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Utili, dispersione settoriale e opportunità globali: BlackRock vede rosa per il mercato azionario ma raccomanda un’attenta selezione, tenendo conto di tre variabili. E del fatto che le occasioni non sono solo a stelle e strisce
Il primo trimestre del 2025 si preannuncia ancora positivo per gli investitori azionari. Merito di un’inflazione destinata a restare sotto controllo nella maggior parte delle economie, che consentirà alle banche centrali di portare avanti la normalizzazione monetaria. E anche di una crescita globale, che nel prossimo biennio dovrebbe viaggiare a un ritmo del 3% annuo circa. A dirlo è Helen Jewell, chief investment officer BlackRock Fundamental Equities Emea, secondo cui questo scenario permetterà a un ampio gruppo di aziende di aumentare gli utili e mantenere margini di profitto elevati. Tuttavia il quadro non è solo rose e fiori, anzi: tra valutazioni elevate e previsioni di rally ‘irregolari’ sarà infatti necessaria un’attenta selezione che consenta di puntare su nomi di qualità, con promettenti prospettive di utili a lungo termine, a un prezzo ragionevole. Per questo l’esperta ha individuato tre temi chiave da tenere d’occhio nei prossimi mesi.
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Utili solidi, ma non per tutti
Il primo è proprio quello dei profitti. “Si prevede che gli utili a livello globale aumenteranno del 12% nel 2025”, spiega Jewell. In particolare, è atteso un incremento del 14% negli Stati Uniti e dell’8% in Europa. “Tuttavia, nei prossimi mesi ci aspettiamo anche di vedere una grande dispersione sia tra i settori che al loro interno”, avverte.
La produzione negli Stati Uniti e in Europa è infatti in contrazione da due anni, dal momento che dopo aver speso molto in beni durante i lockdown ora i consumatori sono passati ai servizi. Da qui, ad esempio, la previsione che la debolezza nel settore automobilistico persista, insieme a problemi più strutturali come la difficile transizione verso i veicoli elettrici. “Anche il settore immobiliare e i comparti correlati hanno subito una contrazione, ma nel 2025 potrebbero essere spinti dai tassi più bassi”, chiarisce. Insomma, per Jewell all’interno dei settori si stanno aprendo divari significativi tra le “migliori aziende” e le altre: divergenze cui stare molto attenti.
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Le mega forze guidano la dispersione settoriale
Secondo l’esperta BlackRock, le mega forze come la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e la decarbonizzazione continueranno ad essere protagoniste. Significativi capitali pubblici e privati continuano infatti ad essere destinati a questi due ambiti, sostenendo la crescita economica e trasformando il panorama corporate. Ma stanno portando anche a una marcata dispersione all’interno dei settori.
“La domanda legata all’IA ha alimentato una crescita straordinaria degli utili in alcune parti dell’industria dei semiconduttori, mentre i produttori di chip per la tecnologia di consumo hanno registrato ritardi a causa del surplus di approvvigionamento post-Covid”, fa notare. Così come, nel frattempo, il settore industriale legato all’elettrificazione e alla decarbonizzazione è in forte crescita, mentre quelli esposti al ciclo economico a breve termine hanno subito rallentamenti. “Le valutazioni elevate dei principali beneficiari dei cambiamenti strutturali ci portano a dovere individuare i prossimi player vincitori, mantenendo al contempo uno sguardo attento sui titoli sottovalutati che potrebbero beneficiare della ripresa del ciclo manifatturiero”, mette quindi in guardia.
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Opportunità globali
Terzo tema chiave riguarda la geografia. “Riteniamo che un’altra fonte di valore potrebbero essere i titoli che, pur subendo sconti a livello locale, hanno operazioni e flussi di reddito globali”, prosegue Jewell. Che vede opportunità in Europa, dove le azioni vengono scambiate con uno sconto del 40% rispetto a quelle USA, pur generando tipicamente oltre il 60% dei ricavi al di fuori del Vecchio Continente.
“Le aziende globali di materie prime offrono un’esposizione a basso costo ai temi dell’IA e della decarbonizzazione: il ruolo essenziale di rame e altri metalli nella transizione energetica e nella costruzione di data center è spesso sottovalutato nelle valutazioni”, argomenta. Facendo notare anche come l’Europa ospiti poi numerose società con capacità di leadership mondiale in settori chiave come l’elettrificazione e l’energia rinnovabile. “Nonostante abbiano fondamentali simili, queste aziende vengono scambiate a prezzi inferiori rispetto alle loro controparti statunitensi”, sottolinea. Jewell vede inoltre opportunità globali in alcune parti dei mercati emergenti, che potrebbero trarre vantaggio dal trasferimento delle catene di approvvigionamento post-pandemia. E in alcuni titoli giapponesi, che potrebbero beneficiare di riforme aziendali e di un cambiamento legato ai tassi di interesse.
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Non solo USA
Proprio in questo senso Olivia Treharne, co-head del team Global equity di BlackRock Fundamental Equities, sottolinea che ‘l’eccezionalità degli USA’ non deve tradursi per i portafogli in ‘solo USA’. “Un approccio d’investimento limitato ai soli Stati Uniti potrebbe far perdere agli investitori alcune opportunità di crescita degli utili a lungo termine presenti in altre regioni”, rimarca. Evidenziando che alcune delle migliori aziende del settore healthcare globali si trovano nel Regno Unito e in Europa. Così come si possono trovare opportunità nel Vecchio Continente guardando a nomi con brevetti unici nei loro business di riferimento, come le grandi aziende di big data britanniche e i brand di lusso.
Per Treharne, inoltre, le economie emergenti in rapida crescita offrono un potenziale molto più vasto in settori come quello bancario. “In Messico, che si appresta a beneficiare del ‘near-shoring’ delle catene di approvvigionamento, solo il 49% degli adulti possiede un conto bancario, rispetto al 95% negli Stati Uniti”, argomenta. In altri mercati come il Giappone, poi, le banche si preparano a raggiungere nuovamente rendimenti a doppia cifra sul capitale per la prima volta da decenni, beneficiando di tassi più alti. “E in altri settori nipponici, le riforme aziendali stanno iniziando ad avere un impatto, con alcune grandi aziende che dismettono le attività no core per mantenere il focus sul business di riferimento”, conclude.
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