I mercati si preparano a un cambio di paradigma alla guida della banca centrale americana. Secondo gli esperti, credibilità e indipendenza saranno variabili fondamentali
Kevin Warsh, prossimo presidente della Fed
Diciamolo subito. Non è solo una nomina ma un passaggio che potrebbe ridefinire il perimetro stesso della politica monetaria americana. La scelta di Kevin Warsh per la guida della Federal Reserve segna, nelle intenzioni del governo di Donald Trump, una discontinuità rispetto all’era recente: meno interventismo, più disciplina, meno comunicazione esplicita, più centralità delle regole. Un profilo che, come evidenziato da diversi osservatori, appare in grado di rassicurare gli investitori nonostante prometta di portare elementi di cambiamento.
“Warsh è una figura non solo nota ma anche rispettata e di grande successo e riteniamo che ricoprirà il ruolo di presidente della Fed in modo efficace e ponderato”, sottolinea da PIMCO il global economic advisor Richard Clarida. Eppure, il percorso verso la presidenza non è ancora definito. Lo ricorda bene Flora Dishnica, product specialist – Multi Asset Euro di Pictet Asset Management. “Prima della conferma formale il finanziere dovrà superare le audizioni e il voto del Senate Banking Committee”, spiega, chiarendo che si tratta di un percorso reso più incerto dalle tensioni politiche interne. Il passaggio potrebbe richiedere settimane, se non mesi, e collocherebbe l’eventuale insediamento effetivo nella seconda metà dell’anno. Il quadro, d’altronde, è complicato ancor di più dalle dinamiche politiche interne al partito repubblicano. “Il senatore Thom Tillis ha bloccato tutte le conferme alla Fed finché non sarà conclusa l’indagine su Powell”, osserva Dishnica, aggiungendo che “l maggioranza risicata gli impone di ottenere il suo sostegno per ottenere la nomina”.
Cosa cambia
Se confermato, Warsh porterebbe con sé una visione della politica monetaria maturata anche in aperto dissenso con alcune scelte del passato. Clarida ricorda che “negli ultimi 15 anni ha scritto e parlato ampiamente della politica della Fed” e che “ha sollevato preoccupazioni circa le dimensioni e la composizione dell’ampio bilancio dell’istituto”. Non solo. Warsh ha infatti criticato in modo esplicito uno degli strumenti chiave delle banche centrali moderne, giudicando come “eccessivo” e “fonte di segnali confusi” il ricorso alle indicazioni prospettiche. Una posizione che si inserisce in una critica più ampia alla discrezionalità. Secondo l’esperto, in particolare, Warsh contesta “l’incapacità della Fed di ancorare la formulazione e la comunicazione delle sue decisioni a regole meno soggette alla discrezionalità riunione per riunione”. Ecco allora che il confronto con le presidenze di Jerome Powell e con la coppia Yellen-Bernanke ancora prima appare inevitabile. In particolare, sul fronte della comunicazione, la discontinuità potrebbe rivelarsi marcata. “Il futuro governatore potrebbe essere molto meno propenso a fare affidamento sulle forward guidance dettagliate sul futuro andamento dei tassi di interesse”, osserva ancora Clarida. Un ritorno, almeno in parte, all’impostazione di Paul Volcker e Alan Greenspan ma in un contesto …
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