Articolo pubblicato su FocusRisparmio (Gennaio – Febbraio 2022). Accedi e scaricalo gratuitamente a questo link.
Da un sondaggio di FocusRisparmio condotto a inizio anno i gestori si dimostravano ancora positivi sull’equity, con l’Europa a fare la parte del leone, seguita da Stati Uniti e Cina. L’inflazione? Non fa paura. Il rischio maggiore arriva dalle banche centrali
Azioni, corporate bond high yield, mercati privati, investimenti alternativi e un pizzico di materie prime. È questo il cocktail vincente del 2022 secondo i gestori che hanno partecipato al sondaggio condotto da FocusRisparmio su un panel complessivo di 18 Sgr.
Gli esperti sono convinti che i mercati azionari, sia quelli sviluppati sia quelli emergenti, chiuderanno il nuovo anno su livelli superiori rispetto a quelli del 2021, con l’Europa a fare la parte del leone, seguita da Stati Uniti, Cina e Giappone.
E se fino a ieri sono stati i titoli growth a guidare la crescita dell’equity, domani il timone potrebbe passare nelle mani del value, e più in particolare delle società a piccola e media capitalizzazione. Guardando ai trend secolari, invece, il podio “costruito” dai gestori vede sul gradino più alto il tema Esg in generale, davanti a transizione ecologica e climate change.
“Il 2022 si presenta come un anno di prosecuzione del ciclo economico – commenta Andrea Conti, head of macro research di Eurizon – Ci si aspetta un rallentamento della crescita globale rispetto all’accelerazione del 2021 e questo dovrebbe favorire il rientro delle pressioni inflazionistiche.
Andrea Conti, head of macro research di Eurizon
In un contesto di crescita sostenibile e calo dell’inflazione, la riduzione degli stimoli monetari da parte delle banche centrali dovrebbe essere ben sopportato dai mercati. Nello scenario centrale atteso da Eurizon i mercati dovrebbero confermare tendenze pro-cicliche – aggiunge – In particolare, per le azioni i rendimenti attesi sono positivi, ma inferiori al 2021, con la crescita degli utili che, dopo la fiammata dell’ultimo anno (+50% per l’S&P 500, +70% per l’Eurostoxx) ritornerà sui livelli medi storici, tra l’8% e il 10 per cento. Le prospettive di rendimento assoluto per le obbligazioni a spread, invece, appaiono modeste e limitate al carry”.
Matteo Germano, Cio e head of multi-asset di Amundi Sgr
Una view condivisa anche da Matteo Germano, Cio e head of multi-asset di Amundi Sgr, convinto che la crescita globale rimarrà su livelli sostenuti e che l’inflazione ritornerà “su livelli più normali nella seconda metà dell’anno. Anche gli utili continueranno a crescere, sebbene in misura più moderata. Per questo, ci attendiamo nel complesso rendimenti positivi per le azioni, ma su livelli inferiori rispetto a quelli del 2021”.
Il portafoglio
In termini di costruzione del portafoglio, il prossimo anno presenterà sfide maggiori rispetto al 2021. “Siamo entrati in un nuovo regime finanziario, caratterizzato da maggiore inflazione a fronte di un trend di crescita in rallentamento – fa notare Germano – L’obiettivo degli investitori dovrà dunque essere quello di puntare a rendimenti reali positivi e alla preservazione del capitale. Con tassi ancora così bassi e negativi in termini reali, il mercato azionario rimane l’unica alternativa possibile, ma bisognerà prestare attenzione alle aree con valutazioni eccessive, esposte al rialzo dei tassi, puntando invece su mercati più a sconto, come quello europeo ed emergenti, e al segmento value. Ora più che mai la diversificazione sarà essenziale, privilegiando attività legate all’economia reale che dovrebbero performare meglio in un contesto inflazionistico – puntualizza – In un ciclo sempre più maturo, con un elevato livello di indebitamento e rischi asimmetrici, sarà inoltre importante continuare a mantenere in atto strategie di protezione del portafoglio, in particolare dal rischio di inflazione”.
I rischi
Anche se le attese sono positive, quello del 2022 non sarà un viaggio facile. I rischi all’orizzonte non mancano, a partire dalla possibile stretta monetaria delle banche centrali, che preoccupa il 64,7% degli intervistati. Anche l’inflazione fa paura (al 47,10% dei gestori), mentre la nuova ondata pandemica, seguita da possibili lockdown, è considerata un rischio marginale, e spaventa solo il 17,6% dei partecipanti al sondaggio.
In particolare, secondo Germano, oggi il principale rischio è legato a un possibile errore di politica monetaria, con la Fed che si trova in una situazione scomoda: “con un’inflazione così elevata, che rischia di essere politicamente insostenibile per Biden, la banca centrale americana non può non fare nulla, ma non può nemmeno fare troppo, magari anticipando un rialzo dei tassi che spiazzerebbe i mercati. Il rischio, quindi, è duplice: che i mercati siano troppo compiacenti su un atteggiamento ancora piuttosto accomodante delle banche centrali o che, al contrario, vengano impattati da misure troppo restrittive in un momento in cui vi è incertezza per la crescita economica”, conclude.
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