A giugno l’indice dei prezzi cala oltre le attese ai minimi da un anno. Giù anche il dato core. Per gli investitori la banca centrale allenterà la stretta, ma non subito
Anche l’inflazione più alta e ostinata di Paesi del G7 si sta raffreddando. Nel Regno Unito l’indice dei prezzi di giugno non solo è aumentato del 7,9% contro il +8,7% di maggio ma si è anche attestato sui minimi da oltre un anno e ha battuto al ribasso il +8,2% atteso dagli economisti. Un’ottima notizia per il governo inglese e per la Bank of England, alle prese con la spirale prezzi-salari peggiore tra le economie avanzate. Tanto che gli investitori credono ora che la banca centrale possa alzare il piede dall’acceleratore e diminuire allo 0,25% la portata dei prossimi aumenti dei tassi. Uno scenario ritenuto più probabile dai mercati già per la prossima riunione del 3 agosto, ma che molti gestori considerano più realistico a settembre.
Nel dettaglio, secondo l’Office for national statistics, i prezzi inglesi sono aumentati solo dello 0,1% a livello mensile. E anche l’inflazione di fondo, che esclude le categorie più volatili come alimentari ed energia, è salita del 6,9% rispetto al+ 7,1% del mese precedente, quando aveva toccato il livello più alto da trent’anni. Il consensus prevedeva che il dato restasse fermo. Il tasso annuo sulle merci è sceso dal 9,7% all’8,5%, mentre quello relativo ai è calato dal 7,4% al 7,2%.
La view dei gestori
La reazione dei mercati è stata immediata, con sterlina e Gilt in calo ma anche gli indici dei listini europei tutti in salita, pure grazie alla conferma di Eurostat sul rallentamento dell’inflazione dell’Eurozona: +5,5% a giugno. Ora, per Londra, i mercati prevedendo un tasso massimo del 5,75% rispetto al 6,25% precedente e vedono solo il 50% di possibilità di un rialzo di 50 punti base ad agosto (era quasi il 100% alla vigilia).
Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income
Per Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income, si tratta di dati chiave per la BoE ma non necessariamente sufficienti a dissuaderla dall’aumentare i tassi di altri 50 punti base nella riunione di agosto, vista l’accelerazione dei prezzi degli ultimi mesi. “Inoltre, il recente accordo sui salari del settore pubblico si tradurrà probabilmente in un’inflazione ostinatamente elevata”, spiega l’esperta. Che aggiunge: “Sebbene i dati del Pil per il mese di maggio abbiano mostrato una piccola contrazione, fanno seguito al dato di aprile, che ha registrato un +0,2%, indicando una crescita piatta per il secondo trimestre in generale ma non ancora una contrazione”, spiega l’esperta.
Alla luce del recente flusso di dati, quindi, Neiss ritiene che l’istituto centrale rimarrà concentrato sull’inasprimento delle condizioni di credito per raffreddare l’economia e riportare l’inflazione al target.“La produzione del settore manifatturiero e edile si sta indebolendo ma per il momento l’inflazione resta elevata. Uno scenario non sufficiente perché la BoE faccia un passo indietro rispetto a rialzi più aggressivi, anche se incrementi di 50 punti base saranno meno probabili dopo agosto”, chiarisce.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Sulla stessa lunghezza d’onda Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price. L’esperto fa notare come gran parte del miglioramento dell’indice sia dovuto ai prezzi dell’energia e dei beni alimentari mentre ciò che davvero interessa l’istituto centrale è l’inflazione generata internamente e quella dei servizi, aumentata del 7,2% dal precedente 7,4%. “I prezzi del terziario mese su mese sono saliti solo dello 0,2% oltre il livello considerato normale. Si tratta certamente di un miglioramento ma i dati rivelano anche significative pressioni a monte, a testimoniare che è prevista ancora molta pressione in questo ambito”, evidenzia.
Per Wieladek, quindi, i mercati stanno attribuendo un peso eccessivo alla rilevazione. Specie perché la Bank of England guarda soprattutto al carovita a medio termine (2-3 anni), sul quale le notizie sono ancora molto negative. “L’inflazione dei salari, che ne è il fattore determinante, rimane a livelli che implicano un aumento dei prezzi del 6-7% in un anno”, puntualizza. Per l’economista di T. Rowe Price, la battaglia della BoE si concluderà solo quando questo dato si ridurrà in modo significativo. “L’istituto ha bisogno di raffreddare il mercato del lavoro per riportare centrare il suo obiettivo di medio termine ma è ancora molto lontana. Pertanto, continuo a ritenere che un rialzo dello 0,5% in agosto sia il risultato più probabile”.
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Secondo le stime di Bain & Company, il mercato AI potrebbe raggiungere quota 6mila miliardi l’anno entro il 2031. Ma i prodotti esistenti possono generare fino a 1.800 miliardi. Per sostenere gli investimenti servono quindi nuove fonti di valore. Le aree più promettenti
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio