BCE: AI, rinnovabili e SIU per salvare l’Europa
Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
3 min
Nel lungo periodo i mercati premiano il rischio, non le previsioni. È una verità che gli investitori hanno imparato a conoscere ma, nei momenti di volatilità, faticano ad accettarla. Eppure, è esattamente ciò che emerge, ancora una volta, dall’edizione 2026 del ‘Global Investment Returns Yearbook’ di UBS: su oltre un secolo di dati, le azioni hanno nettamente superato obbligazioni e liquidità, confermando che il vero vantaggio competitivo non è anticipare il mercato, ma restarci abbastanza a lungo. Il punto è però proprio questo: ‘abbastanza a lungo’. Perché se ci si ferma al breve periodo, la fotografia cambia completamente. Volatilità, shock geopolitici, bolle speculative e inversioni di mercato rendono il percorso tutt’altro che lineare. È per questo che “in periodi di incertezza economica e geopolitica è facile perdere di vista l’orizzonte di lungo periodo”, spiega Paul Marsh, professore alla London Business School e coautore dello studio: il premio per il rischio esiste, ma si manifesta solo per chi è in grado di sopportarlo nel tempo.
📰 Leggi anche “Vanguard: investire batte la liquidità nei momenti peggiori“

Se si allarga lo sguardo, i numeri diventano difficili da ignorare. Le azioni hanno costruito un vantaggio strutturale rispetto a tutte le al tre asset class. Non si tratta di un fenomeno legato a una fase storica o a un singolo Paese, ma di una dinamica che si ripete con sorprendente regolarità. Questo vantaggio nasce da una caratteristica semplice: le azioni incorporano crescita economica, innovazione e capacità delle imprese di adattarsi nel tempo. Crisi finanziarie, recessioni e shock improvvisi sono parte integrante del processo. Per questo il vero discrimine non è la capacità di prevedere i movimenti di mercato, ma la disciplina nel restare investiti. “I principi fondamentali di un investimento di successo rimangono invariati: diversificazione, asset allocation disciplinata e una prospettiva di lungo periodo”, puntualizza Mark Haefele, chief investment officer di UBS Global Wealth Management. C’è poi un altro elemento che incide in modo decisivo e che spesso viene sottovalutato: l’inflazione. Nel tempo erode il potere d’acquisto e ridimensiona i rendimenti nominali, che per questo vanno sempre letti in termini reali, al netto dell’inflazione. Ed è su questo piano che le azioni restano tra le poche asset class capaci di generare valore nel tempo.
Oggi la capitalizzazione globale è fortemente concentrata, con gli Stati Uniti a dominare e il settore tecnologico e a trainare la crescita. Questa trasformazione riflette un cambiamento profondo nella composizione dei mercati: molti dei settori dominanti all’inizio del Novecento sono oggi marginali o scomparsi, mentre nuove industrie hanno preso il loro posto. L’innovazione viene spesso associata a bolle speculative e a eccessi di mercato. Ma la storia suggerisce una lettura più articolata: le fasi di euforia possono distruggere valore nel breve, ma non cancellano quello creato nel tempo. Questo però rende la diversifica zione più complessa. Mercati più concentrati e correlazioni più elevate riducono i benefici immediati della diversificazione tradizionale. Il principio, però, resta valido: distribuire gli investimenti su scala globale continua…

Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
