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Secondo una ricerca della piattaforma, il 50,2% dei nostri connazionali si è cimentato con i mercati finanziari almeno una volta. Resta però ampio il divario di genere. Tra gli under 35 guadagnano terreno broker online e app, mentre titoli di Stato e obbligazioni restano gli strumenti più diffusi
Un italiano su due ha già avuto accesso ai mercati finanziari, anche se cambiano le modalità di ingresso e il rapporto con il risparmio tra le diverse fasce anagrafiche. Nonostante la banca tradizionale e gli strumenti obbligazionari mantengano infatti un ruolo centrale, i risparmiatori più giovani si affidano sempre più a broker online e app. È quanto emerge da uno studio della piattaforma fintech XTB, che ha analizzato un campione di 1.003 individui tra i 18 e i 75 anni. La ricerca evidenzia infatti come il 50,2% degli intervistati abbia investito almeno una volta nella vita, sottolineando però che la sale al 60,6% tra gli uomini e scende al 39,8% tra le donne. Risultati che segnalano il prosieguo del ricambio generazionale nella base clienti dell’industria ma anche una netta distinzione di abitudini persino fra generi e geografie.
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Si parte con meno di mille euro
Il ricambio generazionale emerge soprattutto dalle risposte sulla recente entrata sui mercati. Il 52,6% degli investitori di 18-24 anni dichiara infatti di aver iniziato da meno di un anno, numero che suggerisce un’accelerazione delle nuove adesioni. La disponibilità economica continua però a condizionare le scelte di ragazzi e ragazze, con il 26,5% che vive “di stipendio in stipendio” e quasi un quarto a percepire i vincoli di bilancio come un ostacolo. Ecco spiegato perché il 44,7% sostiene di aver iniziato con meno di 1.000 euro e come mai si registri eterogeneità nelle risposte su quale sarebbe il timing ideale per affacciarsi ai mercati: quasi uno su tre (31,6%) considera il primo stipendio il momento giusto, il 15,8% ritiene opportuno farlo già da studenti mentre e il 29,2% pensa sia meglio soltanto dopo aver messo da parte un cuscinetto finanziario. Risultato, quest’ultimo, che fa il paio con un’altra evidenza: il 46% del campione indica la creazione di un fondo di emergenza quale obiettivo prioritario. “Le nuove generazioni stanno iniziando a muoversi prima e con cifre più contenute”, ha commentato il ceo di XTB Omar Arnaout, sottolineando come l’avvio anticipato favorisca la costruzione di patrimonio nel lungo periodo grazie all’interesse composto. “La maggiore accessibilità delle piattaforme digitali”, ha aggiunto, rende però centrale anche la promozione dell’alfabetizzazione finanziaria come strumento di accompagnamento verso scelte consapevoli”.
BTP e obbligazioni ancora in testa
La diffusione dei canali digitali non ha ancora scalfito il primato degli strumenti tradizionali. Titoli di Stato e obbligazioni sono le soluzioni più utilizzate, indicate dal 41,5% degli investitori. Seguono i fondi comuni, dei quali ha fatto menzione il 36,5%, e le azioni italiane, al 32,1%. Anche sul fronte distributivo la banca conserva la posizione dominante, confermandosi come il canale scelto dal 55,2% del campione. I broker online e le app di investimento si collocano invece al secondo posto, con una preferenza del 25,6%, mentre il 15,5% si affida al consulente finanziario. La distanza tra generazioni resta però marcato anche in questo ambito. Le piattaforme digitali sono infatti utilizzate dal 44,7% degli under 25 e dal 42,1% di chi si trova nella fascia 25-34 anni, contro appena il 14,8% degli over 65. Un dato che segnala come la trasformazione delle porte d’accesso ai mercati sia particolarmente avanzata tra le nuove leve, pur senza indicare da solo quali strumenti utilizzino attraverso queste piattaforme.
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Il divario territoriale e il peso dell’esperienza
La partecipazione ai mercati presenta differenze anche sul piano geografico. Nel Nord-Ovest ha investito almeno una volta il 56,2% degli intervistati, seguito dal Nord-Est con il 54,7%. La quota scende invece al 46,4% nel Sud e al 31,4% nelle Isole. In quest’ultima area, tuttavia, la quota di chi si rivolge a una banca tradizionale non supera il 39,4% e il 42,4% fa riferimento a broker online o app. Accanto ai nuovi ingressi rimane una componente consolidata di risparmiatori: il 29% dichiara di essere attivo da oltre dieci anni, una quota che raggiunge il 49,6% tra gli under 65 e il 45,7% tra gli over 65. Le stesse fasce presentano anche una maggiore concentrazione di capitali: dai 55 ai 64 anni, il 29,2% investe tra 50mila e 99.999 euro, percentuale che sale al 35,8% nelle fasce più anziane a fronte di una media generale del 23,8%.
Gender gap
Il divario di genere si attesta invece sui 20,8 punti percentuali: dichiara infatti di aver investito almeno una volta il 60,6% degli uomini, contro il 39,8% delle donne. In altri termini, l’esperienza dei mercati finanziari riguarda circa sei investitori su dieci di genere maschile, ma meno di quattro investitrici su dieci. Il dato evidenzia una partecipazione ancora disomogenea, come confermato anche dal altri studi e in particolare dall’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni, anche se la ricerca non consente di stabilire quanto pesino fattori come reddito, disponibilità di risparmio e alfabetizzazione finanziaria.
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