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Dopo Williams, anche Waller si esprime a favore di una sforbiciata. E il Cme FedWatch Tool assegna a questo scenario una probabilità di oltre il 75%. Ma il Fomc è al buio e ogni soluzione resta sul tavolo
Mentre per la Federal Reserve, costretta dallo shutdown a navigare a vista, la riunione del prossimo 9-10 dicembre si preannuncia complicata, i mercati stanno diventando sempre più ottimisti. A riaccendere le speranze di un taglio natalizio sono stati due governatori del Fomc, John Williams e Christopher Waller, che hanno espresso chiaramente la loro posizione dovish. L’effetto tra gli investitori è stato immediato, non soltanto per quanto riguarda gli indici di Wall Street: il Cme FedWatch Tool, infatti, assegna ora più del 75% di probabilità all’ipotesi di un’ultima sforbiciata dell’anno, contro il 40% circa di giovedì scorso.
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Williams e Waller spingono per un taglio
Il primo ad esprimersi è stato, venerdì, il governatore della Fed di New York Williams, che è membro votante permanente e vicepresidente del Fomc. “Vedo la politica monetaria moderatamente restrittiva” e dunque “c’è spazio per un ulteriore aggiustamento nel breve termine”, ha detto nel corso di un intervento. Per il banchiere centrale, infatti, la Fed è ora “fortemente focalizzata sul bilanciamento dei rischi al ribasso per l’obiettivo di massima occupazione e di quelli al rialzo per la stabilità dei prezzi”. Ma la sua valutazione è che i primi siano aumentati, “in quanto il mercato del lavoro si è raffreddato”, mentre i secondi si siano “leggermente attenuati”. A suo parere, quindi, un taglio dei tassi avvicinerebbe la stance “all’intervallo neutrale”, mantenendo l’equilibrio tra i due obiettivi dell’istituto centrale, ovvero la stabilità dei prezzi e la piena occupazione.
Sulla stessa lunghezza d’onda il collega Waller, intervenuto tre giorni dopo a Fox Business Network. “La mia preoccupazione riguarda principalmente il mercato del lavoro, in relazione al nostro doppio mandato. Quindi propongo un taglio dei tassi alla prossima riunione”, ha scandito, sottolineando come gli ultimi dati suggeriscano un’occupazione ancora debole. Per il banchiere centrale è sensato che la Fed segua un approccio ancor più ‘meeting-by-meeting’, cioè prudente e basato sui dati, a partire da gennaio, quando si avranno a disposizione più dati economici aggiornati. Anche se, a suo parere, lo scenario più probabile rimane quello in cui la crescita dell’occupazione resterà debole e il tasso di disoccupazione aumenterà.
Ma la Fed è sul buio
Il problema del prossimo meeting è insomma proprio la mancanza di informazioni cruciali per decidere la linea da seguire. Le agenzie statistiche governative hanno infatti bisogno di settimane per recuperare il lavoro accumulato durante i 43 giorni di shutdown. Gli ultimi numeri disponibili sul mercato del lavoro sono quelli di settembre, che oltre ad essere in chiaroscuro sono ormai datati, mentre quelli di novembre verrano resi noti solo il 16 dicembre, una settimana dopo la riunione del Fomc. Stesso discorso per i prezzi al consumo di novembre, la cui pubblicazione è attesa per il 18. I report di ottobre invece, sia per l’inflazione che per l’occupazione, non saranno pubblicati. Vista l’assenza di statistiche affidabili, è facile quindi prevedere che le spaccature all’interno del board emerse dai verbali dell’ultima riunione di fine ottobre si riproporranno senza modifiche sostanziali. Da un lato, i falchi continueranno a sostenere che un’inflazione ancora oltre il target non può permettere ulteriori allentamenti, pena la possibile risalita dei prezzi. Dall’altro le colombe insisteranno nel puntare l’attenzione sulle difficoltà dell’economia a stelle e strisce, ricordando che un intervento tardivo potrebbe rivelarsi inutile. Sui mercati, manco a dirlo, l’attenzione è ai massimi, con la linea dovish data in netto vantaggio.
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