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Nel processo di selezione del gestore la valutano 3 fondi su 4. E la presenza di un team di analisi Esg può essere decisiva. Il fattore più importante? La “S”
Da plus a prerequisito. Per i fondi pensione l’Esg identity di una Sgr non è più solo uno dei tanti fattori da valutare nella fase di selezione del gestore dei propri investimenti, ma è ormai diventata una vera discriminante. Tanto che la presenza di un team di analisi dei fattori ambientali, sociali e di governance fa la differenza.
La svolta emerge da un sondaggio realizzato da ET.Group – The ESG knowledge company, think tank specializzato in sostenibilità e ideatore del salone.SRI, e Assofondipensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali. Dai risultati dell’indagine, che ha coinvolto 25 fondi, risulta infatti evidente che non sono più solamente le scelte dei consumatori e degli investitori individuali a prendere in considerazione i fattori legati alla sostenibilità, ma anche quelle degli investitori istituzionali. Investitori in grado, visto appunto il loro peso specifico, di incidere profondamente sul settore e sulla società.
E non si tratta solo di un allineamento alla regolamentazione. Tre fondi pensione su quattro (il 75%) valutano l’Esg identity dei gestori in fase di selezione della controparte a cui affidare la gestione dei propri investimenti. Un dato che dimostra come non sia più sufficiente proporre semplicemente un’offerta di prodotti sostenibili, ma che quest’ultima debba essere accompagnata da un parallelo sforzo per allineare alle migliori pratiche di sostenibilità la struttura interna.
Il concetto di Esg identity, infatti, raggruppa l’insieme degli elementi distintivi di un soggetto, a partire dalla sua struttura organizzativa (la governance) per arrivare alla coerenza e consistenza Esg della sua offerta al mercato, passando per le modalità con cui il soggetto pensa (la cultura aziendale Esg) e si impegna sul fronte sostenibile (il suo scopo Esg).
Da notare poi che tutti i fondi pensione che effettuano una profilazione Esg dei gestori prendono in esame il know-how interno di quest’ultimi, ossia la presenza di un team di analisi Esg. Tra i fondi che hanno un processo di profilazione dei gestori, poi, il 62% analizza l’offerta complessiva, mentre poco più della metà degli stessi si concentra anche sull’attività di engagement delle proprie potenziali controparti.
Venendo ai singoli fattori che compongono l’acronimo, l’82% dei fondi pensione che hanno definito una policy di investimento Esg ritiene che gli aspetti sociali (la “S”) siano quelli più importanti mentre il 64% dà maggiore importanza a quelli ambientali (la “E”), in calo rispetto ai due anni precedenti. Lo stesso vale per la governance (“G”), scesa al 27%.
“L’indagine non solo conferma, ma anzi rafforza, la consapevolezza che l’identità Esg dei soggetti che operano nel mondo del risparmio gestito sia fondamentale per emergere in un mercato sempre più affollato, in cui distinguere tra reale commitment EsgG e semplice greenwashing è diventato una vera e propria sfida”, sottolinea Luca Testoni, fondatore del salone.SRI.
Anche per Salvatore Casabona, segretario di Assofondipensione, i risultati della survey evidenziano chiaramente l’accresciuta attenzione dei fondi pensione negoziali alle tematiche Esg, attraverso l’adozione di strategie di policy specifiche sugli investimenti, con particolare focus agli aspetti sociali.
“Risulta inoltre più diffusa la valutazione dell’identità Esg dei gestori finanziari con la consapevolezza che l’integrazione dei fattori Esg nei processi di investimento consente di gestire più efficacemente il rischio – fa notare Casabona -. Assofondipensione ha supportato costantemente i propri associati nelle attività di adeguamento alla normativa di settore e nella diffusione graduale dell’esercizio delle attività di engagement”.
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