BCE: AI, rinnovabili e SIU per salvare l’Europa
Francoforte avverte Bruxelles: per ora l’economia dell’Area ha resistito allo shock energetico, ma i rischi stanno aumentando. Ecco le tre priorità per mettersi al sicuro
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Negli ultimi due anni l’economia globale si è mossa in controtendenza, accelerazioni improvvise da una parte, brusche frenate dall’altra. Per molti asset manager, questa alternanza ha reso difficile stabilire una direzione. Per Vontobel, invece, il 2026 sarà un anno in cui la direzione non mancherà: sarà semplicemente multipla. Durante la presentazione dell’outlook per il nuovo anno negli uffici di Milano, Gianluca Ungari, responsabile degli investimenti per l’Italia, ha messo al centro della discussione non tanto i numeri, quanto le divergenze: Stati Uniti ed Europa sembrano, infatti, aver imboccato strade diverse. Negli USA, l’attenzione è tutta sulla Federal Reserve, alle prese con un’inflazione irrequieta e con un’economia condizionata da fattori esogeni come i dazi. “Ci aspettiamo una decisione molto combattuta fra i membri del FOMC, che attendono di valutare prima l’impatto dei dazi e di una politica fiscale già espansiva sull’economia americana. A nostro avviso, questo percorso proseguirà anche nel 2026, seppur un taglio dei tassi possa essere possibile”, osserva. Ma la prudenza resta d’obbligo, “non ci aspettiamo un’accelerazione del taglio dei tassi con questi livelli di crescita e di inflazione”. Una frase che riassume la filosofia dell’asset manager: più che anticipare le mosse della Fed, occorre costruire portafogli in grado di resistere a ogni scenario.
In Europa, invece, la quiete sembra prevalere. “La politica monetaria difficilmente cambierà, con la BCE che ha trovato un plateau”, spiega Ungari, lasciando intendere come la Banca Centrale Europea rimarrà immobile ancora per diversi mesi. In mezzo a tutto ciò, Vontobel mantiene un orientamento deciso: “Privilegiamo i risk asset, come l’azionario e il credito sul fronte obbligazionario”. Con utili ancora in crescita e un’economia globale non in fase recessiva, per l’asset manager le sorprese arriveranno più da eccessi di pessimismo che da deterioramenti reali. L’Europa rimane un’opzione per smussare il rischio di concentrazione statunitense, mentre gli emergenti, sempre più diversi fra loro, tornano a essere una fonte strutturale di diversificazione.

Fonte: Vontobel
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L’universo azionario sembra dominato da un’unica parola: intelligenza artificiale. Il tema è diventato così pervasivo da rappresentare, allo stesso tempo, la più grande promessa e la più grande fonte di incertezza sui mercati globali. David Souccar, cio della boutique Vontobel Quality Growth, lo spiega bene, sottolineando come i segnali di squilibrio siano già visibili. “La maggior parte della crescita degli investimenti negli Stati Uniti viene dai data center che si occupano di intelligenza artificiale. Gli investimenti in altri settori sono fermi. Se non fosse per l’intelligenza artificiale, l’economia americana potrebbe già essere in recessione”, dice senza mezzi termini. È un’affermazione forte, che fotografa una concentrazione di capitale senza precedenti: un’economia guidata da un singolo tema è sempre un campanello d’allarme. Souccar non nasconde la preoccupazione: “Le bolle speculative nascono da prezzi troppo alti degli asset e credito eccessivo e sembra che adesso stiamo assistendo a entrambi”.

Fonti: Citi Research e FactSet, Goldman Sachs Global Investment Research
Souccar però non cede al pessimismo. La soluzione? Selezionare aziende capaci di muoversi su orizzonti più ampi dell’immediatezza dell’AI. Per questo, nell’ambito tech, la preferenza va ai grandi cloud provider, “Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud Platform (GCP) sono altamente redditizie e presentano altri driver di crescita a lungo termine” e ai ‘pick and shovels’ dei semiconduttori, come TSMC e Broadcom, “fondamentali per la funzionalità e la scalabilità dei sistemi di AI”. Ma il cuore della strategia quality growth dell’esperto sta altrove: nel trovare crescita stabile e prevedibile là dove la volatilità conta meno. Ecco allora comparire nomi come Ferrari, Netflix, Galderma e L’Oréal. Proprio su quest’ultima Souccar sottolinea un aspetto spesso ignorato: “È attualmente scambiata al di sotto dei suoi multipli di valutazione a lungo termine, rappresentando un punto di ingresso interessante per gli investitori”. La logica è quella del ‘ritorno alla qualità’: titoli in grado di attraversare indenni cicli economici e mode tecnologiche. E in questo scenario multipolare, anche realtà come Waste Management (con il suo business essenziale e anticiclico) tornano ad assumere un ruolo strategico.

A parlar di reddito fisso sono i flussi che importano davvero. E a guidarli, nel 2026, potrebbero essere i mercati emergenti. Per Wouter Van Overfelt, head of Emerging Markets Fixed Income, il segmento sta vivendo una fase di riequilibrio rara: “I rendimenti sono stati solidi in tutte le diverse sub-asset class”, osserva l’esperto. Dopo tre anni di deflussi, gli afflussi stanno tornando, spinti da fondamentali in miglioramento. “Il leverage è basso, ci sono stati molti rifinanziamenti, i tassi di insolvenza sono bassi e dovrebbero diminuire anche l’anno prossimo”, aggiunge. Il quadro tecnico è altrettanto favorevole: offerta in calo, domanda in aumento. Una combinazione che difficilmente si vede in altri segmenti obbligazionari. Le prospettive per i titoli in valuta forte oscillano “tra il 5% e il 10%”, mentre paesi come Turchia e Brasile restano tra i più interessanti, il primo sia sul fronte governativo sia su quello corporate, il secondo soprattutto sul lato societario.
Parallelamente, nei mercati sviluppati il 2026 potrebbe diventare l’anno del “ritorno alla rendita”. Felipe Villarroel, gestore di TwentyFour Asset Management, spiega che con spread compressi e curve governative già cariche di attese sui tassi, sarà il carry (e non il prezzo) a determinare la performance. “I portafogli a reddito fisso possono offrire rendimenti molto interessanti con rischi di credito e di duration limitati, visto quanto sono alti i rendimenti”. La preferenza va ai titoli corporate con rating elevato, ai finanziari e ai CLO, mentre i governativi restano indispensabili per la liquidità e per la protezione nei periodi di stress. In un mercato che entra in una fase di complessità strutturale, Vontobel racconta una strategia che si adatta a un mondo in cui la crescita sarà meno uniforme, la tecnologia più polarizzante e le obbligazioni più generose. Il nuovo anno, insomma, non sarà semplice. Ma potrebbe essere interessante, per chi saprà guardare nel posto giusto.
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