Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Settembre – Ottobre 2021 |
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L’emergenza sanitaria Covid-19 e il conseguente lockdown hanno fortemente accelerato il processo di diffusione del lavoro da remoto, generando l’opportunità di applicare importanti innovazioni all’organizzazione del lavoro
Roberta D’Apice, direttore Affari Legali di Assogestioni
Lo smart working a cui abbiamo assistito durante la fase emergenziale non è quello disegnato dal legislatore nella legge 81/2017 per le situazioni di normalità.
Lo smart working c.d. “emergenziale” si caratterizza per il fatto di essere pensato come misura di protezione della salute dinanzi alla minaccia della pandemia. La continuità delle attività, nella fase del lockdown, si è a sua volta caratterizzata per il totale isolamento delle persone, per la difficoltà di separazione tra vita personale e lavorativa, per l’assenza di una volontarietà delle parti, per una non adeguata diffusione delle tecnologie.
Lo smart working non emergenziale previsto dalla legge 81/2017 costituisce invece una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda che si basa, secondo la definizione dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, su quattro pilastri fondamentali: revisione della cultura organizzativa, flessibilità rispetto a orari e luoghi di lavoro, dotazione tecnologica e spazi fisici.
Nonostante i molti disagi determinati dallo smart working “emergenziale”, è tuttavia innegabile che tale situazione abbia comunque consentito di dimostrare che è possibile svolgere la propria attività, almeno parzialmente, da remoto e che questo non danneggia necessariamente la produttività del lavoro svolto.
Alla ricerca del giusto equilibrio
Il tema che allora si pone, al di là delle polemiche, è quello di individuare misure equilibrate che consentano di ridurre gli impatti negativi dello smart working “emergenziale” e che, al contempo, rendano questa modalità lavorativa veramente “smart” per il benessere della persona, per la produttività dell’azienda e per la crescita del Paese.
Ed è in questo contesto, dunque, che si collocano le recenti iniziative del Comitato Diversity di Assogestioni, finalizzate a verificare quali insegnamenti e indicazioni si possano trarre da quanto vissuto nella fase acuta della pandemia, al fine di promuovere l’engagement e l’inclusione nell’industria del risparmio gestito, salvaguardando al tempo stesso il delicato, ma essenziale, equilibrio tra impegno professionale e benessere personale.
Numerose ricerche dimostrano, infatti, come l’adozione di modalità di lavoro agile costituisca un fattore chiave per la costruzione di organizzazioni inclusive e diversificate, per migliorare le prestazioni aziendali, la salute, l’ambiente e per attrarre i migliori talenti…
* direttore Affari Legali di Assogestioni
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Il tema dell’inclusione e del lavoro da remoto verrà approfondito al prossimo Salone del Risparmio con una specifica conferenza dal titolo “Smart working, da necessità a scelta di inclusione”. In tale occasione verrà resi noti gli esiti della ricerca affidata da Assogestioni al Politecnico di Milano per approfondire la diffusione attuale, nonché l’interesse a sviluppare in futuro, iniziative di smart working da parte delle Sgr, partendo dall’analisi dell’esperienza di remote working fatta nell’ultimo anno. Le evidenze dello studio verranno presentate da Mariano Corso, Docente di Leadership & Innovation del Politecnico di Milano, giovedì 16 settembre 2021 (ore 16.45, sala Red 2 al MiCo di Milano). Clicca qui per iscriverti.
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