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Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
L’economia dell’Area euro ha resistito allo shock energetico causato dalla guerra in Medio Oriente meglio di quanto ci si aspettasse, ma questa tenuta potrebbe non durare ancora a lungo. Per questo è necessario agire e intervenire soprattutto su tre fronti principali: rinnovabili, innovazione e allocazione del capitale, con l’Unione del risparmio e degli investimenti a fare da leva di lungo periodo. È questo il messaggio che la Banca centrale europea ha spedito a Bruxelles, attraverso un’analisi pubblicata su suo blog, proprio mentre a Francoforte si discute di nuovi rialzi dei tassi per frenare l’inflazione dovuta alla corsa dei prezzi dell’energia, con la terza stretta dell’anno attesa per dicembre. L’invito è chiaro: fare presto, perché i rischi sono orientati a ribasso.
Crescita a rischio
Finora, come già sottolineato dall’Eurotower, a sostenere l’attività dell’Area sono stati una minore dipendenza dalle fonti fossili, una spinta fiscale più forte del previsto e il boom degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Tuttavia si tratta di puntelli in parte temporanei, avvertono gli autori dell’intervento, Oscar Arce, Gerrit Koester e Beatrice Pierluigi: l’Eurozona resta infatti a rischio se le tensioni geopolitiche dovessero acuirsi o se i mercati dell’energia dovessero subire nuove interruzioni. E il contesto non è dei migliori: il forte apprezzamento di petrolio e gas seguito alla guerra in Iran ha infatti riacceso i timori sui prezzi e contribuito a un’ondata di vendite sui mercati obbligazionari globali.
Il traino di AI, rinnovabili e stimoli fiscali
L’Eurozona ha comunque continuato a crescere e le indagini tra le imprese indicano che l’espansione non si è interrotta. Secondo le stime, attualmente la dipendenza dell’economia dell’Area dal barile si è ridotta di circa la metà rispetto ai primi anni Novanta, il che attenua l’impatto dei rincari. Inoltre, in diversi Paesi, la maggiore produzione da rinnovabili e nucleare ha allentato il legame tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità. Gli economisti definiscono poi il commercio legato all’AI un importante fattore di spinta, con gli ordini all’export tecnologici e i settori collegati all’intelligenza artificiale che hanno fatto meglio della media. A far da traino è stato infine anche lo stimolo di bilancio, pari allo 0,5% del Pil, il doppio di quanto previsto alla fine dello scorso anno, soprattutto grazie alla spesa tedesca per difesa e infrastrutture.
I rischi al ribasso
Nonostante questo, le fragilità restano. L’Eurozona, si legge, affronta “significativi rischi al ribasso per la crescita”. E tra questi spiccano “un’ulteriore escalation dei conflitti geopolitici, interruzioni delle catene di approvvigionamento energetico, un peggioramento del clima sui mercati finanziari e una ripresa delle tensioni commerciali o il ripetersi di eventi meteorologici estremi”. Diversi pericoli, viene sottolineato, “sono interconnessi e potrebbero concretizzarsi rapidamente”. Senza contare che i fattori che hanno finora protetto l’economia, come una robusta domanda globale, il boom degli investimenti legati all’AI e il sostegno di bilancio, “potrebbero non persistere, almeno ai livelli attuali”.
Prima priorità: energia e transizione verde
Per rafforzare la capacità di adattamento, la prima leva indicata è la riduzione ulteriore della dipendenza dai combustibili fossili importati, che limiterebbe l’esposizione del Vecchio Continente alle crisi geopolitiche e alla volatilità dei prezzi. “L’Europa deve compiere ulteriori progressi nella transizione verde”, affermano i tre economisti, sia per ridurre le emissioni sia per rendere l’economia più resiliente. Servono mercati elettrici europei più integrati, più interconnessioni transfrontaliere e investimenti nelle reti. In questo modo, “l’elettricità rinnovabile più economica potrebbe fluire dove è necessaria riducendo la misura in cui i prezzi del gas determinano quelli dell’elettricità all’ingrosso”.
Seconda priorità: innovazione e AI
Sul fronte dell’innovazione, gli sviluppi dell’AI possono offrire “importanti opportunità per la crescita e la produttività”. Tuttavia, è l’avvertimento, “la portata e la persistenza di questi benefici restano incerte” e dipenderanno dalla rapidità con cui imprese e settori adotteranno e diffonderanno queste nuove tecnologie.
Terza priorità: la SIU
Infine, ultimo ma non meno importante, c’è il motore di tutto questo, ovvero il risparmio. Il crescente fabbisogno di finanziamenti, anche per le transizioni energetica e digitale, richiederà infatti di orientare meglio le riserve private verso impieghi produttivi. “Progressi più rapidi verso un’Unione del risparmio e degli investimenti più profonda potrebbero quindi sostenere sia la crescita di lungo periodo sia la resilienza”, concludono gli economisti.
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