Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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Embracing Change and Seeking Impact è il titolo del terzo report di Cerulli Associate European Environmental, Social, and Governance Investing. L’analisi sul 2021 ha come focus i principali mercati degli investimenti responsabili in Europa, ovvero Regno Unito, Paesi Bassi, Nordics, Francia, Germania, Italia e Svizzera.
I dati dello studio derivano da oltre cinquanta interviste con investitori istituzionali, private bankers e asset managers (17% nel Regno Unito, il 17% in Germania, il 18% in Olanda, il 9% in Italia, l’11% in Svizzera, l’11% in Francia e il 16% Paesi nordici). Il 46% degli intervistati aveva un Aum compreso tra 1 e 5 miliardi di euro, contro il 38% a cavallo tra i 5 e i 20 miliardi di euro e il restante 16% di grandi investitori con Aum superiori ai 20 miliardi.
Cerulli stima che il totale degli investimenti Esg a livello istituzionale europeo si attesti, a settembre 2021, attorno ai 6.200 miliardi di euro netti, con un aumento del 69% rispetto allo stesso periodo del 2016. In relazione al 2021 però va specificato che la crescita durante i primi nove mesi è stata guidata dalla nuova classificazione Sfdr.
Un’accelerazione non determinata però esclusivamente dalla normativa come confermano una serie di dati contenuti nel report. Gli asset di Etf Esg hanno raggiunto alla fine del terzo trimestre del 2021 i 170 miliardi di euro (+228% rispetto al 2016), rappresentando il 7,6% del totale delle masse in gestione dell’industria al 30 settembre 2021. Ulteriore dato significativo è la percentuale di investitori istituzionali europei impegnati nel raggiungimento dell’obiettivo di emissioni zero di CO2, ovvero il 43%. Tra gli investitori istituzionali francesi, è il 75% a richiedere dati sull’impronta carbonio degli investimenti, il 70% tra gli olandesi, e il 47% tra gli italiani.
Circa due terzi degli istituzionali europei, ovvero il 64%, ha dichiarato a Cerulli di avere una politica ben precisa sui cambiamenti climatici, ma solo il 43% di loro si è impegnato formalmente a raggiungere il Net Zero. E anche se l’interesse per la biodiversità continua a crescere in tutto il Vecchio Continente, dal report si evince che una buona parte degli investitori istituzionali non investono ancora in strategie mirate esplicitamente alla biodiversità.
Relativamente all’allocazione per classi di attivo, sebbene il panorama dei prodotti Esg in Europa sia cresciuto in termini di diversità e specializzazione, la maggior parte degli asset sostenibili sono ancora nei fondi azionari.
Le previsioni dei partecipanti allo studio di Cerulli sul futuro della domanda da parte del mercato per i prodotti sostenibili presentano delle sorprese. Gli emergenti sono visti come area in cui ci sarà la maggiore crescita della domanda da parte degli investitori. L’82% degli intervistati prevede un incremento per la quota in portafoglio di reddito fisso Esg dei mercati emergenti, mentre il dato per quanto riguarda l’equity si attesta al 78%.
La tendenza generale è di fiducia nella crescita dell’investimento responsabile e sostenibile per tutte le tipologie di investimento. Le prospettive per la crescita dei prodotti passivi Esg sono positive in tutti i mercati oggetto dell’analisi di Cerulli. Si prevede che nei prossimi anni saranno ancora gli investitori istituzionali a fare da volano per l’aumento della domanda, seguiti da banche private e retail.
L’Italia si colloca al primo posto nella classifica dei Paesi per cui è prevista una crescita dell’allocazione in Etf Esg. La quasi totalità dei provider di strumenti passivi (91%) si aspetta un significativo rialzo della domanda da parte degli investitori del nostro Paese.
In Svizzera invece si riscontra, invece, la percentuale più alta di moderati. Cerulli specifica, inoltre, che ai temi oggi più diffusi fra gli investimenti sostenibili possano aggiungersi, con uno slancio consistente, anche assistenza sanitaria e social housing. Soltanto in Spagna e in Italia, infine, una piccola percentuale (3%) ritiene che nei prossimi due anni la domanda per Etf Esg possa non avere dimensioni significative.
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