4 min
Secondo Du Manoir e Parekh, gestori di Capital Group, la crescita americana rallenterà e i dazi renderanno il dollaro meno interessante. Due buone ragioni per puntare maggiormente su Europa e Asia. Ma i fattori a supporto dell’azionario globale sono anche altri: dalle valutazioni al ruolo dei megatrend, ecco quali
Non una semplice parentesi transitoria. Gli impatti negativi delle politiche di Donald Trump sull’economia USA e la contestuale ascesa dell’azionario europeo o asiatico hanno per molti il sapore di un cambiamento d’assetto del mercato ben più profondo e strutturale. Tanto che, anche tra gli investitori, inizia a rafforzarsi l’idea di una fine dell’eccezionalismo americano. Del resto, le performance registrate negli ultimi mesi dai principali listini parlano chiaro in questo senso: gli indici MSCI Europe, MSCI EAFE ed MSCI ACWI ex USA hanno messo a segno solidi guadagni da inizio anno mentre lo S&P 500 ha subito un ingente calo. Un confronto che ha riacceso sull’equity globale i fari di molti asset manager, tra i quali anche Capital Group. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Gerald Du Manoir e Samir Parekh, gestori della società, per capire quanto ci sia di vero e cosa aspettarsi dai prossimi mesi.
📰 Leggi anche “Dazi, WEF: impatto duraturo. Male gli USA, meglio l’UE“
Azioni non USA in rampa di lancio
Il punto di partenza da cui muove l’analisi dei due fund manager è legato alle prospettive economiche degli States. “L’andamento dei mercati valutari indica la possibilità di un rallentamento della crescita e di una politica più accomodante da parte della Federal Reserve”, spiega Parekh, che aggiunge: “Questo renderà il dollaro meno interessante, poiché il differenziale dei tassi reali interni e quelli degli altri Paesi si è ridotto”. “Dall’annuncio dei dazi del 2 aprile”, gli fa eco Du Manoir, “i titoli statunitensi e quelli internazionali hanno evidenziato una forte correlazione in risposta alla volatilità ma a lungo andare le prospettive per i secondi paiono migliori”. Tra i fattori che alimentano questa convinzione, l’abbondanza di società extra-USA con attività nazionali non esposte alle turbolenze di Trump ma anche e soprattutto un tema di valutazioni: “L’indice MSCI ACWI ex USA scambia a 13 volte gli utili su base forward a 12 mesi mentre l’indice MSCI EAFE (mercati internazionali sviluppati) scambia a 14 volte”, evidenziano gli esperti, “entrambi sono quindi prossimi alle medie decennali e con uno sconto sostanziale rispetto alle 20 volte gli utili con cui scambia lo S&P 500”.
L’Europa accelera tra stimoli fiscali consapevolezza strategica
Per gli esperti di Capital Group, l’area dove si respira maggiormente un clima determinazione nell’affrontare le sfide strutturali offerte dal quadro internazionale è l’Europa. “Il turning point è arrivato a marzo”, spiegano, “con l’annuncio da parte del governo tedesco di uno dei più ampi piani di stimolo fiscale dal 1990”. Un cambiamento, alimentato anche dal rapporto sulla competitività di Mario Draghi, che gli specialisti credono possa fungere da apripista per un rilancio industriale a 360 gradi. “Gli indici PMI di aprile mostrano già segnali di ripresa per la manifattura”, nota ad esempio Du Manoir, “ma anche le banche commerciali più creditizie e capitalizzate promettono di trarre vantaggio dagli investimenti in difesa e infrastrutture sul lungo termine”. Secondo Parekh, il fatto che l’Europa sia concentrata sul sostegno alla propria economia di fronte a una politica ostile da parte degli USA avrà probabilmente ripercussioni positive per molte società ma la piena attuazione delle riforme dipenderà dal margine di manovra del nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz. Da qui la sua previsione: “L’incertezza politica potrebbe ritardare gli effetti espansivi sul ciclo economico, con una ripresa significativa attesa non prima del 2026”. In generale, oltre ai titoli finanziari e a quelli della difesa, i due specialisti sottolineano l’importanza di esporsi a titolo difensivi che offrano alti dividendi e una limitata esposizione ai dazi: dalle assicurazioni alle telecomunicazioni fino alle utilities.
📰 Leggi anche “Treasury USA, Dalio: rischio nella svalutazione del dollaro“
Asia in trasformazione: dal Giappone alla Corea del Sud
Anche l’Asia mostra segnali positivi nella view della casa, in particolare per quanto riguarda Giappone e Sud Corea. Se il Paese del Sol Levante beneficia di una posizione internazionale favorevole e di una serie di riforme volte a migliorare la redditività del capitale e la governance societaria, con i buyback delle società arrivati a quota 18mila miliardi di yen nel 2024 e un coinvolgimento a tutto tondo nei maggiori trattati regionali sul libero scambio, sta iniziando un percorso simile, focalizzandosi sull’aumento del ritorno sul capitale proprio e sulla redistribuzione agli azionisti. Sul fronte cinese, i nuovi dazi americani potrebbero invece innescare ulteriori misure di stimolo che creerebbero benefici potenziali anche per l’export europeo. Un’espansione delle misure a supporto dell’economia favorirebbe in particolare le aziende orientate al mercato domestico, che sono sostenute da una consistente base di risparmi privati. Parallelamente, si intravede una rinnovata apertura verso il settore tecnologico. Il successo dell’app DeepSeek e l’incontro straordinario tra il leader Xi Jinping e i principali imprenditori tech del Paese testimoniano in questo un appoggio crescente all’economia digitale e ai produttori di veicoli elettrici. Non è infatti un caso se, nei primi mesi del 2025, i leader di settore cinesi hanno registrato un +11% contro il -15% dei big tech USA e il -6% dell’S&P 500.
Dalle valutazioni ai multipli
Non solo basse valutazioni però. Se infatti i prezzi più convenienti rispetto a società statunitensi sono stati l’argomento principale a favore delle azioni non USA negli ultimi mesi, i gestori di Capital Group sono convinti che nuovi catalizzatori stiano cambiando la narrativa per la prima volta dopo anni. “Finora a giustificare le ridotte quotazioni dei titoli internazionali è stato perlopiù il gap tra gli utili della aziende americane e quelle fuori dagli States”, evidenziano, “ma se la crescita dei profitti dovesse riprendere anche in Asia o in Europa la convenienza relativa di queste geografie andrebbe a ridursi”. Ecco allora che il motivo per cui puntare altrove diventano i megatrend: “In un contesto caratterizzato dall’aumento della spesa per le infrastrutture, i mercati internazionali sono più diversificati e hanno una ponderazione maggiore in settori strategici come l’industria pesante e l’energia o anche i materiali da costruzione e i prodotti chimici”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.