Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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“Il nostro obiettivo è fare dell’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero”. Questa la frase che campeggia sul sito della Commissione Europea. Obiettivi ripetuti anche durante l’ultima Cop26 di novembre 2021 e che potrebbero essere riassunti in tre numeri da rendere realtà entro il 2030: 55% delle riduzioni dei gas serra rispetto a quelle emesse nel 1990; 27%, quota di energia rinnovabile che l’Europa dovrà prevedere nel suo approvvigionamento e 30% il risparmio nei consumi in energia. Ambizioni che non si limitano all’aspetto ambientale e che non riguardano solo l’Unione Europea ma che sono sempre più condivide a livello globale.
“Il ruolo di noi asset manager nel convogliare i risparmi verso questi obiettivi è fondamentale” ha affermato Alexia Giugni, country head di Dws Italy, in apertura dell’evento “Le società di gestione e la sfida dell’attuazione della regolamentazione sulla sostenibilità”, organizzato dal Comitato Sostenibilità di Assogestioni in cui sono intervenuti rappresentanti delle autorità e professionisti delle rating agencies. “Quella che abbiamo intrapreso è una maratona, ma non corriamo ancora tutti nello stesso modo” ha aggiunto Giugni. “Dobbiamo fare squadra” ha completato.
Il video “Le società di gestione e la sfida dell’attuazione della regolamentazione sulla sostenibilità” è disponibile on demand su FR|Vision
A un anno dall’avvento della Sostenible Finance Disclosure Regulation, si è registrato un aumento di interesse dei gestori in direzione dei nuovi prodotti di finanza sostenibile. Lo testimoniano i dati di raccolta Assogestioni: dei 23 miliardi di flussi netti dell’industria registrati nell’ultimo trimestre del 2021, 15 sono stati investiti su questa tipologia di prodotti.
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Una crescita certificata anche da Andrea Turi, responsabile dell’Ufficio Vigilanza SGR e OICR, intervenuto nel corso del seminario portando il punto di vista dell’autorità di vigilanza, che ha confermato come “gli art.8 siano più diffusi: siamo passati da 201 prodotti al 30 giugno 2021 a 259 al 31 dicembre 2021. Per i fondi esteri abbiamo notato una propensione relativamente più alta a classificare i prodotti come art.9”, benché quelli relativi all’art.8 restino di gran lunga più numerosi.
Un dato fornito responsabile dell’Ufficio Vigilanza SGR e OICR racconta della reazione dell’industria alla normativa. “Nel semestre in cui è entrata in vigore, la Consob ha ricevuto circa 1.700 annunci pubblicitari. Di tutti questi, il 70% conteneva riferimenti Esg. Ciò significa che gli operatori stanno investendo in maniera massiccia nella comunicazione su profili sostenibili, non necessariamente relativi ad art. 8 o art. 9. È un aspetto importante che rende evidente l’azione comunitaria come opportuna e tempestiva”, ha dichiarato.
“L’intenzione della Consob è quella di creare un tavolo con tutte le associazioni di categoria” ha aggiunto Turi. “Vogliamo approfondire queste tematiche e verificare in che termini l’industria può essere accompagnata verso la migliore applicazione della disciplina”.
Il video “Un anno di SFDR: una panoramica di sistema” è disponibile on demand su FR|Vision
Il rating Esg di un’azienda, in questo panorama, risulta tanto importante quanto complesso da fornire. La mancanza di dati coerenti e solidi rimane il maggior ostacolo da superare, sia per investitori a livello globale che per le rating agencies.
“Non tutti i pezzi della regolamentazione sono andati di pari passo” ha commentato Camilla Bossi, associate director di Sustainalytics – Morningstar. “C’è una mancanza di standardizzazione dei dati disponibili da un lato e dall’altro, per determinate regioni a livello mondiale, c’è proprio una mancanza di dati, non essendoci una regolamentazione per la rendicontazione di sostenibilità o di fattori Esg” ha sottolineato inoltre Daniele Spagnoli, vicedirettore di Esg Methodology di Moody’s ESG Solutions.
Nonostante queste asincronie regionali e interne al quadro regolamentare globale, i prodotti finanziari risultano l’unico trend sicuro degli ultimi dodici mesi, parola del report “GSS Bonds Market Trends” di Mainstreet Partners. L’universo obbligazionario Esg, ad esempio, comprendendo green, social e sustainability-linked bonds, ha raggiunto emissioni che superano i 1000 miliardi di dollari.
Dall’indagine emerge che nel 2021, il 29% del debito di emittenti Investment Grade non finanziari, in Europa occidentale, era sostenibile. Il mercato, secondo il report, è cresciuto del 50% all’anno negli ultimi 5 anni. Infine, dopo una contrazione della crescita nel 2020, le emissioni di obbligazioni verdi sono aumentate del 94% nel 2021, raggiungendo i 490 miliardi di dollari.
Green e social bond: la forte crescita del mercato non teme frenate
Pensare a una standardizzazione regolamentare significa, tra le altre cose, interrogarsi sulla possibilità di armonizzare la raccolta di dati non finanziari delle aziende quotate in una pluralità di mercati. Per risolvere la questione della scarsa solidità dei dati Esg, diversi osservatori guardano alla possibilità di sfruttare l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
“Stiamo cominciando a utilizzare l’Ai e puntiamo a usarla sempre di più” ha ammesso Spagnoli, che ha specificato: “non si può però pensare sia la panacea di tutti i mali. Specialmente in ambito sostenibile, perché molti dati che servono al regolatore sono di natura qualitativa”. “La tecnologia ci aiuta a alleggerire il data mining, ma per l’interpretazione e l’uso di questi dati sono ancora necessari numerosi specialisti” ha infine rilevato Bossi.
E quella dell’intelligenza artificiale è una direzione verso cui guarda anche Consob. Nell’ultimo “Piano strategico 2022-2024”, pubblicato recentemente, si evince la volontà dell’autorità di vigilanza di operare in continuità con un altro Piano Strategico, quello per l’Intelligenza Artificiale varato dal governo in ottica d’attuazione del PNRR. “Non solo vi è piena condivisione di obiettivi e strumenti per la creazione di un ecosistema Ai italiano, inserito in un ecosistema Ai europeo” si legge nel documento, “ma il ruolo della Consob risulta strategico per individuare le migliori soluzioni nel settore prioritario riguardante Banche e finanza; soluzioni che saranno condivise con le altre autorità competenti, socializzando esperienze e risultati”.
“Ciò che penso avverrà” ha affermato Bossi guardando al futuro e al ruolo del Vecchio Continente nella sfida della sostenibilità, “è che grazie all’azione europea si possa arrivare a una standardizzazione degli indicatori chiave, che investitori e portfolio manager guarderanno per la costruzione dei loro portafogli.” “Un’uniformazione che verrà più dalla finanza che dal reporting societario” ha concluso.
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