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La casa di gestione presenta la view sul semestre 2025. Meglio investire su azionario UE, a fronte di una ripresa del Vecchio Continente. Ma anche su asset alternativi, come real estate e infrastrutture
Puntare sull’Europa fa bene ai portafogli. A dirlo è Alessio Rizzi, research analyst Active Multi-Asset di UBS AM, introducendo alla stampa la view della casa di gestione sui mercati, come presentata negli approfondimenti del paper ‘The Red Thread H2 2025 Europe Edition’. Che ci sia un risveglio dell’equity UE è un dato di fatto: guardando a questi primi sei mesi dell’anno le borse del Vecchio Continente hanno ribaltato la gerarchia dopo quasi quindici anni di sottoperformance rispetto a Wall Street, tant’è che la categoria ha segnato un +8% per l’indice Msci Word e si è imposta come l’asset class preferita dagli investitori dopo l’inarrestabile oro.
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Non solo valutazioni
Le valutazioni europee, per Rizzi, sono in effetti molto più attraenti rispetto agli anni addietro. E per tutta una serie di motivi, dall’aumento delle spese per la difesa alla potenziale fine del conflitto in Ucraina fino al un supporto economico che dovrebbe arrivare dalle manovre dei governi. “Riteniamo che le azioni europee possano migliorare le performance aggiustate per il rischio di un portafoglio grazie al ridotto differenziale di crescita rispetto agli Stati Uniti e alla bassa correlazione tra i mercati azionari regionali”, spiega l’analista. Che prosegue: “La crescita potenziale del Vecchio Continente sarà sostenuta da un maggiore supporto fiscale in Germania, mentre l’economia USA sembra avviata verso un rallentamento a causa della contrazione della forza lavoro e dell’impatto dei dazi”.

Focus sui titoli finanziari
Per Rizzi, insomma, l’Europa giocherà un ruolo fondamentale per gli investitori nel medio-lungo periodo e all’interno dell’asset class il settore finanziario viene individuato come un settore chiave. “Le banche UE dovrebbero essere un beneficiario chiave dell’espansione fiscale nel continente con un interessante effetto leva sulla crescita attraverso l’espansione dei liberi prestiti”, spiega. Poi aggiunge: “Le basse correlazioni tra aree geografiche migliorano la diversificazione del portafoglio, consentendo di aumentare l’esposizione azionaria ma a fronte di una volatilità attesa che resta inferiore rispetto alle tradizionali allocazioni 60-40”.

Diversificare con i real asset
Tra azionario e obbligazionario, c’è una percentuale che andrebbe investita anche su un’altra asset class: quella alternativa. Costruire portafogli con circa il 20% di private assets significa infatti, per UBS AM, cogliere alcuni trend che sono oramai secolari. Ecco perchè la società ha lanciato Unified Global Alternatives (UGA), una piattaforma globale dedicata con un patrimonio investito di quasi 300 miliardi di dollari. Grazie ad un team globale e a una vasta gamma di soluzioni che spaziano dal private equity al real estate fino al al private credit e alle infrastrutture, il prodotto offre agli investitori l’opportunità di creare portafogli diversificati e su misura. “Mi piace dire che costruiamo una road map”, afferma Giacomo Cristofori dal ruolo di Southern Europe Real Assets Investment Sales specialists di UGA. “I real asset risentono meno degli effetti negativi dei dazi grazie ai flussi di cassa contrattualizzati e alla correlazione positiva con l’inflazione”, spiega l’esperto, “e le allocazioni che li includono hanno maggiori probabilità di sovraperformare quelle focalizzate solo su azioni o obbligazioni tradizionali”. “I vintage lanciati nei periodi di stress economico hanno spesso generato rendimenti più elevati”, continua, “circostanza che ci fa sperare in un’annata positiva”.
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Real estate, investire sul residenziale
Cristofori si sofferma anche sul reale estate, le cui valutazioni sono in ripresa dalla fine dello scorso anno e sembrano essersi consolidate nel primo trimestre 2025. Per l’esperto, nonostante la questione dazi, questo sarebbe il momento ideale per investire nel comparto ma non tutti gli immobili sono certamente convenienti: meglio puntare sul residenziale piuttosto che sugli uffici. “Privilegiamo strategie core o core plus focalizzate su logistica e datacenter o living”, dice, “perchè sono segmenti che mostrano fondamentali particolarmente solidi e legati a trend come la digitalizzazione e l’urbanizzazione”. Poi aggiunge: “Dati i differenziali dei tassi d’interesse a cavallo dell’Atlantico, la copertura del rischio di cambio è costosa e riduce il rendimento ma, dall’esperienza di nostre strategie con oltre 17 anni di track record, riducono molto la volatilità del portafoglio”.

Infrastruttura, asset rifugio nei momenti di incertezza
Anche gli asset infrastrutturali sembrano avere un buon potenziale di lungo termine. Come spiegano da UBS, si tratta infatti di un asset rifugio, meno sensibile al ciclo economico e positivamente correlate alle pressioni inflazionistiche. “Dal punto di vista strutturale, gli asset infrastrutturali sono scarsi, con livelli di investimento ancora inferiori a quanto necessario per sostenere la crescita economica globale. Parallelamente, la domanda è destinata ad accelerare, trainata da deglobalizzazione, digitalizzazione e decarbonizzazione, fattori chiave che alimentano la necessità di nuovi asset e l’ammodernamento di quelli esistenti” continua lo specialista. “Riteniamo che i segmenti core o core plus offrano il profilo rischio/rendimento più interessante nell’attuale contesto. Gli investitori dovrebbero privilegiare un approccio diversificato tra settori e aree geografiche, con particolare attenzione agli asset meno sensibili all’andamento del pil e caratterizzati da flussi di cassa prevedibili e un livello di leva finanziaria moderato”.

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