Powell: ipotesi sul tavolo. Il linguaggio del Fomc diventa più dovish, ma pesa il ‘nodo elezioni’. Occhi su Jackson Hole
La tanto attesa apertura della Federal Reserve è arrivata: un taglio dei tassi a settembre “è sul tavolo”. Al termine della due giorni di riunione, la banca centrale americana ha lasciato invariato il costo del denaro fra il 5,25% e il 5,50%, come previsto, Ma si è mostrata per la prima volta possibilista sull’avvio di un allentamento monetario al termine dell’estate. A sole sette settimane dalle presidenziali USA.
Jerome Powell, presidente della FED
Nulla di deciso, ha sottolineato in conferenza stampa il presidente Jerome Powell, ma il linguaggio dello statement del Fomc è cambiato. Negli ultimi mesi ci sono stati alcuni ulteriori progressi sull’inflazione, che è rallentata ma resta “in qualche modo elevata”, viene spiegato con un’espressione che costituisce un cambiamento importante rispetto alle precedenti riunioni. Inoltre, si legge che la creazione di posti di lavoro “ha decelerato”, mentre a giugno veniva sottolineato che “era ancora forte”. E il tasso di disoccupazione “è salito ma resta basso”, mentre un mese fa era semplicemente “rimasto basso”.
Se quindi per la Fed è ancora necessaria “maggiore fiducia” su un calo sostenibile dei prezzi per poter procedere con una sforbiciata, il contesto economico delineato dallo stesso Fomc sembra indicare che la strada imboccata è ormai quella giusta. Inoltre, viene precisato, l’istituto è “attento ai rischi” su tutti e due gli aspettati del suo doppio mandato, ovvero la massima occupazione e la stabilità del prezzi.
Gli occhi sono ora tutti puntati sul simposio agostano di Jackson Hole, quando Powell dovrebbe indicare con più chiarezza le sue intenzioni. Gli investitori sono divisi e al momento ritengono che ci siano circa il 90% di possibilità di un taglio in settembre, ipotesi che consentirebbe alla Fed di ridurre il costo del denaro due volte quest’anno. Si tratterebbe dell’ultimo meeting prima delle presidenziali del 5 novembre e le implicazioni sono notevoli. Tanto che Powell ha tenuto a precisare di essere “assolutamente sicuro” che un eventuale intervento dopo l’estate sarebbe “apolitico”. “La Fed non ha mai usato i suoi strumenti per opporsi a un un partito. Le nostre decisioni sono basate sui dati. Le nostre decisioni non sono basate sull’esito delle elezioni”, ha scandito in conferenza stampa.
Eppure, tanto una sforbiciata a settembre quanto un rinvio a novembre esporrebbero l’istituto a possibili critiche politiche. Da una parte, infatti, i repubblicani hanno già bollato un’eventuale azione prima del voto come un tentativo di favorire i democratici. Dall’altro, il partito guidato da Kamala Harris continua a chiedere un’immediata riduzione del costo del denaro, in quanto supportata dai dati economici, sottolineando che attendere ancora significherebbe cedere alle prepotenze di Donald Trump.
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