Ricerca Zurich-Swg: il 70% ammette una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Il 42% della Gen Z non sa di poter trasferire il TFR a un fondo pensione, ma i giovani sono i più aperti alla ricerca di rendimento
Nel giorno in cui entra in vigore il silenzio assenso per l’adesione dei neoassuntiallaprevidenza integrativa, i numeri confermano ancora una volta la scarsa preparazione degli italiani e la loro tendenza a rinviare. Quattro su dieci dichiarano infatti di non essersi mai informati sul tema, circa un terzo ignora di poter spostare il proprio TFR dall’azienda a un fondo pensione e sette su dieci hanno una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Il quadro emerge dalla ricerca condotta da Swg per Zurich su un campione di oltre duemila persone tra i 18 e i 64 anni, che mostra come i consulenti possano rivelarsi decisivi per riuscire a invertire la rotta.
Il TFR? In tanti ancora convinti che in azienda sia più sicuro
Tra i lavoratori dipendenti, attualmente quasi la metà (45,5%) mantiene il Trattamento di fine rapporto in azienda. Solo tre su dieci (30,2%) lo hanno destinato a un fondo pensione, mentre nel 13,3% dei casi le somme accantonate confluiscono nel Fondo di Tesoreria Inps. Il TFR viene ancora percepito come una garanzia: per il 90,6% è infatti un tesoretto da utilizzare al momento del bisogno. Una visione da cui discende quella prudenza che porta il 64,3% a sentirsi più sicuro lasciandolo presso il datore (il 69,9% tra i Baby Boomer). Sul fronte opposto, i giovani sono più propensi a spostarlo in veicolo di investimento con l’obiettivo di farlo fruttare: il 59,5% della Gen Z, contro una media del 47%.
Giovani meno informati
Renato Antonini, amministratore delegato di Zurich Investments Life
A questi comportamenti si accompagna tuttavia una conoscenza ancora disomogenea, soprattutto tra le nuove generazioni. Se quasi nove lavoratori su dieci (89,6%) sono consapevoli che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo, solo uno su due (50,8%) conosce i dettagli di questa opzione. E il livello di consapevolezza si riduce ulteriormente nei più giovani, con la possibilità stessa di trasferirlo a un fondo pensione che resta sconosciuta al 42% della Gen Z. Tra questi, il 12,5% dichiara addirittura di non sapere con precisione di cosa si stia parlando. “I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria ma che fatica a tradurla in scelte concrete e con esigenze molto diverse a seconda dell’età”, spiega da Zurich Investments Life l’amministratore delegato di Renato Antonini, secondo cui la riforma rende ancora più importante colmare la distanza tra consapevolezza e decisione. “In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e da una crescente longevità”, avverte, “sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire il proprio benessere di lungo periodo”.
Sul fronte del risparmio e della pianificazione, i dati parlano chiaro: un italiano su quattro (25,6%) ha attualmente sottoscritto prodotti di investimento per far fruttare i propri soldi, con una diffusione maggiore tra le generazioni mature (il 32,4% dei Baby Boomer e il 29,7% dei Gen X). Resta tuttavia presenta una forte inclinazione alla liquidità, declinata in forme diverse a seconda dell’età: il 21% dei sessantenni conserva una parte dei risparmi in contanti, il 22% dei Gen Z mantiene il denaro sul conto corrente e il 16% dei Millennial ricorre soprattutto a funzioni di ‘salvadanaio’ virtuale. La propensione al rischio si muove invece in direzione opposta: l’orientamento verso investimenti a rischio medio-alto riguarda il 23,3% dei giovani e il 23,5% dei quarantenni, contro il 16,9% della Gen X e l’11,5% dei Baby Boomer.
…ma poco preparati
Tuttavia, a questa maggiore apertura al rischio da parte dei giovani non corrisponde una preparazione adeguata. Il 69,8% degli italiani ammette una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento, con il valore più elevato proprio tra la generazione più giovane (78,1%). Tale divario, evidenzia l’indagine, indica quindi la necessità di un adeguato accompagnamento informativo. Anche le difficoltà percepite assumono connotazioni diverse a seconda dell’età. Per i più maturi, l’ostacolo principale è la mancanza di risorse economiche (Baby Boomer 41,5%, Gen X 36,6%, contro il 25,3% della Gen Z). Per le nuove leve, invece, il tema presenta una componente emotiva più accentuata: la pianificazione finanziaria viene cioè vissuta come fonte di stress dal 31,3%, a fronte di una media del 22,9%. A pesare in modo trasversale è infine l’assenza di cultura e di una visione di lungo periodo, segnalata dal 33,7% del campione.
I consulenti finanziari restano il canale privilegiato
La ricerca mette poi non luce una diffusa e trasversale fatica ad orientarsi. Emerge infatti un forte bisogno di fonti affidabili e accessibili, capaci di semplificare temi percepiti come complessi. La difficoltà a trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza è avvertita dal 73% della Gen Z, dal 69% dei Millennial, dal 63% della Gen X e dal 56% dei Baby Boomer. Le modalità di informazione risultano sempre più eterogenee. Per i più giovani cresce il ricorso a nuovi canali, con il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial che seguono profili social di esperti e influencer. Gli assistenti basati su AI sono poi già un riferimento per il 17,4% della più giovani, mentre una quota significativa della popolazione (20%) continua a non informarsi affatto. Il canale privilegiato resta comunque la figura del consulente, prima fonte di notizie per un italiano su quattro (28,4%) e in particolare per le generazioni mature (45% dei Baby Boomer, 32% della Gen X). Oltre due su tre (76,8%) riconoscono inoltre a banche e assicurazioni un ruolo rilevante nel divulgare i temi del risparmio e dell’investimento o nel supportare le famiglie nella loro comprensione, con percentuali che risultano omogenee tra tutte le generazioni.
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