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Secondo una ricerca della casa, gli investitori europei prevedono di aumentare dal 10,2% al 14,6% la quota di portafoglio investita in strumenti gestiti nei prossimi 18 mesi. Ma la domanda si sposta verso soluzioni più distintive rispetto a quelle ancorate al benchmark
Gli ETF attivi si preparano a guadagnare spazio nei portafogli degli investitori professionali europei, con una domanda crescente per strategie capaci di discostarsi maggiormente dai benchmark. Lo evidenzia l’ultima ricerca di Fidelity International, secondo cui le allocazioni medie in questi strumenti sono destinate a salire dal 10,2% al 14,6% nei prossimi 18 mesi. Una tendenza, riscontrabile in misura più evidente su azionario e obbligazionario, che segnala l’evoluzione sia nelle dimensioni del mercato sia nelle aspettative sui prodotti.
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Azioni e bond a fare da traino
Lo studio, condotto in estate da CoreData Research su 310 asset allocator di Italia e altri quattro Paesi che già utilizzano o prevedono di utilizzare gli ETF attivi, evidenzia come la crescita attesa riguardi prevalentemente i prodotti incentrati su equity e bond. Tra gli intervistati, la quota di professionisti che investe almeno un quarto dell’esposizione azionaria nella categoria dovrebbe infatti passare dal 25% al 37% nell’arco dei prossimi 12 mesi. Nel reddito fisso, la percentuale è invece prevista in aumento dal 18% al 25%. Le opportunità più interessanti vengono individuate nelle Borse statunitensi, alle quali seguono i mercati emergenti. In Europa, preferite le società a piccola capitalizzazione rispetto ai listini principali.
Oltre il benchmark
La diffusione della categoria non procede però in modo uniforme. Se infatti mercato europeo si è finora sviluppato soprattutto attorno alle strategie benchmark-aware, con il 47% del campion già posizionato su soluzioni che mantengono un relativo legame con l’indice di riferimento, l’utilizzo scende a circa un terzo per le categorie discrezionali e per quelle high conviction. Tuttavia, è proprio quest’ultimo segmento a mostrare il maggiore potenziale di sviluppo commerciale: il 50% dei professionisti vorrebbe una maggiore offerta di prodotti di questo tipo, quota doppia rispetto a quella rilevata per gli enhanced o le strategie discrezionali. “Gli ETF attivi possono condividere la stessa etichetta ma non sono tutti uguali”, ha osservato da Fidelity il responsabile della Distribuzione EMEA Stefan Kuhn, secondo cui gli investitori stanno distinguendo sempre più chiaramente tra approcci e valutando il ruolo che ciascuno può svolgere nella costruzione del proprio portafoglio. “Le soluzioni ad alta convinzione”, ha aggiunto, “potrebbero rappresentare la prossima frontiera del mercato”.
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Un segmento in espansione
La crescita del mercato si inserisce in una trasformazione più ampia dell’industria. Neil Davies, responsabile degli ETF della stessa Fidelity, ha definito la loro ascesa “una delle tendenze globali più significative” nel settore degli investimenti. Nati come una soluzione di nicchia, questi strumenti stanno in effetti diventando un’opzione sempre più concreta per la costruzione dei portafogli. Ma anche le prospettive dimensionali indicano un mercato in rapida espansione: la casa di gestione stima infatti che il patrimonio degli ETF attivi Ucits possa superare i mille miliardi di dollari entro il 2031. E a luglio Morningstar aveva a sua volta evidenziato la velocità con cui questi prodotti stanno entrando nel mercato mainstream. La sfida per gli operatori sarà quindi ampliare l0offerta senza appiattire sotto un’unica categoria strategie con profili di rischio, scostamenti dal benchmark e obiettivi di rendimento differenti.
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