BCE, pausa scontata. Per i gestori Lagarde non ripeterà gli errori del 2022
Analisti divisi su un possibile rialzo dei tassi nel corso dell’anno, che il mercato ha già iniziato a prezzare. Decisiva sarà la durata della crisi nello Stretto di Hormuz
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Il 2026 è partito all’insegna dei dubbi per il mercato americano. Da un lato, infatti, c’è chi teme lo scoppio della famigerata ‘bolla AI’ e punta il dito contro le valutazioni eccessive, l’impennata delle spese in conto capitale e il rischio che la nuova tecnologia cannibalizzi i consolidati modelli di business software. Dall’altro, resiste invece una grossa fetta di investitori che continua a scommettere sulla rivoluzione tecnologica. Il risultato è che solo nell’ultima settimana, quella delle trimestrali, le Big Tech hanno perso oltre mille miliardi di dollari di capitalizzazione proprio a causa dei timori relativi alla spesa destinata all’intelligenza artificiale. Per Francesco Manfredini, analista e gestore azionario USA di Comgest, come al solito la verità sta nel mezzo e non bisogna farsi prendere da nessun tipo di euforia: tech e AI sono infatti senza dubbio due motori di crescita di lungo periodo, ciò che conta è essere selettivi e puntare sui nomi di qualità, sostenuti da solidi fondamentali.
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“Il 2025 è stato caratterizzato da profondi cambiamenti economici e politici, con un contesto macro più complesso ma anche ricco di opportunità selettive”, analizza l’esperto. Prova ne è che l’aumento dei dazi e il ritorno dei temi di reshoring e stabilità industriale hanno sì inciso su inflazione e crescita, ma non hanno impedito ai mercati di chiudere l’anno con una solida performance, sostenuta dagli investimenti e dal miglioramento della produttività. Manfredini precisa però come le performance siano state fortemente concentrate, con una quota limitata di titoli responsabile della maggior parte dei rendimenti. E spiega che, di fronte a tale concentrazione e a un rinnovato focus degli investitori sugli utili di breve termine, la ricetta vincente è stata mantenere “un approccio disciplinato, coerente con la nostra filosofia di investimento orientata alla qualità e alla crescita sostenibile nel lungo periodo”. In particolare, precisa, “abbiamo limitato l’esposizione ai segmenti più ciclici e con minore visibilità degli utili, privilegiando modelli di business più resilienti, con fondamentali solidi e capacità di generare valore nel tempo”.
Quanto all’intelligenza artificiale, Manfredini osserva come l’entusiasmo abbia continuato a sostenere investimenti senza precedenti in infrastrutture, data center, energia e tecnologia. A suo parere, Alphabet, Oracle e Microsoft sono “ben posizionate grazie a ecosistemi tecnologici integrati, forti barriere competitive e un’elevata visibilità sulla crescita futura”. L’esperto parte dalla società che controlla Google ed evidenzia come, dopo un inizio anno difficile, abbia dimostrato “la forza del proprio ecosistema nell’AI, che integra la piattaforma Gemini, i chip TPU proprietari e un’offerta cloud sempre più competitiva, rafforzando il suo posizionamento di lungo periodo”.
Microsoft, dal canto suo, ha continuato a beneficiare di una domanda molto forte di soluzioni cloud e di intelligenza artificiale. “L’azienda offre un’elevata visibilità sulla crescita futura, grazie alla profondità della sua base clienti e all’integrazione dell’AI in un’ampia gamma di prodotti e servizi”, assicura Manfredini. Anche il colosso di Larry Ellison, prosegue, ha registrato una buona performance. Merito “di un portafoglio ordini record legato all’AI, che ha messo in evidenza il potenziale della sua piattaforma cloud su larga scala”. Infine, per l’esperto non è da sottovalutare neppure il settore sanitario, che ha messo a segno una performance positiva, in particolare attraverso Johnson & Johnson ed Eli Lilly, “confermando il valore di società di alta qualità con fondamentali solidi”.
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Proprio i fondamentali sono da tenere d’occhio da qui in avanti. Manfredini, infatti, resta “pienamente fiducioso” nelle prospettive di lungo termine. “Prevediamo una crescita degli utili sostenuta da fondamentali solidi, con margini e ritorni sul capitale significativamente superiori a quelli dell’indice”, sostiene. In un contesto politico e geopolitico ancora incerto, conclude, “continuiamo a investire in aziende di alta qualità, beneficiando dei trend strutturali legati alla produttività, alla tecnologia e alla salute, con l’obiettivo di creare valore sostenibile nel tempo”.
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