Charlotte Sargent, Consultant Client Portfolio manager di WCM (Natixis IM), racconta il posizionamento della realtà californiana: strategie azionarie growth concentrate su aziende con vantaggi competitivi e cultura aziendale efficace. “La diversificazione è la chiave per affrontare mercati volatili e l’Europa oggi rappresenta una grande opportunità”
Charlotte Sargent, Consultant Client Portfolio manager di WCM
Una gestione attiva, concentrata e di respiro globale, fondata su due pilastri: analisi dei vantaggi competitivi e della solidità della cultura aziendale. Così si presenta WCM, boutique californiana basata a Laguna Beach, che punta a consolidare la propria presenza anche nel mercato italiano del risparmio gestito grazie all’appartenenza alla galassia Natixis IM. La redazione di FocusRisparmio ha parlato dei piani di crescita della società insieme a Charlotte Sargent, Consultant Client Portfolio manager della società.
WCM ha una lunga storia e un posizionamento fortemente distintivo. Quale filosofia guida i vostri investimenti?
WCM esiste dal 1976 ma è con l’arrivo di Paul Black, attuale co-ceo, nel 1998 che è iniziata l’evoluzione verso l’attuale filosofia d’investimento. Il nostro focus è sulla crescita globale, con un’offerta che va dalle strategie globali e internazionali ex-US ai mercati emergenti fino alle small cap e a a una soluzione dedicata alla Cina. Tutto ruota attorno a due pilastri: ci concentriamo su aziende in espansione e una cultura aziendale efficace. La domanda alla base della nostra filosofia è: questa azienda sarà più forte tra cinque o dieci anni? Se la risposta è sì, allora inizia il nostro lavoro.
Come valutate un elemento immateriale come la cultura aziendale?
Può sembrare astratto ma per noi la cultura aziendale è uno dei fattori più importanti per il valore a lungo termine per gli azionisti. Collaboriamo con accademici e specialisti del settore e abbiamo costruito un team di analisi dedicato. La cultura è spesso sottovalutata, ma per noi rappresenta un fattore determinante per il successo sostenibile di un’azienda. Naturalmente non è l’unico criterio: ad esempio, non investiremmo in una società che opera in un settore stagnante. Cultura e vantaggi competitivi devono crescere insieme.
Il vostro approccio è molto attivo. Come vi posizionate nel dibattito attivo contro passivo?
Il tema è ancora molto discusso. Per le posizioni core vediamo spesso una preferenza per ETF e strumenti passivi ma l’investimento attivo ha ancora molto da dire, soprattutto quando si propone qualcosa di realmente diverso dal benchmark. Il nostro approccio è fortemente differenziato, con un’alta active share e un portafoglio concentrato: le strategie della casa hanno in media tra 30 e 50 titoli. Se siamo convinti della forza di un’azienda, vogliamo che incida davvero sulla performance della strategia.
Come incidono le valutazioni elevate che il mercato azionario ha oggi nella gestione delle strategie?
In uno scenario di valutazioni elevate, la chiave resta la diversificazione. Anche nel 2025 abbiamo visto oscillazioni notevoli tra trimestri e un portafoglio ben diversificato aiuta a gestire la volatilità. Il nostro approccio è flessibile e si adatta ai diversi contesti di mercato. L’importante è mantenere disciplina, pazienza e capacità di guardare oltre il breve periodo e verso il lungo termine.
Dopo il 2022, sono emerse numerose opportunità. L’intelligenza artificiale è al centro del dibattito ma il tema va oltre il big tech. Guardiamo anche all’elettrificazione, alla transizione energetica, al settore aerospaziale e alla difesa europea. Sono tutti ambiti in cui vediamo aziende con vantaggi competitivi in espansione.
E l’Europa? Che ruolo ha nei vostri portafogli?
Attualmente siamo sovrappesati sull’Europa nelle nostre strategie globali. Il continente offre ottime opportunità in tutti i settori che ho appena citato. Ci sono aziende con modelli solidi e prospettive di crescita reale. Abbiamo sempre avuto esposizione verso società europee, ma oggi notiamo una rinnovata attenzione per la regione da parte degli investitori.
Quale fondo porterete preferenzialmente sul mercato italiano?
Il fondo selezionato è il WCM Select Global Growth Equity Fund, già disponibile in formato UCITS dal 2021 ma con una storia che inizia nel 2011. Ha al momento un patrimonio di circa 600 milioni di euro e rappresenta al meglio il nostro approccio: alta concentrazione, visione globale, attività di ricerca focalizzata sulla crescita dei vantaggi competitivi e valutazione della cultura aziendale. Riteniamo che possa portare benefici in termini di diversificazione all’interno dei portafogli.
Come affrontate la distribuzione in un continente frammentato come l’Europa?
Ogni Paese ha le sue regole, i suoi canali, le sue sensibilità. Per fortuna possiamo contare su un partner come Natixis IM, che ci aiuta a navigare questa complessità. Personalmente trovo molto stimolante incontrare clienti diversi, con approcci diversi. Alla fine, in tutto il mondo, c’è però un linguaggio comune: quello della gestione del risparmio fatta con serietà, competenza e trasparenza. Il nostro obiettivo è portare anche in Italia un valore aggiunto con il nostro approccio unico e costruire relazioni di lungo periodo.
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