, fa notare come il comunicato dell’Eurotower sia molto breve e conciso. “Si fa riferimento allo scenario di base che, come osservato nei verbali precedenti, prevedeva un ulteriore inasprimento, e al fatto che l’impatto completo dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”, analizza. Questo, a suo parere, può essere interpretato come una conferma dell’idea che un altro rialzo dei tassi non dovrebbe costituire una sorpresa. Tuttavia, precisa, “tale eventualità è già ampiamente scontata dai mercati e pertanto nel comunicato non vi è nulla che possa turbarli, dato che questi ultimi sembrano allineati al pensiero della Bce”.
Aumento dei tassi a settembre
Sulla stessa lunghezza d’onda è Andrew Jackson, head of investments di Vontobel, che cita a sostegno della sua tesi anche l’apertura di un nuovo fronte nel conflitto, quello di Bab el-Mandeb, e l’ampliarsi degli effetti indiretti sui prezzi in un contesto di continue interruzioni delle catene di approvvigionamento. Tuttavia, per l’esperto, finché rimarranno assenti gli effetti di secondo round sull’inflazione e i beni cinesi come veicoli elettrici e pannelli solari continueranno a esercitare una pressione ribassista sui prezzi nei mercati europei, “le ragioni per spingere i tassi ulteriormente in territorio restrittivo appaiono limitate”.
Non solo settembre?
Un ritocco post ferie rappresenta lo scenario di base più plausibile anche secondo Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro investing di Goldman Sachs Asset Management. Che però avverte: “Vi è margine per un ulteriore rialzo nel corso dell’anno qualora i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati”.
Mercati troppo pessimisti
Di parere diverso, invece, Dean Turner, chief Eurozone e UK economist Ubs Global Wealth Management, secondo cui, dopo il ritocco di settembre, Francoforte passerà a una pausa più prolungata. “Attualmente i mercati sembrano scontare un percorso dei tassi più aggressivo di quanto ci aspettiamo”, afferma, “di conseguenza, continueremo a privilegiare le obbligazioni di alta qualità dell’Eurozona, in particolare quelle con scadenze a breve e medio termine”.
La pausa potrebbe anche proseguire
Per Felix Feather, economista di Aberdeen Investments, la pausa appena annunciata potrebbe essere sia la prima di un periodo di stabilità sia la quiete prima della tempesta. “Lo scenario a cui andremo incontro dipenderà da molteplici fattori, ma il più importante è l’evoluzione degli eventi in Medio Oriente”, analizza. Se i prezzi attuali di petrolio e gas dovessero persistere, per l’esperto, uno shock sui costi energetici di tale entità sarebbe troppo grave e, a settembre, avremmo un nuovo rialzo. Tuttavia, “un allentamento delle tensioni potrebbe dare all’istituto centrale il margine di manovra necessario per mantenere i tassi invariati per il resto dell’anno”. E questo perché, precisa, “i segnali di quel tipo di effetti di secondo round che potrebbero rendere permanente la fiammata inflazionistica finora restano scarsi”.
Stessa lettura arriva da Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe del BlackRock Investment Institute. Benché una mossa a settembre sia probabile, anche l’esperta osserva come finora l’aumento dei costi energetici non sembra essersi trasferito sui salari e sui prezzi in generale. “Per ora, la Bce cammina sul filo del rasoio: rimane vigile sull’inflazione, ma si tiene aperte tutte le opzioni”, scandisce. Per questo anche Petersen mantiene una sovraponderazione sui titoli di Stato europei a breve e medio termine. “I mercati stanno prezzando tassi di interesse restrittivi per diversi anni, e riteniamo che ciò sia eccessivo”, conclude.
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