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L’economia dell’Area è cresciuta dello 0,4%. Merito soprattutto dell’Irlanda, mentre Germania e Francia arrancano. E ora la guerra dei dazi potrebbe trascinare il blocco sull’orlo della recessione
Inizio d’anno positivo per l’economia dell’Eurozona. Nel primo trimestre del 2025, il pil ha battuto le attese mettendo a segno un aumento dello 0,4%, oltre lo 0,2% stimato dal consensus e lo 0,2% registrato nei tre mesi precedenti. Tuttavia c’è poco da festeggiare: gli effetti della guerra commerciale avviata da Donald Trump a inizio aprile devono infatti ancora farsi sentire. Non solo. Germania e Francia, le principali economie del blocco, hanno riportato un’espansione modesta, mentre il dato complessivo è stato fortemente influenzato dal +3,2% registrato dall’Irlanda, dovuto principalmente alle grandi aziende straniere che hanno sede nel Paese per ragioni fiscali e che in vista dei dazi hanno intensificato l’attività.
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Bene la Spagna, Italia +0,3%
Su base annua, rispetto al primo trimestre del 2004, il pil è aumentato dell’1,2% nel club dell’euro e dell’1,4% nei Ventisette, dove la crescita congiunturale si è attestata allo 0,3%. Continua la corsa della Spagna, che ha riportato una crescita dello 0,6%, mentre il pil dell’Italia si è fermato a +0,3%. Roma ha comunque fatto meglio di Berlino, che deve accontentarsi di un modesto +0,2%, e di Parigi, che ha riportato un anemico +0,1%. Ne deriva che, tolto il dato di Dublino, il quadro di fondo di Eurolandia nel primo trimestre sembra più vicino allo 0,2% previsto dagli economisti che allo 0,4% rilevato da Eurostat.
Un futuro grigio
Dalla fine di marzo, poi, le prospettive si sono notevolmente deteriorate. Negli ultimi giorni, alcune delle più grandi aziende del Vecchio Continente hanno lanciato l’allarme, affermando che i dazi peseranno sui profitti, freneranno le vendite e potrebbero limitare gli investimenti. Inoltre, ad aprile l’indicatore del sentiment economico (ESI) misurato dalla Commissione europea è sceso ancora, con un calo di 1,4 punti sia nell’UE (a 94,4) sia nell’Area dell’euro (a 93,6). In peggioramento tutte le componenti: la fiducia dei consumatori, il sentiment dell’industria, quello dei servizi, quello del commercio e il clima delle costruzioni. Calo anche per l’indicatore delle aspettative di occupazione (EEI).
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Ripresa addio?
Se quindi il 2025 doveva essere l’anno della ripresa di Eurolandia, le speranze di un recupero sono ormai al lumicino. La Banca centrale europea ha già affermato che la guerra commerciale, le conseguenti turbolenze sui mercati finanziari e il generale deterioramento del sentiment freneranno l’economia dell’Area. Prima che Trump avviasse la sua offensiva, Bruxelles prevedeva per quest’anno un’espansione poco sotto l’1%: difficile quindi non ipotizzare che ora il blocco possa finire sull’orlo di una recessione. La speranza di molti economisti sta proprio nel fatto che saranno gli Stati Uniti a subire gli effetti più pesanti delle politiche trumpiane, spingendo così il tycoon a fare dietrofront.
Nuovi tagli per la BCE
Intanto, è opinione comune che Francoforte continuerà a tagliare il costo del denaro per stimolare l’attività economica, anche se il suo lavoro potrebbe aver effetti modesti contro una recessione tanto generalizzata. L’aumento della spesa pubblica in Germania costituisce un altro motivo di speranza, ma serviranno comunque mesi per vederne gli effetti. In tutto questo, almeno l’inflazione non fa più paura, grazie al calo dei prezzi dell’energia, all’euro forte e a una crescita più debole che probabilmente eserciteranno pressioni al ribasso sui prezzi, dando alla BCE la possibilità di ridurre ulteriormente i tassi. Di contro, sale il rischio che l’inflazione inizi a scendere al di sotto dell’obiettivo del 2%, soprattutto se la Cina, grande esclusa dai mercati statunitensi, iniziasse a riversare i suoi beni in eccedenza nel Vecchio Continente.
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