Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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La popolazione cresce costantemente, ma le risorse naturali restano le stesse. Di conseguenza, i modelli di consumo adottati finora non sono più sostenibili e stanno lasciando spazio a soluzioni alternative. In primis, l’economia circolare nella quale, una volta giunto a fine vita un prodotto, la materia prima che vi è contenuta torna a vivere per altri usi. Un settore verso il quale è in crescita l’interesse anche da parte degli investitori, diventati più consapevoli rispetto al passato della necessità di contribuire in prima persona alla salvaguardia del Pianeta. Si tratta di un comparto dalle elevate potenzialità di sviluppo, se si considera che oggi il mondo è circolare solo per l’8,6% e si stima che entro il 2030 il mercato legato alla circolarità potrebbe arrivare a valere 4.500 miliardi di dollari.
“La transizione verso questo nuovo paradigma di sviluppo richiede una vera trasformazione culturale, ma anche ingenti investimenti da parte del sistema produttivo”, evidenzia Anna Monticelli, responsabile circular economy desk di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che è stata tra i relatori del convegno “L’Economia circolare al centro della ripresa post covid: nuove opportunità d’investimento” organizzato in occasione del Salone del Risparmio 2021. Si tratta inoltre di “un processo complesso e sistemico che ha bisogno di impegno congiunto da parte di tutti gli attori in gioco”, prosegue. “È per questo che Intesa Sanpaolo fin dal 2016 è partner della Fondazione Ellen MacArthur, di cui condivide l’impegno e l’approccio strategico”.
Per Corrado Gaudenzi, head of long term sustainable strategies di Eurizon, “il capitale naturale che l’umanità sta consumando è maggiore della capacità del pianeta di rigenerarlo, e la transizione da un’economia lineare, quella attuale, verso un’economia circolare che riduca l’utilizzo di risorse naturali non rinnovabili ed elimini i rifiuti inquinanti è l’unica via per dare vita a un modello di sviluppo sostenibile”. Per avere successo, la transizione verso un’economia circolare richiede, però, secondo Gaudenzi, “uno sforzo congiunto del settore privato, tramite la riconversione dei processi produttivi, e del settore pubblico, sia con interventi nei comparti in cui è presente, sia adottando le necessarie regolamentazioni”. In particolare, osserva, “il settore privato è chiamato a ridisegnare i prodotti, i processi produttivi e i servizi favorendo il riutilizzo dei materiali e l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti. Realizzare in modo efficiente la transizione circolare costituirà pertanto un importante vantaggio competitivo. Questa consapevolezza si sta diffondendo a un ritmo esponenziale sia all’interno delle aziende, sia nella comunità finanziaria e degli investitori”.
Gaudenzi evidenzia allo stesso tempo come si tratti di una tematica di frontiera che non rende auspicabile l’investimento fai da te, “tenuto conto del fatto che attualmente non c’è un set pubblico di informazioni che consenta di effettuare valutazioni accurate né dell’attuale grado di circolarità del processo produttivo di un’azienda, né degli obiettivi futuri di incremento del grado di circolarità delle aziende”. Per l’esperto, infatti, la criticità maggiore dell’investire su questo tema riguarda “la mancanza di metriche standard che le aziende possano adottare nei loro resoconti annuali. La chiara definizione di metriche è fondamentale sia per misurare l’attuale grado di circolarità dei processi produttivi aziendali, sia per fissare adeguati target di incremento della circolarità negli anni successivi”. Per questo, conclude, “abbiamo creato e implementato al nostro interno una metodologia per stimare il grado di circolarità di ogni azienda operante in settori rilevanti per la transizione circolare. Offrendo dunque la possibilità di investire in aziende che, secondo le nostre stime, sono in uno stadio più avanzato di transizione verso un modello circolare rispetto ai propri competitor”.
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