Il costo del denaro cala di un quarto di punto e tocca il 5%. Ma l’Mpc è spaccato. Riviste al rialzo le stime di inflazione e crescita 2024. Per i gestori, prossima sforbiciata a novembre. E buone prospettive per i titoli esposti all’economia UK
Alla fine hanno prevalso le colombe. La Bank of England ha tagliato i tassi di interesse del Regno Unito di un quarto di punto, portandoli al 5% dopo averli mantenuti per un anno intero al 5,25% (il livello più alto da sedici anni). Si tratta della prima riduzione da marzo 2020 ed era attesa dalla maggior parte degli analisti. Il Comitato di politica monetaria si è però spaccato, con cinque membri che hanno votato per l’allentamento e quattro che avrebbero invece preferito attendere ancora. Il governatore Andrew Bailey, ago della bilancia per la decisione finale, non ha fornito indicazioni sulle mosse future e ha detto che l’istituto centrale si muoverà “con cautela”.
“L’impatto degli shock esterni del passato si è attenuato e sono stati compiuti alcuni progressi nel moderare i rischi di persistenza dell’inflazione”, recita il comunicato finale. Sebbene il Pil si sia rivelato più forte del previsto, viene inoltre precisato, “l’orientamento restrittivo della politica monetaria continua a pesare sull’attività nell’economia reale con effetti sul mercato del lavoro e attenuando le pressioni dei prezzi. Per l’Mpc, l’orientamento dovrà comunque restare “restrittivo per un periodo sufficientemente lungo finché i rischi sul ritorno sostenibile dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine non si saranno ulteriormente dissipati”. Ed ogni decisione verrà presa riunione per riunione in base ai dati.
L’inflazione è vista in aumento
Sia a maggio che a giugno, l’inflazione britannica si è allineata al target del 2% ma nelle sue nuove stime la BoE prevede che aumenti fino a circa il 2,75% nell’ultimo trimestre. Tornerà all’obiettivo solo all’inizio del 2026, per poi scendere ancora. La crescita salariale di circa il 6% è quasi il doppio del tasso che l’istituto considera coerente con un carovita in target del 2% ma sta rallentando in linea con le aspettative. Bailey e colleghi stimano che l’economia di sua maestà si espanderà di circa l’1,25% quest’anno, più dello 0,5% della precedente previsione, grazie ai risultati migliori del previsto messi a segno nel primo semestre. La disoccupazione aumenterà leggermente, poiché gli alti tassi di interesse continueranno a gravare sulla crescita.
Prossimo taglio a novembre
Matthew Ryan, head of Market Strategy di Ebury
Matthew Ryan, head of market strategy di Ebury, sottolinea come sembri esserci una crescente fiducia sul fatto che le pressioni sui prezzi siano su un percorso sostenuto verso l’obiettivo. Prova ne è che sia le previsioni di inflazione a un anno sia quelle a due sono state abbassate rispetto a maggio. “Nonostante il fatto che i mercati stessero scontando non più del 60% di possibilità di un taglio prima della decisione”, fa notare, “la sterlina ha tenuto duro dopo l’annuncio”. Una dinamica ascrivibile sia al tono cauto della dichiarazione, che ha avvertito che i tassi non saranno tagliati ‘troppo rapidamente o troppo’, sia alla consistente revisione al rialzo delle stime di crescita del 2024. “L’Mpc non ha fretta e sta predisponendo il mercato per tagli a ogni altra riunione”, afferma, “con il prossimo che probabilmente sarà a novembre”.
Buone prospettive per i titoli esposti all’economia Uk
Andrew Jones, portfolio manager di Janus Henderson, non si stupisce delle divisioni interne all’istituto. Il tasso di inflazione dei servizi è infatti stato più alto del previsto e, secondo l’esperto, con tutta probabilità ha rappresentato la principale remora per coloro che hanno votato contro l’allentamento. “Nel complesso, la maggioranza ha però deciso che l’ampia gamma di dati continuava a mostrare come l’inflazione al 2% nel medio termine potesse rimanere una probabilità”, osserva. Per Jones, resta quindi plausibile un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse. “Questo scenario sarà particolarmente favorevole ai titoli azionari che sono principalmente esposti all’economia del Regno Unito”, conclude.
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