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Secondo l’analisi di justETF, il segmento continua a guadagnare spazio tra i risparmiatori retail. Merito di semplicità operativa, ribilanciamento automatico ed efficienza fiscale. Ma il Vecchio conta ancora dimensioni contenute, con i primi cinque prodotti che raccolgono circa il 60% degli asset complessivi
Gli ETF multi-asset stanno progressivamente ritagliandosi uno spazio sempre più rilevante nel mercato europeo del risparmio gestito, spinti dalla crescente domanda retail di soluzioni semplici, diversificate e a basso costo. La possibilità di combinare azioni e obbligazioni all’interno di un unico strumento, delegando al fondo il ribilanciamento automatico del portafoglio, sta infatti favorendo la diffusione di questi prodotti soprattutto nei piani di accumulo e tra gli investitori meno inclini a gestire attivamente l’asset allocation. È quanto emerge da un’analisi di justETF, secondo cui il comparto continua però a mostrare una forte concentrazione delle masse su pochi grandi prodotti e dimensioni ancora ridotte per gran parte dell’offerta disponibile sul mercato.
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Mercato ancora piccolo ma in forte espansione
I dati della piattaforma specializzata nel monitoraggio degli ETF europei mostrano come il mercato continentale dei prodotti multi-asset a gestione passiva conti oggi 58 prodotti complessivi, che diventano 46 considerando esclusivamente quelli accessibili agli investitori retail, di cui 36 quotati su Borsa Italiana. Pur restando una nicchia rispetto all’universo complessivo, il segmento ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni grazie alla diffusione di strumenti all in one che automatizzano gestione e diversificazione del portafoglio. La concentrazione delle masse resta però elevata. I primi cinque ETF della categoria superano ciascuno il miliardo di euro di patrimonio e rappresentano complessivamente circa il 60% degli asset totali del comparto. Al contrario, gran parte dei prodotti più recenti (molti dei quali lanciati tra il 2024 e il 2025) gestisce patrimoni inferiori ai 50 milioni di euro.
Retail protagonista del comparto
La struttura stessa degli ETF multi-asset spiega questa distribuzione delle masse. I grandi investitori istituzionali e i gestori patrimoniali tendono infatti a costruire internamente le proprie asset allocation, utilizzando strumenti a replica singoli o mandati dedicati piuttosto che soluzioni preconfezionate. Il target naturale di questi strumenti resta quindi il pubblico retail, interessato soprattutto a tre caratteristiche: semplicità operativa, automatizzazione del ribilanciamento e costi contenuti. Secondo l’analisi, patrimoni ancora ridotti non rappresentano necessariamente un elemento negativo. Tuttavia, ETF sotto la soglia dei 50-100 milioni di euro tendono generalmente a presentare spread bid-ask più ampi sul mercato secondario e un rischio di chiusura anticipata superiore alla media.
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Vanguard guida le performance tra i bilanciati
Dal punto di vista dei rendimenti, il comparto mostra risultati molto eterogenei, coerenti con la varietà delle strategie disponibili sul mercato. Tra i prodotti bilanciati di maggiore rilevanza, il miglior risultato a cinque anni appartiene al Vanguard LifeStrategy 80% Equity UCITS ETF, che ha registrato una performance del +50,71% accompagnata da un drawdown massimo del -15,63%.
Costi bassi e vantaggi fiscali spingono la categoria
Secondo Lorenzo Demaria, country manager Italia di justETF, la crescita del segmento riflette un cambiamento strutturale nelle esigenze di un pubblico retail sempre più orientato verso strumenti in grado di unire alla semplicità operativa diversificazione ed efficienza nella gestione del portafoglio. “Uno dei principali punti di forza di questi strumenti riguarda il ribilanciamento automatico interno”, ha detto, “che consente di mantenere costante l’allocazione desiderata senza generare plusvalenze tassabili a ogni operazione di aggiustamento”. Ma, nella view del manager, il tema che più di continua a sostenere la competitività della categoria è quello dei costi. “I TER dei prodotti più efficienti si collocano generalmente tra lo 0,25% e lo 0,40%”, è stata la sua spiegazione, “livelli sensibilmente inferiori rispetto all’1,4% e oltre spesso registrato dai fondi bilanciati tradizionali”. Una dinamica che sta aumentando la pressione competitiva sull’industria dei fondi comuni bilanciati.
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I limiti: meno flessibilità e rischio dimensionale
Accanto ai vantaggi, restano però alcuni limiti strutturali. Il principale riguarda la minore flessibilità nella gestione dell’asset allocation: vendendo un ETF multi-asset, l’investitore dismette contemporaneamente sia la componente azionaria sia quella obbligazionaria del portafoglio senza facoltà di intervenire selettivamente su una singola esposizione. Chi desidera modificare gradualmente il peso dell’equity o del reddito fisso deve quindi affiancare exchange trade funds mono-asset oppure sostituire integralmente il prodotto con una versione caratterizzata da un diverso rapporto tra azioni e obbligazioni, affrontando però una vendita totale e le relative implicazioni fiscali. Gli investitori più evoluti possono inoltre replicare autonomamente esposizioni analoghe costruendo portafogli composti da ETF singoli, talvolta anche a costi inferiori, ma rinunciando ai vantaggi di automatismo ed efficienza fiscale offerti dalla struttura multi-asset. Resta infine il tema delle dimensioni: molti prodotti della categoria continuano infatti a gestire patrimoni limitati, con conseguenze sulla liquidità degli scambi e sulla sostenibilità commerciale di lungo periodo.
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