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Il membro del board avverte che l’ultimo miglio è il più difficile. I trader monetari scommettono però su un taglio ad aprile. I gestori non vedono ulteriori aumenti ma stimano più tempo per la svolta
Un nuovo rialzo dei tassi è ancora sul tavolo della Banca centrale europea. A gelare le speranze dei mercati sulla fine della stretta monetaria ci ha pensato il falco Isabel Schnabel, il cui discorso ad un convegno Fed in Missouri era atteso (e temuto) dagli investitori ormai in modalità ottimista dopo il meeting della scorsa settimana. Il membro tedesco del comitato esecutivo della Bce ha infatti messo in guardia sull’ultimo miglio, “spesso il più difficile” da percorrere, sottolineando come non si possa escludere un ulteriore aumento del costo del denaro.
“Le aspettative di inflazione sono fragili e rinnovati shock dal lato dell’offerta possono destabilizzarle, minacciando la stabilità dei prezzi a medio termine. Ciò significa anche che non possiamo chiudere la porta a ulteriori rialzi dei tassi”, ha spiegato. Rimarcando che se ci è voluto un anno per portare il carovita al 2,9% di ottobre dal picco del 10,6% di fine 2022, “si prevede che ci vorrà circa il doppio del tempo per tornare al 2%”.
Secondo la Schnabel, per riuscire a tornare al target, la crescita del costo unitario del lavoro dovrà convergere verso livelli coerenti con un’inflazione a medio termine del 2% e le imprese dovranno utilizzare i margini di profitto come cuscinetto per limitare la trasmissione degli attuali forti aumenti salariali ai prezzi al consumo. Non solo: sul percorso incombono anche nuovi shock, come le tensioni in Medio Oriente, gli scioperi agli impianti di Gnl in Australia e il riscaldamento globale. Tutti elementi che rischiano di “far deragliare la disinflazione”. “L’obiettivo è a portata di mano ma festeggiamo solo quando avremo affrontato davvero l’ultimo miglio: occorre perseveranza per evitare di dichiarare la vittoria troppo presto”, ha concluso.
I trader monetari scommettono su un taglio ad aprile
Restano però ottimisti i trader monetari, che scontano ora una probabilità di circa l’80% di un taglio dei tassi dello 0,25% entro aprile. Stessa percentuale che la scorsa settimana era prezzata per una sforbiciata a luglio. Il nuovo scenario dipende soprattutto dalla forte discesa dell’inflazione, calata oltre le attese in ottobre, a fronte di un’economia che sta attraversando una fase di prolungata debolezza. Le aspettative indicano poi un’ulteriore riduzione nel corso del prossimo anno, con il 50% di possibilità che entro fine 2024 il board di Francoforte annunci quattro tagli da 25 punti base, riportando il tasso di deposito al 3%. Secondo i trader la Bce sarà la prima banca centrale ad abbassare l costo del denaro, anticipando dunque i colleghi della BoE e della Fed.
Gestori più cauti
La maggior parte dei gestori resta intanto convinta che, salvo sorprese, l’Eurotower non procederà con ulteriori aumenti. Ma non si fa illusioni sull’avvio dei tagli: non prima di metà 2024, dice la tesi maggioritaria. Di questo parere è anche Mark Dowding, fixed income cio di Rbc BlueBay Am, che fa notare come gli indici economici sembrino indicare un ammorbidimento più evidente: “I dati sul sentiment delle imprese continuano a scendere e, questa settimana, in Germania, hanno evidenziato una marcata debolezza delle vendite al dettaglio e un aumento della disoccupazione”, osserva.
Dowding non ritiene quindi che la Bce continuerà ad aumentare i tassi di interesse, ma, come nel caso della Fed, è convinto che un taglio sia ancora lontano. “Ci vorrà del tempo prima che l’inflazione scenda a livelli tali da indurre la Banca centrale europea a modificare la sua posizione”, conclude.
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