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Nel 2024 il Pil crescerà dello 0,6%, l’inflazione calerà sotto il 2%. Alert per il Canale di Suez da cui transita il 16% dell’import tricolore. Famiglie pessimiste: meno consumi e più risparmi
Un’economia stagnante che nel 2024 crescerà appena dello 0,6%, un’inflazione in ritirata e rischi crescenti che minano il contesto geopolitico, in particolare nella zona del Mar Rosso. Tramite il primo bollettino dell’anno, Bankitalia mostra preoccupazione per lo stato dell’economia del Paese. Anche gli stessi cittadini italiani, visto il futuro incerto, si sono fatti più pessimisti e hanno ridotto i consumi e aumentato il risparmio.
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L’economia ristagna: +0,6% il Pil nel 2024
Più nel dettaglio, gli analisti di via Nazionale spiegano che l’economia ha subito una battuta d’arresto a fine 2023, con il Pil salito dello 0,7% nell’anno. E anche nel 2024 la crescita sarà stentata, come già anticipato nei giorni scorsi dal governatore Fabio Panetta: si fermerà infatti a +0,6%, ben al di sotto dell’1,2% calcolato dal Def e meno della precedente stima di +0,8%. Nel 2025, invece, si prevede un aumento dell’1,1% “per effetto dei tassi di interesse più contenuti”. Inoltre, si legge nel rapporto che “l’attività economica si rafforzerà gradualmente già nel corso di quest’anno, poichè verrà sostenuta dalla ripresa del reddito disponibile e della domanda estera”. Tuttavia, i rischi restano orientati al ribasso a causa dello scarso dinamismo del commercio mondiale, della debolezza cinese e delle tensioni politiche internazionali.
Allarme per la crisi nel Mar Rosso
A proposito di geopolitica, l’istituto centrale si mostra particolarmente preoccupato per la situazione nel Mar Rosso. Gli attacchi alle navi mercantili rappresentano infatti un rischio per le importazioni del nostro Paese: dalla stretto marino passa quasi il 16% dell’import italiano di beni in valore. E anche una larga parte degli acquisti provenienti dalla Cina (secondo mercato di approvvigionamento per l’Italia dopo la Germania), dalle altre economie dell’Asia orientale e dai Paesi del Golfo Persico, esportatori di materie prime energetiche. Vi transita poi un terzo delle importazioni italiane nella filiera della moda.
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Non solo. Per gli esperti di Palazzo Koch l’incidenza della rotta del Mar Rosso “è elevata anche per le importazioni di petrolio greggio e raffinato e per quelle di prodotti metalmeccanici, che costituiscono quasi il 30% degli acquisti dall’estero del Paese”. Decisamente più ridotta, invece, la rilevanza di tale rotta per le esportazioni: circa il 7% delle merci in uscita dall’Italia transita per il Canale di Suez.
Inflazione in calo, salari in aumento
Quanto all’inflazione, gli esperti di Bankitalia fanno notare che la discesa dei prezzi “si è accentuata e si è estesa a beni industriali non energetici e a servizi”. Pertanto il carovita dovrebbe ridursi all’1,9% nel 2024 (dal 5,9% dell’anno passato), per poi scendere gradualmente fino all’1,7% nel 2026. L’inflazione di fondo diminuirà fino al 2,2% nei prossimi dodici mesi (dal 4,5% del 2023) e si porterà sotto la soglia del 2% nel biennio successivo. La crescita dei salari prevista per il 2023 dovrebbe intensificarsi nel 2024 “per effetto dei numerosi rinnovi contrattuali attesi, sia nella manifattura che nei servizi privati”. Ma per l’istituto italiano “il recupero dei margini di profitto osservato tra la fine del 2022 e la prima metà dell’anno scorso segnalerebbe la capacità delle imprese di assorbire le pressioni inflazionistiche”.
Rallentano i consumi, cresce il risparmio
Infine, il bollettino segnala a fine 2023 un rallentamento dei consumi delle famiglie. Che hanno invece aumentato la propensione al risparmio e vedono crescere il reddito disponibile in termini reali. Continua poi a ridursi l’indebitamento degli italiani, già inferiore alla media europea. Tuttavia, nonostante il miglioramento registrato a dicembre, il clima di fiducia dei consumatori nel quarto trimestre è diminuito rispetto ai valori registrati nel periodo precedente. Un calo che, secondo Via Nazionale, “rispecchia soprattutto il peggioramento dei giudizi sulla situazione economica generale, mentre le valutazioni sulla componente personale appaiono più resilienti”.
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